“From Robbins, Illinois”: recitava nel corso di uno dei suoi sport di scarpe, in realtà non è così, o non del tutto.
La sua dimora natale è ancora in piedi tra la 59esima e Praire, South Side di Chicago.
Dwyane Tyrone Wade Jr. vede la luce il 17 Gennaio 1982, da madre JoLinda e papà Dwyane Senior, individuo tanto glaciale nei modi quanto giusto.
JoLinda, al concepimento di Dwyane Jr è già madre di una bambina, Tragil.
Mamma Jo non è particolarmente portata nel ricoprire il ruolo affidatogli da madre natura, motivo per cui Tragil incarnerà, per il fratellino minore, la figura più importante e di rilievo durante il corso della sua infanzia.
“L’epidemia del Crack” degli anni ’80 imperversava nella quasi totalità dei sobborghi statunitensi, e non solo : Chicago rientrava tra le metropoli più afflitte dal tale fenomeno, JoLinda Wade pare ne sia particolarmente attratta.
Dwyane Senior leva le tende quando l’ultimo dei suoi discendenti ha solo 4 mesi, a Jo viene affidata la custodia dei due figli.
Il South Side della città del vento è sotto il controllo di bande criminali, luogo neanche lontanamente concepibile nella quale far crescere uno o più bimbi in tenera età.
Con pesanti problemi economici, Jo entra con ben poca lungimiranza nel giro della droga locale : in brevissimo tempo la signora diventa a tutti gli effetti tossicodipendente a tempo pieno, poco importa se a soli 4 anni il piccolo Dwyane è quotidianamente a contatto con eroina, coca, alcolici di ogni genere, colore e crack..dannatissimo crack.
Tragil, nonostante abbia solo 5 anni più del fratellino, è incredibilmente sveglia e preoccupata per la situazione di quest’ultimo.
Mentre mamma Jo è troppo presa nel preparare dosi da vendere dai 3 ai 5 miseri dollari (senza contare gli “amici” che frequentano la casa della donna, portando doni come aghi, ero e bocche da fuoco a basso prezzo), la primogenita fa l’impossibile pur di tenere lontano Jr da quel lerciume.
A soli sei anni vede irrompere la polizia a casa propria : cercano JoLinda, la signora dev’essersi proprio data da fare con quelle abili mani da pasticciera per essere tanto ambita persino dal corpo di polizia cittadino.
Tragil ha da poco compiuto i 13 anni, la signorina vanta enorme rispetto da parte del piccolo Dwyane, tanto da non staccarle gli occhi di dosso nemmeno quando va con le amiche a saltare la corda al parchetto a fine isolato.
A poco più di 2 anni dal blitz a casa, Tragil decide che la situazione deve cambiare : trascina il fratello piccolo lontano da tutto quel marcio, con la scusa di accompagnarlo al cinema lo lascia in custodia da loro padre, che vive a poco più di 6 isolati dalla 59esima.
Dwyane Wade Senior è un ex sergente della U.S. Army, formazione vecchio stampo ed incline all’educazione dei figli quasi quanto il colonnello Hartman con le matricole.
Mai sopra le righe ed espressivo tanto quanto l’M16 di ordinanza che tiene custodito nell’armadio, Senior vive con l’attuale compagna e tre figli della consorte.
My Way Or Hit The Highway
Tra i tre fratellastri spicca Demetrius McDaniels, di qualche anno più grande di Dwyane e dannatamente predisposto ad infastidire l’ultimo arrivato:
Dwyane mostra già da diverso tempo interesse per vari sport, ma è grazie al fratellastro che nasce l’amore per la palla a spicchi, nei 2 vs 2 gli fa tirar fuori determinazione e tenacia come mai prima d’ora.
Nel frattempo mamma Jo viene fermata per possesso di LSD (e solo Dio sa che altro), successivamente processata e trasferita nel carcere di Cook County Jail..ma non è l’unica a fare le valigie : Wade Senior decide di muovere la famiglia verso Robbins.
Wade Jr. nel frattempo cresce a pane e basket, adora all’infinito Michael Jordan, da cui prende ispirazione per ogni gesto, movenza e battito di ciglia : vuole essere come lui.
Alla L. Richarson High School diventa immediatamente titolare, come wide receiver nella squadra di football però. Il ruolo di trascinatore nella squadra di pallacanestro è saldo nella mani del fratellastro Demetrius.
In ambito prettamente didattico la situazione non migliora, nonostante la professoressa di italiano sia tanto affezionata al figlio di Jo (all’epoca alto, esile e con gli occhiali), questo ha lacune piuttosto gravi in diverse discipline.
Motivo per cui, nonostante anche lui sia approdato nella squadra di pallacanestro, viene inizialmente tenuto ai margini del campo.
I sacrifici che effettua per emergere sono notevoli : nonostante l’anno da freshman ed il successivo da sophomore siano sottotono, nell’anno da junior esplode, incrementando l’altezza di ben 12 centimetri facendo registrare 20.7 punti e quasi 8 rimbalzi a partita.
È ormai palese che Demetrius non sia più la stella della squadra.
Il giovane Dwyane, in forma smagliante, arriva a mettere a referto 27 punti e 11 rimbalzi di media nell’ultimo anno sotto la guida di coach Fitzgerald; il ragazzo definirà l’allenatore come una delle figure per lui più care e importanti durante l’High School.
Nonostante Dwyane figuri come uno dei prospetti più interessanti,(non ancora ai livelli di James o Anthony, ad ogni modo) la scelta sul collegge da frequentare ricade su Marquette, non esattamente Wildcats o Tar Heels per intenderci.
Approdato tra i Golden Eagles, il suo anno da freshman risulta essere di assoluta irrilevanza : a causa dello scarso rendimento scolastico, la “Proposition 48” del campionato NCAA gli vieta l’accesso al parquet.
Nell’anno da sophomore non sono i soli voti a subire un miglioramento, guida le aquile di Marquette al record di 26 – 7, concludendo con quasi 18 punti di, 2.5 palle rubate e 6.6 rimbalzi a partita.
L’anno seguente conduce la squadra al medesimo record di 26 / 7, primo titolo di conference per l’ateneo, raggiunto grazie anche ai suoi 21.5 punti di media per gara.
Dal lontano 1977, anno in cui gli Eagles vinsero il torneo, Wade porta Marquette alle Final Four.
I Wildcats, da che mondo è mondo, rappresentano probabilmente il punto più alto della preparazione collegiale di pallacanestro.
Marquette, nonostante non possa certamente ambire a tali programmi preparativi, ha l’arma in più : Dwyane Tyrone Wade.
Quarta tripla doppia nella storia del torneo torneo, contro i Wildcats sfodera ben 29 punti accompagnati da 11 rimbalzi ed altrettanti assists.
Conducendo i suoi alla vittoria per 83 a 69, (eliminati in semifinale da Kankas, successivamente) MVP della Midwest Conference e prossimo ad una chiamata alta nel draft.
Il figlio di JoLinda è spasmodicamente rapido, forte, dotato di capacità elusive e lettura del gioco imbarazzante.
Il sistema carcerario nazionale, in tutto ciò, pare abbia apportato delle modifiche sostanziali nelle vedute precedememente distorte di JoLinda Wade : la madre ha finalmente terminato la permanenza nel carcere ed è estremante fiera di ritrovare il figlioletto in quello stato di forma.
I’m Only Just Begun
Il Draft, 2003.
Secondo molti tra i più ricchi di talento degli ultimi anni, consegna alla lega dei pro talenti tra i più sopraffini e poderosi di sempre : scontata come l’inquietudine che traspira dalla Gioconda di Leonardiana memoria, “Chosen One” viene scelto da Cleveland, seguono Darko Milic (il più grosso bidone di sempre, secondo quei “molti” di prima e non solo) per Detroit, Anthony per Denver, Chris Bosh da Georgia Tech per i canadesi con la passione per l’età mesozoica (vedesi mascotte per conferme).
Ed infine, con la quinta scelta assoluta e tutta la lungimiranza degna del miglior Riley in circolazione, i Miami Heat selezionano Dwyane Wade.
Nonostante l’avvio piuttosto difficile, Miami troverà maggior fortuna durante il susseguirsi della stagione, arrivando ai Playoffs dando prova del suo talento in semifinale di conference con i Pacers.
Arriva terzo per il premio di Rookie dell’anno alle spalle di James ed Anthony, totalizzando 16 punti, 4 rimbalzi e 4.5 assistenze di media.
Nel secondo anno realizza il buzzer beater in gara 1 dei playoffs contro New Orleans, ma la corsa al titolo si arresta nuovamente.
Con la cessione di Shaquille O’Neal da parte dei Lakers, Miami ingaggia quello che rappresenterà per Wade il trampolino di lancio per/nell’affermarsi come superstar. Quest’ultimo raggiunge cifre come 24 punti e quasi 8 assistenze di medie a partita.
Nonostante il centrone non sia più dominante come quello visto nel three-peat di Zeniana fattura, l’apporto che da sul campo è ancora mostruoso.
“Wade ha il potenziale per essere il miglior giocatore con cui abbia mai giocato” riferirà Shaq, dopo averlo soprannominato “Flash” grazie alla sua velocità esagerata.
Il primo round dei playoffs 2005 lo conclude facendo registrare 26 punti, quasi 9 assistenze e 6.6 rimbalzi, superando agevolmente i Nets.
Stesso destino per Washington, contro i quali realizza 31 punti di media, troveranno la fine della corsa con i Detroit Pistons.
“è un giocatore estremamente intelligente”
Pat Riley
Nonostante Wade giochi con problemi fisici, questi non gli impediscono di totalizzare 42 punti e due volte quota 36 in 7 gare totali.
L’anno seguente giunge la consacrazione: dopo non pochi sacrifici, primo All-Star game da titolare.
Nonostante la rivincita sui Pistons, i Dallas Mavericks di Nowitzki e compagni sembrano avere in mano il Larry O’Brien Trophy :
I Mavericks conducono la serie per 0-2, prossimi alla terza vittoria.
Beast Mode: ON
Prossimi ad un 3 a 0 sentenziale quanto il giudizio divino, Flash si carica la squadra sulle spalle : a fine gara i punti saranno 42 ma, cosa più importante, gli Heat ci credono.
Nonostante la presenza di veterani come Williams, Payton e Shaquille, la parte del leone nella serie spetta sempre al 24enne del South Side di Chicago.
193 centimetri di forza d’animo vista solo nelle memorie Jordanesche, velocità imparagonabile e tecnica sopraffina : Wade porta Miami al primo titolo grazie al 4-2 sui Mavericks, compiendo una rimonta da superstar totale.
MVP delle finali a mani bassissime con 34.7 punti, 7.8 rimbalzi, 3.8 assistenze e 2.7 palle rubate di media nelle serie, cifre mostruose.
il 2007 segna per lui una prolungata sosta ai box causa infortunio, il rientro agli Offs con Chicago non è sufficente per evitare agli Heat il cappotto per 4 – 0.
Per Miami inizià così un lento declino.
Tenuto fuori da un intervento al ginocchio che costringe Dwayne Jr. a saltare tutto l’anno seguente, Miami vince la miseria di 15 sole gare.
Il 2008-2009 rasenta l’apice della carriera da marcatore per Wade, conclude la stagione con almeno 2000 punti, 500 assistenze, 100 furti palla e 100 stoppate (primo di sempre).
Nonostante figuri come miglior scorer con ben 30.2 punti di media a partita, Miami viene nuovamente eliminata al primo turno da Atlanta.
L’anno seguente la situazione si ripete con i Celtics, futuri campioni, che elimano Miami con un sonoro 1 – 4.
Dwyane Wade dichiara di non voler uscire mai più al primo turno.
Big Three Era
Miami, nel corso dell’estate 2010, passa dall’essere una discreta squadra a contender a tutti gli effetti : l’approdo di Mr.The Decision from Ohio e Chris Bosh da Toronto vanno a formare, assieme a Wade, uno dei migliori terzetti mai assemblati fin’ora (almeno sulla carta).
Nonostante un clima di iniziale “odio” verso la franchigia di South Beach, specie per l’arrivo di LeBron James (“not one, not two, not three ecc..), la squadra arriva ai Playoffs non senza qualche problema iniziale.
Miami argina finalmente lo scoglio Celtics e si trova, dopo 6 anni, a fronteggiare nuovamente i Mavericks.
Sulla carta LeBron James preparava già la teca nella quale custodire gelosamente il primo anello, bis per Wade, ma la realtà risultò diversa : Miami viene sconfitta da Dallas, il tedescone rimpatria in estate mostrando l’argenteria al Reichstaig.
Wade e compagni (uno su tutti il “prescelto”) devono fare i conti con la stampa pronta a divorarli, oltre che 3/4 di USA.
The Heatless
Un Wade sempre più disponibile per le esigenze della squadra, unito a Bosh ed un LeBron James più umile e deciso, sono gli ingredienti che permetteranno al trio guidato da Coach Spoelstra di far decollare Miami.
3 finali raggiunte dal “flop year”, ottenendo il Back To Back al titolo (2012-2013) tanto utile quanto importante per far ricredere la negativa opinione media, oltre che dimostrare l’assoluto carattere degli Heat.
In tutto ciò Wade, nonostante non rappresenti più il primo violino per la franchigia della Florida, resta ugualmente la bandiera inamovibile oltre che uomo-franchigia di incrollabile fedeltà.
Il suo apporto resta ugualmente di importanza cruciale.
MVP dell’All-Star Game 2012 e capitano durante la spedizione del Reedem Team 2008 ai giochi olimpici di Pechino (medaglia d’oro), Wade ha nel frattempo siglato un accordo di sposorizzazione con Li-Ning, abbandonando il brand Jordan.
Padre di due figli e compagno dell’attrice Gabrielle Union.
Il bis arriva nel 2012 contro Oklahoma City, guidata da Kevin Durant, battendola per 4 – 1.
Il terzo anello, nonchè secondo di fila per Miami, arriva battendo gli Spurs in una serie combattutissima : Sia Bosh sia Wade sia James risultano essere determinanti come non mai (Ray Allen anche).
Nonostante i problemi alle ginocchia minino il rendimento di Flash, e il trattamento Ossatron in estate danno un’idea del danno, questo difficilmente getta la spugna quando è necessario lottare: l’inevitabile logorarsi delle gambe hanno portato un incremento tecnico al N.3, che è progressivamente migliorato in post up, e come assist-man giocando d’intelligenza.
Giugno 2014, Wade è per il quarto anno di fila in finale: nonostante le cifre in progressiva diminuzione ( 19/20 punti di media rispetto i passati 27/30, ma incremento di assist e rimbalzi), il 3 rappresenta ancora l’elite delle guardie nella lega assieme a Kobe Bryant.
Stavolta l’armata di Popovich risulta essere troppo forte: l’apporto del prodotto di Marquette non è mai decisivo, solo LeBron James tenterà seriamente di contrastare il predominio Spurs.
Miami viene sconfitta per 4 – 1 da San Antonio, LeBron James fa le valige per L’Ohio.
Wade’s Back
Gli innesti di Deng e McRoberts tentano di colmare il vuoto lasciato da James in estate, dapprima Miami sembra partire piuttosto bene durante l’avvio della stagione 2014/15, poi si perde nel tragitto.
Wade sembra quasi rinascere sotto il punto di vista del rendimento: sempre al di sopra dei 20 punti di media, il capitano degli Heat sembra aver ritrovato lo spirito da primo scorer della franchigia, e lo dimostrano le diverse prestazioni di ottima fattura come quella nella gara natalizia contro i Cavaliers di James, suo grande amico.
L’esplosione del centro Hassan Whiteside, unito all’approdo del playmaker Goran Dragic, proiettano gli Heat verso i playoffs.
Dwyane Wade ha dimostrato, nel corso dei suoi già 12 anni di carriera tra i pro, di appartenere alla tipologia di campione più rara: dedito al lavoro, alla squadra ed mai sopra le righe.
Arrivato a quota 33 anni e con 3 anelli alle dita, il nativo di Chicago è ancora pronto a dire la propria sul campo.
Per NBA Passion,
Teto Ceneri








