Il mercato NBA è arrivato, finalmente, alla tanto agognata, soprattutto negli ultimi due giorni, “Deadline”. Alle 21, infatti, è terminata ufficialmente la possibilità per le franchigie americane di modificare i propri roster.
Uno dei protagonisti principali di questi ultimi giorni di mercato è stato sicuramente Reggie Jackson, ormai ex-point guard degli Oklahoma City Thunder, che la scorsa estate aveva espressamente richiesto ai Thunder di partire in quintetto . Non essendo stato accontentato, il 24enne ha fatto sapere a Sam Presti, General Manager dei Thunder, tramite il suo agente Aaron Mintz, di non voler rinnovare il suo contratto, ancora soggetto alla rookie-scale e quindi con la possibilità di diventare un restricted free agent a fine anno. Jackson non ha voluto rischiare di poter restare ancora in Oklahoma e la dirigenza ha accontentato le sua richiesta di cessione.
Dopo mille voci di mercato, l’accordo è arrivato, anche se la destinazione è stata un po’ sorprendente: infatti, dopo esser stato per tutto il pomeriggio vicinissimo ai Brooklyn Nets, nella trade che avrebbe dovuto coinvolgere Brook Lopez, i Thunder hanno formalizzato, forse non convinti del tutto dal centro dei Nets, una trade a tre con gli Utah Jazz e i Detroit Pistons. Jackson andrà ai Pistons, con il compito di coprire il vuoto di playmaker titolare, lasciato libero dopo l’infortunio di Brandon Jennings. Oltre Reggie, i Thunder hanno ceduto anche il centro Kendrick Perkins agli Utah Jazz, ottenendo però allo stesso tempo Enes Kanter e Steve Novak dalla franchigia di Sant Lake City e Kyle Singler e DJ Augustin dai Pistons.

Ecco il riepilogo della Trade che ha coinvolto i Thunder, che hanno costruito una panchina affidabile.
Insomma sicuramente la perdita di Jackson per la franchigia di Durant rappresenta un duro colpo, anche se è necessario ribadire che il giocatore aveva già avuto alcuni screzi con l’allenatore Brooks e manifestava spesso la sua intolleranza a partire dalla panchina, soprattutto dopo l’arrivo di Dion Waiters. Stava viaggiando a una media di 12.4 punti, 4.2 assist e 4 rimbalzi, cifre che avevano ridimensionato il suo impatto nella squadra, soprattutto confrontate con quello che era stato in grado di fare nella prima parte di stagione, quando i Thunder erano privi di Durant e Westbrook e Jackson viaggiava a 20.8 punti e 7.8 assist di media, cifre di ben altro livello, ma facilitate dall’assenza delle due superstar. Quindi non resta che vedere se, in un altro contesto, Jackson riuscirà a dimostrare di valere di più, magari sognando un processo di crescita alla James Harden, che dopo aver lasciato Oklahoma ha fatto ricredere tutti riguardo il suo reale potenziale. D’altra parte, però, Sam Presti è riuscito ad ottenere il massimo da una situazione svantaggiosa: il GM di OKC ha ricostruito una panchina che con Augustin, Singler e Waiters diventa di primo livello e in grado di poter contribuire alla lotta Playoff.
Per NBA Passion, Giuliano Granata (@xstrongfanLAL su Twitter)









