Enes Kanter non si è mai divertito a giocare nella NBA; almeno fino alla sua cessione ai Thunder. Infatti, secondo quanto riportato da Mike Sorensen del Desert News, il turco avrebbe dichiarato “Credo che non sia stata una frustrazione di una-due partite; è stata una frustrazione durata tre anni e mezzo. Non andava bene niente, niente mi piaceva e di conseguenza non ero spronato a portare sul parquet il 100% di ciò che era nelle mie corde. La differenza è che giocare a Oklahoma City mi piace, questa è la cosa importante. Non mi è mai veramente piaciuto giocare a pallacanestro prima, durante la mia carriera. Questa è la prima volta che sento di giocare per la mia squadra, per i tifosi, per i miei compagni di squadra, per i miei allenatori, per tutti”.
Il centro ha passato tutta la sua carriera NBA coi Jazz prima di essere ceduto a Okc durante la deadline dello scorso febbraio; la scorsa notte , il suo ritorno da avversario a Salt Lake City, dopo queste dichiarazioni avvenute appena dopo lo shootaround mattutino, è stato accolto – come ci si poteva aspettare – con intensissimi “buuuuh” dai suoi ex-tifosi, sollecitati, tra l’altro, dallo stesso Kanter.
Certo, le cifre vanno di pari passo con le parole: career high in punti (17,6), rimbalzi (10,8) e percentuale dal campo (56,7%) in un totale di 16 partite in maglia Thunder. Una pecca però è il plus minus: Okc va infatti meglio quando Kanter è seduto in panchina rispetto a quando è in campo.
Da apprezzare sicuramente l’onestà del classe ’92, forse un po’ meno la sfacciataggine nel calcare la mano col pubblico; ma questo fa parte del gioco, da sempre. Certo, le vere ragioni che lo hanno portato ad avere queste opinioni sulla franchigia dello Utah sono tuttora ignote, o quantomeno ambigue e quindi discutibili. Quello che è indiscutibile, invece, è il talento del n° 34, indispensabile in questo momento alla sua nuova squadra –plus o minus che sia – per rimanere aggrappati a quei Playoff che, ora ufficialmente, dovranno essere affrontati senza l’aiuto dell’MVP in carica.
Per NBA Passion, Nicola Siliprandi.


