Dopo quasi settant’anni di sconfitte in tutti e tre i principali sport nazionali americani, in questa stagione la città di Cleveland ha potuto festeggiare un titolo, i Cavaliers si sono laureati campioni NBA per la stagione 2015/2016….Miracolo in Ohio!
C’era solo una persona in grado di rendere possibile tutto questo, un figlio dell’Ohio che 32 anni fa nasceva ad Akron, una cittadina a meno di cinquanta chilometri da Cleveland, meglio conosciuto come Lebron James o King James, se preferite.
Lebron James: il destino di un Re
James ha avuto un infanzia a dir poco complicata, la sua era una delle famiglie più disagiate della città e come se non bastasse, la madre era stata costretta crescerlo da sola. Durante il liceo, però, Lebron si distinse per il suo fisico statuario, il suo formidabile talento e la sua grandissima passione per la pallacanestro; ben presto tutte queste enormi qualità avrebbero cambiato le sorti della sua vita e di quella di mamma Gloria.
Infatti, nel 2003, James è stato draftato dai Cleveland Cavaliers come prima scelta assoluta ed è stato l’ultimo giocatore della storia a passare direttamente dalla High School alla NBA. Proprio con la franchigia “di casa” è riuscito a raggiungere le finali NBA nel 2007, perdendo però la serie per 4 a 0 contro i San Antonio Spurs che in quel momento erano nettamente la squadra più forte, mentre i Cavaliers non erano una squadra da titolo, nonostante la presenza del Re, che nel frattempo si era guadagnato, più che meritatamente, un paio di premi come MVP.
Nel 2010 ha deciso di trasferirsi agli Heat e in quel di Miami, nonostante le moltissime critiche che gli sono piovute addosso per la scelta di lasciare i Cavaliers, è riuscito a vincere il tanto ambito anello per due volte; il suo cuore, però, era ed è sempre rimasto fedele a Cleveland e così nel 2015 è tornato a casa con la promessa che avrebbe fatto di tutto per portare un titolo nella sua città.
Nella stagione 2014/2015 i Cavaliers, guidati dal Re, sono arrivati ad un passo dalla vittoria perdendo con i Golden State Warriors nelle Finals, mentre nella stagione successiva, ovvero la scorsa, sono riusciti a compiere il miracolo.
Missione compiuta
King James ha alzato il Larry O’Brien Trophy nel cielo di Cleveland, davanti a qualcosa come un milione di persone che si sono riversate in ogni angolo delle strade, nel senso più letterale del termine, per assistere ai festeggiamenti. Un evento unico e indimenticabile per una città che aveva conosciuto solo il gusto amaro della sconfitta e che, per la prima volta, si è trovata sul tetto del mondo.
Il Prescelto si è caricato sulle spalle l’intera squadra e l’ha guidata verso la storia; è riuscito a scrollarsi di dosso il peso delle persone che non lo credevano in grado di vincere un titolo con Cleveland, si è allenato ogni singolo giorno e ha dato tutto ciò che aveva per raggiungere questo obiettivo.
Certo, al suo fianco c’è stato un immenso Irving, un buono, anche se altalenante Love ed un JR Smith a intermittenza; però, è inutile girarci intorno, il vero artefice del trionfo è stato “The Chosen One”. Le sue giocate sono state maestose e le sue scelte tattiche ancora di più, l’abbiamo visto distribuire assist, staccarsi dal marcatore con uno step back e segnare, stoppare, prendere rimbalzi e chi più ne ha, più ne metta; ma la stoppata su Iguodala, negli ultimi minuti di gara 7, è stato un gesto atletico incommentabile, ma per bellezza. E’ stato in quel preciso istante che Lebron ha deciso che sarebbe stato l’anno giusto, la stagione perfetta per vincere. Poco dopo, la super tripla di Irving ha “firmato” ed ufficializzato la rinascita di Cleveland, che forse, d’ora in poi, non verrà più considerata “The Mistake on the Lake”, ovvero “L’errore sul lago”.
LBJ è stato spesso criticato e messo al patibolo nel corso della sua carriera, ma sono stati proprio quei momenti che gli hanno permesso di crescere, di imparare dagli errori commessi, così da non ripeterli, ma soprattutto di trovare la “chiave di volta” nel suo stile di gioco per raggiungere la vittoria. Il Lebron James odierno è molto diverso rispetto a quello della versione precedente, ora sa giocare per la squadra, sa orchestrare perfettamente tutti i suoi compagni, sa leggere le varie situazioni in campo e prendere la decisione più giusta. Prima, era l’istinto ad avere la meglio ed il “nuovo”, o forse è meglio dire, il “maturo Lebron” sa essere molto più leader di prima, anche se magari non si prende l’ultimo tiro della partita. D’altronde anche il grande Kobe Bryant una volta ha detto che la sconfitta è tutto, senza conoscere la sconfitta cos’è la vittoria?! Niente. Parola del Black Mamba!
Le lacrime di James al termine di gara 7 rendono proprio l’idea della mole di pressione che si è ritrovato addosso in questi anni. Oltre a questo, dobbiamo sicuramente considerare che è riuscito a vincere un titolo NBA con la franchigia del suo stato e che vincere a casa propria è un orgoglio immenso. L’intera città di Cleveland, ora più che mai, è ai piedi del suo Re.
Ora che ha mantenuto la sua promessa chissà se arriverà il bis?! Una cosa è sicura, il Re non è sazio e non lo sarà mai e i Golden State Warriors avranno il dente avvelenato dopo la sconfitta della scorsa stagione. Viste le premesse, quest’anno ne vedremo delle belle.
Che giocatore questo Re, che fenomeno! La storia in movimento….Lebron Raymone James!
Per NBAPassion.com,
Luca Previtali

