Ormai neanche noi appassionati NBA sappiamo più trovare delle parole adatte per descrivere una situazione che appare sempre più irreale. Quella che a inizio stagione doveva essere la squadra super favorita al titolo, adesso sta navigando in un vortice senza fine, e deve stare ben attenta a guardarsi le spalle, per evitare ulteriori disastri. La fotografia dei Los Angeles Lakers dopo la sconfitta di questa notte per 105-102 nel derby cittadino contro i Clippers è quella di una squadra senza identità, senza un preciso stile di gioco, e soprattutto senza un vero head-coach, capace di dire la sua e di assumersi le proprie responsabilità in un momento così complicato. Perché se ad inizio anno poteva reggere la scusa dei problemi di ambientamento di un roster quasi completamente nuovo, adesso tutto ciò non sta davvero più in piedi, e la dirigenza dovrebbe davvero chiedersi se sia giusto e rispettoso per i tifosi e per la gloria della squadra più titolata della NBA andare avanti così.
Carmelo Anthony: “Era una partita da vincere”
Da questa semplice frase post-partita di Melo si può dedurre che l’unica parola adatta a descrivere questi Lakers sia caos, dentro e fuori dal campo. Ma a maggiora ragione, dopo le molto discusse dichiarazioni rilasciate da LeBron James durante l’All-Star Game, in cui era trapelata la notizia che il numero 6 volesse di nuovo far ritorno nella sua Cleveland, ci si aspettava una ben diversa reazione da parte sua e di tutta la squadra. Ma invece nulla è cambiato, e ciò è davvero preoccupante.
In attacco palla a mano a LeBron, con delle spaziature inesistenti e al limite del ridicolo, sperando che tiri fuori qualcosa dal cappello con le sue giocate individuali. Poi certo, quando hai in squadra uno dei maggiori fenomeni della storia della pallacanestro, qualcosa riesce sempre a venire a galla, ma la storia non può andare avanti così. Anche stanotte il re è stato in campo ben 36 minuti (a 37 anni suonati), mettendo a referto 21 punti, 11 rimbalzi, 1 recupero e 1 stoppata, ma è apparso svogliato e sottotono, e tutto ciò ha influito non poco sulla sua non brillante serata al tiro (6 su 18 totale, con 2 su 8 dall’arco). Ma al di là di questo, è evidente che senza Anthony Davis (nuovamente ai box e senza una data di ritorno certa) questa squadra non giri e non riesca a produrre nulla di significativo, soprattutto nel pitturato e dal perimetro. Russell Westbrook non riesce a dire la sua, ed è ormai evidente che stia risultando quasi più un peso che una reale risorsa. Ma ciò poteva e doveva essere evidente fin da inizio stagione, quando la società gialloviola avrebbe dovuto immaginare che due giocatori completamente ball-dominant come lui e LeBron non avrebbero mai potuto convivere facilmente insieme.
the Clippers have now won 31 of the last 38 against the Lakers pic.twitter.com/CXL5TopEyJ
— SB Nation (@SBNation) February 26, 2022
In una partita molto equilibrata, i Clippers hanno allungato tra il primo e il secondo parziale, prima di farsi riprendere e superare dai rivali nel terzo. Ma, durante un ultimo quarto in cui le due squadre si sono ritrovate quasi sempre punto a punto, alla fine la squadra di Tyronn Lue è riuscita a spuntarla, grazie a un decisivo canestro in fade-away di Marcus Morris a 40 secondi dalla sirena finale
Ma un episodio molto dubbio a 30 secondi dalla fine ha lasciato i Lakers esterrefatti. Con il punteggio di 103-102 per i Clippers, dopo un tiro sbagliato da Westbrook, LeBron ha cercato di salvare il pallone prima che uscisse. Tuttavia Robert Covington, pur riuscendo a recuperare la palla, aveva i piedi fuori campo. Dunque rimessa in attacco per i Lakers, con Vogel ha chiamato un time-out per organizzarla quando mancavano 9 secondi per concludere l’azione d’attacco, ma i Clippers hanno contestato la chiamata, sostenendo che la palla fosse già uscita prima che James riuscisse a salvarla. Gli arbitri hanno dato ragione agli ospiti, consegnandogli anche l’azione. Tuttavia i Lakers hanno contestato il fatto che che potessero chiamare un challenge per una giocata precedente quando l’azione era continuata e che i due momenti non fossero collegabili. “Tutto ciò ha influito non poco, queste regole non hanno davvero senso” dichiara James a fine partita “Non ho mai visto nulla di simile” Ma, successivamente, una violazione degli 8 secondi commessa dai Clippers per superare la metà campo ha riconsegnato la palla ai gialloviola. Tutta questa confusione finale non deve però a mio avviso distogliere lo sguardo dalla reale prestazione dei padroni di casa, ancora una volta gravemente insufficiente. L’unico a salvarsi resta Carmelo Anthony, autore di 18 punti con un 7 su 14 totale al tiro, mentre Russell Westbrook continua a viaggiare nel buio. “Cerchiamo di non dare troppa attenzione ai media, come fate voi” dichiara Frank Vogel a fine partita “Siamo contenti di essere tornati in campo e abbiamo 24 partite per invertire la rotta, ma non dobbiamo preoccuparci”. Parole pronunciate con un tono quasi stizzito, e che confermano ancora una volta la sua inadeguatezza nel guidare una squadra simile.
Ma adesso la preoccupazione si è spostata tutta su LeBron James, che secondo diversi insider NBA non sarebbe contento della gestione della società dei Lakers e mediterebbe di voler concludere la carriera altrove. Il suo contratto scadrà nel 2023, ed è per questo che Rob Pelinka e Jeanie Buss, rispettivamente general-manager e presidente dei gialloviola, hanno incontrato negli scorsi giorni Rich Paul, agente del Re, per discutere sulla situazione e cercare di convincere il numero 6 a rimanere ancora a Los Angeles. “Le mie parole all’All-Star Game sono state mal interpretate”. Queste le conclusioni del diretto interessato.


