Stranamente quando si parla di storia, ci si affeziona a dei giocatori in particolare, ma spesso non tanto per le abilità sul campo o non solo, magari anche per carisma e personalità, ma John Havlicek è difficile che venga menzionato, in quanto silenzioso e taciturno, un professionista elementare che aveva una vita regolare fuori dal campo con un quoziente intellettivo cestistico sopraffino, tutti fattori che purtroppo hanno sempre fatto poca notizia.
L’eleganza, la pulizia del gioco se dovessimo riassumere in poche e spicciole parole la grandezza del leggendario Havlicek, bandiera dei Boston Celtics anni sessanta e settanta.
Gli inizi: fra football e basket di John Havlicek
Predisposto sin dalla giovine età agli sport di squadra, diviene una star di Ohio State sia nel basket che nel football, arrivando alle finali Ncaa vinte nel 1960. La scelta da parte dei Celtics nel ’62 e nello stesso momento quella dei Cleveland Browns, lo portarono ad optare per il football, partecipò al training camp ma tornò sui suoi passi e decise di cambiare optando per l’NBA a partire dal 1963.
Carriera: Celtic for life, John Havlicek

Passaggio di testimone: Bill Russell (a destra) to John Havlicek (a sinistra)
Grazie alla voglia continua di migliorarsi e il carattere ostinato, John lavorò sul tiro e arrivò a 19 punti di media nell’annata successiva.
Le statistiche aumentarono esponenzialmente di anno in anno, partendo dai punti realizzati, passando per i rimbalzi e finendo con gli assist: divenne uno dei primi giocatori cosiddetti all-around, capaci di farsi sentire in qualsiasi situazione di gioco, scalando le gerarchie dei Celtics.
Attaccava il ferro con una semplità da manuale e chiudeva tirando tra i difensori grazie al fisico possente, che rendeva difficile il lavoro dei suoi diretti marcatori.
Il ciclone Havlicek si abbattè sui campi da basket all’improvviso, ala piccola con una mano delicatissima, difesa di alto livello,i quattro anelli nelle prime quattro stagioni furono quasi una pura formalità, uno dei record migliori di tutti i tempi non soltanto nella storia del basket ma dello sport in generale.
Attualmente riveste la tredicesima posizione nella classifica marcatori, considerando che non era neanche presente la linea dei tre punti inserita nel 1979, due anni dopo il ritiro. E’ da considerare un traguardo notevole. La media stagioni giocate-titoli vinti è impressionante, 16 stagioni e un ammontare di 8 trofei, praticamente uno ogni due anni, carriera a dir poco eccelsa. Meriterebbe certamente più giustizia da parte degli appassionati, un fuoriclasse è un fuoriclasse.

