E’ come un déjà-vu.
NBA Finals 2013 gara 6: gli Spurs sono avanti di 3 a pochi secondi dalla sirena che avrebbe significato l’ennesimo anello dell’era Duncan-Popovich. Palla Heat, Spoelstra chiama uno schema per un tiro da tre di Lebron, che però sbaglia. Sembra finita lì la serie, ma gli Spurs incredibilmente sbagliano gli accoppiamenti a rimbalzo e la palla rimane a Miami con Bosh che riesce a trovare Ray Allen nell’angolo per pareggiare la partita e andare all’overtime.
In quel preciso istante sembrava tutto finito in casa San Antonio: partita (e serie) perse in quel modo sono un ricordo indelebile per tutti i giocatori, per tutto lo staff e per tutti i tifosi degli Spurs.
Ma Duncan e compagni sono più forti di tutti i brutti ricordi, più forti di tutte le critiche per una partita buttata al vento e, grazie ad una grandissima voglia di rivincita, rieccoli lì, a rigiocarsi la finale l’anno dopo, proprio contro chi li aveva sconfitti, ma questa volta non c’è storia. Gli Spurs fanno vedere il più bel Basket che abbiano mai giocato, spazzando via in 5 partite i Miami Heat e vincendo il loro quinto anello.
NBA Playoff 2015 1° turno gara 7: questa volta siamo nella città degli angeli, a Los Angeles, per una delle partite più belle dell’intera storia dei playoff NBA. I San Antonio Spurs e i Los Angeles Clippers danno vita ad una serie fantastica con continui ribaltamenti di pronostico e di punteggio. Gli Spurs, come sempre guidati da un immenso Tim Duncan, autore di una serie da 17.9 punti e 11.1 rimbalzi a partita, hanno avuto tanti problemi di infortuni durante tutta la stagione e sono arrivati ai playoff con Parker a mezzo servizio e Tiago Splitter non in perfetta forma, ma sono comunque lì a giocarsi l’accesso al secondo turno dei playoff della conference occidentale.
A pochi secondi dalla sirena il punteggio è 109 pari, time-out Clippers per disegnare il gioco che sarebbe valso la vittoria della serie; palla a Paul e isolamento contro Green, che regge bene la sua penetrazione e chiama l’aiuto di Duncan. Paul però, nonostante l’infortunio patito all’adduttore della gamba destra durante la partita, è bravissimo a segnare il canestro decisivo.
Ancora una volta gli Spurs ripiombano in uno stato di disperazione, perdono ancora le loro possibilità di giocarsi il titolo sulla sirena per colpa di un tiro “impossibile”.
La stagione finisce con tanti dubbi: il roster è pieno di giocatori in scadenza di contratto, Duncan e Ginobili molto probabilmente si ritireranno, Parker è sempre acciaccato… sembra finita ancora una volta. Serve una svolta.
I primi segnali si sono avuti quando al draft gli Spurs hanno scartato R.J. Hunter, poi finito ai Celtics, per prendere il semi-sconosciuto Nikola Milutinov, centro serbo del Partizan Belgrado, in modo da non appesantire il salary cap della franchigia.
Infatti a San Antonio stavano pianificando di puntare tutto sulla free agency, alla quale si affacciavano grandi nomi quali Lamarcus Aldridge e Marc Gasol.
Proprio sul primo di questi R.C. Buford e Gregg Popovich hanno deciso di puntare forte e, battendo la concorrenza degli agguerriti Phoenix Suns, sono riusciti ad aggiudicarselo facendogli firmare un contratto da 4 anni per un totale da 80 milioni di dollari, dovendo però scambiare Tiago Splitter agli Hawks per liberare spazio salariale.
Ma le notizie più importanti sono arrivate subito dopo: Duncan e Ginobili hanno deciso di non ritirarsi e di giocare almeno un altro anno!
Inoltre Popovich & Co. sono riusciti a mantenere in squadra tutti i loro free agents, ad eccezione di Marco Belinelli e Cory Joseph, e ad aggiungere al roster anche un altro “pezzo da 90” come David West, che ha rinunciato ai 12 milioni di dollari offerti dai Pacers pur di firmare per gli Spurs al minimo salariale.
Hanno poi rafforzato la panchina con giocatori quali Ray McCallum, arrivato via trade dai Sacramento Kings, Jonathon Simmons, dalla D-League (dopo una buonissima Summer League), Jimmer Fredette, preso dai Pelicans, e Boban Marjanovic, giunto dal mercato europeo.
San Antonio potrà contare anche sulla crescita del difensore dell’anno Kawhi Leonard e dell’ormai ex rookie Kyle Anderson.
Bisogna capire come Popovich riuscirà a inserire Aldridge e West nelle rotazioni e negli schermi Spurs: Aldridge, come dichiarato recentemente da Ettore Messina (confermato come assistant coach), giocherà sicuramente da 4 sfruttando i pick ‘n roll e pick ‘n pop con Parker, il quale ne trarrà enormi benefici, grazie alla capacità di Lamarcus di aprire il campo e quindi creare spazi per i compagni.
C’è grande curiosità anche di vedere in che modo verrà impiegato David West: giocherà da 4 a fianco di Diaw nella second unit? Vedremo mai un quintetto con Aldridge e West insieme? Popovich schiererà mai un quintetto piccolo con West da 5? Sono domande a cui potremo rispondere solamente a partire da Ottobre, quando finalmente rinizierà la regular season.
Sarà anche interessante continuare a seguire gli enormi miglioramenti di Leonard, soprattutto per quanto riguarda l’attacco, con le sue percentuali di tiro in crescita dal mid-range.
Quella che si prospetta all’orizzonte sarà una stagione con un solo obiettivo: vincere l’anello, tornare sul tetto del mondo ancora una volta, forse veramente l’ultima per i mostri sacri Tim Duncan e Manu Ginobili.
Scongiurando infortuni e problemi fisici, è un traguardo tranquillamente raggiungibile da questa squadra, che, come ha sempre dimostrato nell’era Duncan-Popovich, possiede tutte le carte per rialzarsi e per dar fastidio ad ogni altra franchigia della lega.
Per NBA Passion,
Giuseppe Fagnani



