La NBA si sa, è fatta di stelle, gregari, seconde linee ma anche di molti giocatori che per un motivo o per l’altro non sono riusciti sinora ad esprimere al massimo le proprie potenzialità. Alcuni sono stati eliminati dai playoff, altri stanno già lavorando in vista della prossima stagione, ma tutti hanno bisogno di migliorare il loro gioco personale o estendere le proprie prestazioni personali in un successo di squadra. Andiamo ora a scoprire due giocatori ed i motivi per i quali non sono riusciti ad esprimere tutto il loro potenziale:
Anthony Davis – PF, New Orleans Pelicans:
Pur rimanendo uno dei giovani più promettenti della lega, Anthony Davis è uno di quei giocatori che ha bisogno di tornare alla ribalta, di un cambio di rotta improvviso. Nonostante le sue statistiche personali siano molto buone (siamo circa a 24 punti e 10 rimbalzi di media, con il career high fatto registrare in questa stagione di 59 punti), Anthony Davis ha perso la parte finale della stagione a causa di un infortunio. Le aspettative su The Unibrow ad inizio stagione erano tali da far credere a molti che potesse essere un candidato all’MVP della Regular Season, e che avrebbe potuto dare una chance in più ai suoi Pelicans in ottica post-season. Così purtroppo non è stato, la parte finale della Regular Season 2015/16 è stata disastrosa per i ragazzi di Alvin Gentry, che hanno dovuto fronteggiare molti problemi di infortuni.
E’ vero che dovrebbe essere interesse della dirigenza Pelicans dare dei compagni di squadra adeguati a Davis, ma è altrettanto vero che perchè Davis esprima le sue doti al massimo Gentry ha bisogno di averlo in campo, e purtroppo così non è. Nei suoi 4 anni di carriera, Anthony Davis ha perso almeno 10 gare a stagione a causa di infortuni. Nella stagione 2014-15 i Pelicans erano considerati una franchigia da playoff, ma nella stagione appena conclusa hanno vinto solo 30 gare.
James Harden – SG, Houston Rockets:
E’ vero che la guardia dei Rockets si è qualificato per la post-season, ma questo non lo esclude dalla lista dei giocatori che devono maturare. Dopo essere finito secondo nella classifica dell’MVP 2014/15 dietro al solo Stephen Curry, nella stagione appena conclusa Harden non è riuscito nemmeno ad entrare nei primi tre quintetti All-NBA. A dispetto delle cifre realizzate in stagione (medie di 29 punti, 6 rimbalzi, 7 assist a partita), che lo rendono tutt’ora uno dei giocatori più produttivi nella metà campo offensiva in tutta la lega, i continui problemi a trovare la cosiddetta chimica di squadra (che hanno anche portato all’esonero dell’ex head coach Kevin McHale) e qualche screzio di troppo con Dwight Howard, hanno fatto si che Harden non sia riuscito a portare la propria franchigia oltre il primo turno dei playoff.
Ora che Howard è finito ad Atlanta, soprattutto dopo la decisione della dirigenza Rockets di assumere alla guida della franchigia Mike D’Antoni, Harden dovrà adattarsi alle nuove esigenze della squadra (compresa la necessità di curare un po’ di più il lavoro nella metà campo difensiva) e dovrà dimostrare di avere la stoffa per portare in alto la propria franchigia.

