Una lesione al menisco di un ginocchio mette fuori gioco per il resto della stagione lo storico arbitro della NBA, Joey Crawford, giunto al suo trentanovesimo anno di arbitraggio.
A differenza di un altro originario di Philadelphia, l’elmetto (soprannome dell’arbitro), non avrà il suo tour d’addio. Ha parlato alla stampa, rilasciando le seguenti dichiarazioni: “Sono stato fortunato per oltre 30 anni di carriera. Non ho avuto grossi problemi fisici ma negli ultimi due anni ho avuto degli infortuni e quindi ci puoi fare poco, tiri avanti e speri di resistere a lungo. Adesso è semplicemente il momento di lasciare, è il turno di qualcun altro. Mi mancherà il gioco e le persone che lavorano nella NBA: sia colleghi che i giocatori; molti di questi mi hanno chiamato dicendomi di tornare anche solo per un quarto di una partita, o facendomi i complimenti e gli auguri per il futuro”.
Si parla già di un suo possibile inserimento nella Hall of Fame, come il celebre collega Dick Bavettanei playoff è il recordman assoluto con 374 e nelle Finals con 50 partite collezionate è secondo di sempre dopo Mendy Rudolph.
Il 64enne nativo della Pennsylvania è entrato nella lega nel lontano 1977 all’età di 26 anni, figlio di un arbitro MLB si è da subito appassionato alla carriera. Nella sua longeva carriera è stato coinvolto in problemi legali, ad esempio nel 1998 era tra gli 8 arbitri condannati per falsificazione di dichiarazioni fiscali, reintegrato poi nella stagione del lockout. Nell’aprile del 2007 fu responsabile di un famoso tecnico a Tim Duncan, reo di ridere in panchina, e successivamente il 21 in nero argento chiese spiegazioni e la risposta fu “vuoi combattere?”, dopo questo avvenimento fu mandato a dei colloqui con il dottor Joel Pesce, per imparare a gestire certe situazioni. Riguardo al caso Duncan, l’arbitro ha recentemente detto:“Come commento quell’episodio? E’ stata colpa mia, posso dire questo, sono stato molto meglio negli ultimi 8-10 anni di carriera, rispetto ai miei primi 30“.

Joey Crawford e Tim Duncan, che dopo il loro “caso” si sono chiariti pacificamente.
Il futuro di Joey sarà probabilmente al replay center di Secaucus, dove ha lavorato già per circa 8 volte durante gli ultimi tempi. Chissà se potrà mai chiamare un ultimo tecnico per chiudere la carriera, la prospettiva sembra improbabile, ma lui per quanto esuberante va ricordato come non solo un personaggio stravagante, ma come uno straordinario arbitro, professionista come pochi e longevo come pochissimi. Kobe Bryant e, probabilmente, altri campioni smetteranno quest’anno, ma non dimentichiamoci di un altro grande di questo sport che ha deciso di appendere le proverbiali scarpe al chiodo: Joey Crawford, l’elmetto.

