La scelta di Kevin Durant ha avuto un impatto mediatico e non solo sulla lega incredibile, secondo solo a LeBron James con il suo passaggio ai Miami Heat.
Impatto mediatico dicevamo, impatto a livello di gioco di squadra: Kevin Durant ha reso praticamente una macchina perfetta (salvo qualche piccolo passo falso) una squadra che era già ai limiti della perfezione (73 vittorie record assoluto). Il #35 ha mutato il suo gioco, si è adattato ai compagni di squadra, lasciandosi alle spalle gli Oklahoma City Thunder ed il suo ex amico Russell Westbrook.
I numeri parlano per lui: 37.8 minuti in campo ad OKC, 34.3 ai Warriors di media in stagione. Il minutaggio è calato del 9.3%, numero non da poco, vista la forza di Golden State in grado di avere rotazioni molto lunghe e di chiudere i match già a fine terzo quarto.
I punti? In calo anche quelli. Da 27.4 a 25.7 prima della pausa per l’All Star Game: -6.2%.
Migliorano invece assist, con un +29.7%, da 3.7 a 4.8 e i rimbalzi con le stoppate: rispettivamente da 7 ad 8.3 e da 1 a 1.7. Stesso identico numero invece per le palle rubate, 1.2 come si vede dal grafico sottostante.
A cambiare è anche e soprattutto la percentuale dei suoi tiri: 48.3% ad OKC contro il 53.5% dal campo con Golden State.

In una stagione ha dimostrato quando sia adattabile Kevin Durant a più sistemi di gioco: quello bitematico degli Oklahoma City Thunder, con Russell Westbrook e quello invece corale ed arioso dei Warriors di Steve Kerr. Quale è il KD migliore? Impossibile dirlo, noi intanto ci godiamo entrambi.

