Alzi la mano chi credeva di soffrire così tanto questa sera. In pochi, forse, giusto quelle persone che hanno visto giocare ieri Germania e Islanda in una rocambolesca partita che quasi regalava un’inaspettata rimonta ai nord-europei dal -15. Eppure è stata dura per davvero: Italia che vince a fatica contro un’onorevole squadra che non avrà doti atletiche importanti a disposizione, non avrà capacità tecniche di spessore, ma comunque ha dato tutto quello che poteva (anche più) per tentare di centrare la prima vittoria assoluta ad EuroBasket, senza successo però. Una partita più difficile del previsto, un po’ come accaduto a Parigi nel ’99 quando per vincere contro la Bosnia soffrimmo parecchio; merito delle tante triple realizzate dall’Islanda nel primo tempo, merito dell’agonismo messo in campo, merito dello spirito mai arrendevole che è evidentemente parte del loro DNA.
L’Italia parte bene, sembra cattiva ma, non appena l’Islanda si fa sotto con continuità, ecco riemergere il solito problema che ha afflitto l’Italia anche contro la Turchia: la fiducia. Gli azzurri perdono il ritmo guadagnato in avvio di partita e iniziano a soffrire gli assalti islandesi, colpa anche delle assenze non previste dei leader Gallinari, reo di due falli inesistenti, e Datome, che ha accusato un problema al flessore sinistro (da valutare le sue condizioni). Con queste due importanti pedine fuori dai giochi, ci si aspettava di più da Belinelli in termini di leadership ma invece è risultato come assente ingiustificato. Ecco allora un Alessandro Gentile in modalità trascinatore: tiro da 3 senza ritmo messo a segno e una palla rubata con annessa transizione portata a compimento che permettono agli azzurri di respirare. Si va al riposo sul +4 Italia, ma le sensazioni non sono confortanti e infatti il secondo tempo conferma l’andamento del primo, con una qualità di gioco veramente bassa e una fatica immane nel trovare il canestro nonostante l’enorme gap tecnico che separa i due team.
A 2 minuti dalla fine poi, quello che non vorresti mai succedesse: lay-up indisturbato dell’attacco e l’Islanda torna avanti di una sola lunghezza dopo aver inseguito per gran parte della partita. La delusione e la paura di una clamorosa sconfitta sono tante ma, il time-out di Pianigiani, da quanto meno la scossa necessaria: l’Italia torna sul parquet con orgoglio e rabbia agonistica e riprende in mano la partita grazie a giocate semplici eseguite con i tempi giusti, frutto anche dell’intelligenza cestistica di un Pietro Aradori protagonista nel finale di gara: finisce 64-71 per l’Italia che in poco più di 2 minuti passa dal baratro di una possibile eliminazione dal torneo ad una vittoria che ricarica, seppur minimamente, le batterie fisiche e mentali degli uomini di Pianigiani; un po’ come accaduto ad EuroBasket ’99 quando, dopo la sconfitta all’esordio contro la Croazia e una partita contro la Bosnia rivelatasi più difficile del previsto, ecco la tanto sospirata vittoria grazie al contributo decisivo nei minuti finali di Andrea Meneghin. Europeo che finì poi con la vittoria finale del torneo.
Altri tempi e soprattutto altri giocatori, ma l’analogia comunque rimane. Ad ogni modo, la vittoria contro l’Islanda era fondamentale e permette alla nazionale azzurra di affrontare con serenità il giorno di riposo, prima di riprendere il cammino che ci vede protagonisti di una sfida non semplice contro la Spagna dove non sarà assolutamente possibile scendere in campo con i problemi difensivi accusati finora nel torneo e una squadra con così poco mordente. Difficile sistemare questi problemi di base in 2 giorni ma c’è l’obbligo da parte del coach e dei ragazzi quantomeno di provarci. Ne va della nostra dignità.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)


