Troppo spesso in passato i Thunder hanno tralasciato una delle caratteristiche fondamentali della fase offensiva nella Nba moderna: il passaggio. Il playbook della franchigia, da quando si è trasferita da Emerald city al caldo Oklahoma, si è sempre basato sulla capacità incredibile di Durant e Westbrook di battere il proprio uomo in 1 vs 1, che li ha portati anno dopo anno ad avere uno dei migliori attacchi della lega.
Dopo aver visto in estate due terzi del loro “big 3” o abbandonare il sud degli Usa per lidi più felici (Durant) o dover essere sacrificato a causa delle prestazioni in calo dell’ultima stagione (Ibaka), ora più che mai i Thunder dovranno affidarsi al movimento di palla e ai tagli in backdoor se vogliono sfruttare a pieno il loro potenziale e rimanere contender nella brutale Western Conference.

Russell Westbrook, a tratti indomabile in questa serie
La scorsa stagione la franchigia è stata ultima per passaggi per partita e per “touches” (statistica che misura il numero di volte in cui un giocatore ha il possesso della palla durante una partita) e tra le ultime tre in “hockey assists” (passaggi secondari), secondo NBA.com. Nonostante ciò, l’attacco dei Thunder è stato uno dei più efficienti sia in regular season (113.76 ORtg, secondo solo ai 115.18 di Golden State) che nei playoff, e inoltre sono finiti decimi per assist per partita smistandone un più che discreto numero (23) ad ogni allacciata di scarpe.
Quelli che possono sembrare semplici numeri, in realtà ci dicono molto su come ha giocato Oklahoma city negli ultimi anni e su quanto in realtà dipendessero dagli isolamenti delle loro star, che creavano la maggior parte dei punti per se e per i compagni, che inevitabilmente godevano di una maggiore libertà. I Thunder quindi non hanno mai passato molto la palla semplicemente perché non ne hanno avuto bisogno. Purtroppo per la franchigia condotta da Sam Presti lo scenario da questa stagione è destinato a cambiare: nonostante l’efficacia fin qui avuta, gli schemi utilizzati dai Thunder sono insostenibili da applicare per tutte le partite per tutta la regular season, a maggior ragione senza la principale bocca da fuoco della squadra.
Fortunatamente per OKC, Billy Donovan sembra aver abbracciato il cambiamento ammettendo lui stesso che “[…] offensivamente devi cambiare in base al personale che hai a disposizione” e inoltre ha ribadito che la sua priorità è innanzitutto stabilire un’identità difensiva solida. Questa per l’ex allenatore della University of Florida può essere la stagione fondamentale per stabilire la sua legacy nella NBA, se dovesse confermare quanto di buono si è visto l’anno scorso ai Playoff e portare la squadra dell’anno 0 D.K. (dopo Kevin) ad ottenere ottimi risultati e, perché no, alle finali della WC o oltre.

Milwaukee Bucks forward Ersan Ilyasova (7) smiles during the second quarter against the Minnesota Timberwolves at Target Center.
Per ottenere questo risultato, il GM Presti in estate si è mosso per tempo, coprendo alcune lacune del roster degli anni passati, in primis il tiro dalla medio-lunga distanza: infatti, a differenza di quanto molti pensino, in squadra OKC ha sugli esterni sia giocatori abili nel tiro da 3 come Ilyasova, Morrow e Abrines, sia slasher atletici con ottimo potenziale difensivo come Oladipo e Robertson, ma manca dei cosidetti 3 and D (a meno che non si voglia considerare Victor con il suo 35% da tre un buon tiratore). In questo scenario le wild card posso essere nel frontcourt: i tre lunghi di riserva, Sabonis, Lauvergne (che già ha dato segnali nella scorsa regular season di poter essere una buona stretch 4) e Kanter, in estate hanno lavorato molto sul tiro e se dovessero metterla con continuità sarebbe fondamentale per aprire gli spazi alle penetrazioni delle guardie. Occhio anche a Josh Huestis, prima scelta nel 2014, che ha ancora molto potenziale inespresso e circolano voci dalla franchigia per cui sia pronto a mostrare le proprie qualità da 3 and D player proprio questa stagione e chissà che non possa essere l’ennesimo caso di “diamond in the rough” che riesce a ritagliarsi uno spazio importante in questa lega.
Certamente dopo aver perso i tre giocatori che hanno costituito il 50% dei tiri dalla lunga distanza a buon segno nella scorsa stagione (ebbene sì, Waiters forse è diventato un discreto giocatore) sarà difficile trovare il ritmo offensivo a inizio stagione, ma non per questo i Thunder devono cercare di velocizzare il processo scambiando assets futuribili in cambio di veterani come Wilson Chandler, Rudy Gay, che è in rotta con i Kings, o strapagare il nostro Danilo Gallinari (che comunque nel quintetto titolare vedrei bene, ma è free agent a breve e sarebbe una mossa migliore prenderlo a Luglio piuttosto che a Febbraio alla trade deadline).
Al contrario questa stagione dovrebbe essere usata per migliorare i talenti che ha in casa, adottando un sistema più consono alle loro caratteristiche, come la “flow offense” dei Trail Blazers, che permetterebbe di esaltare sia Westbrook che Oladipo, che farebbero i Lillard e McCollum della situazione, e allo stesso tempo mettere in luce le doti da passatore di Steven Adams e l’intelligenza cestistica di Roberson, capace di sfruttare al meglio i blocchi ciechi dei lunghi con pericolosi tagli verso il canestro.
Per NBAPassion,
Alessandro Cozzi

