Philadelphia 76ers, da chi passa la rinascita della franchigia?
Tanti anni sono passati dalle gloriose imprese di Allen Iverson contro i Lakers, tempi in cui regnava un agonismo pieno tra tutte le 30 squadre NBA. Un aspetto molto importante dei super team che si è consolidato sempre più nella lega.
I Philadelphia 76ers sono la franchigia che più ha patito la crescita non equilibrata dei team avversari, capaci di sborsare contratti ultra-milionari e costituire un roster competitivo, rispetto alla loro realtà in piena costruzione da anni. Si sta cercando di puntare su un complesso di giovani giocatori dal potenziale talento; le ultime due stagioni sono state fallimentari in termini di vittorie, solo 38, e 126 sconfitte. Numeri da brividi, se si pensa che fino a poche annate fa l’arrivo ai playoff era dato come obiettivo scontato. Le speranze dei tifosi Sixers si sono riaccese con l’arrivo nel 2014 di Joel Embiid, centro paragonato ad Hakeem Olajuwon, capace di riportare una atmosfera di serenità in ambito cestistico. L’attesa per vederlo in campo é durata due anni, colpa di una frattura del piede destro che ha richiesto due operazioni molto dure. Il soprannome di Embiid, The Process, non è casuale: la permanenza fuori dal parquet di gioco è stata lunghissima, come un processo. E la registrazione come marchio commerciale fa’ capire quanta voglia ha di dimostrare il suo enorme valore. Trust the Process è il suo motto che ha contagiato un po’ tutti ed è diventata la mentalità dell’ambiente di Philadelphia.

Joel Embiid.
Ad affiancarlo nel quintetto titolare ci sono Ben Simmons, prima scelta al draft 2016 e anch’esso infortunatosi a ridosso dell’inizio della stagione passata, e Markelle Fultz, prima scelta del draft 2017. Finalmente si è vista una quadratura ben congegnata della squadra che vagava nell’oblio da diversi anni; l’inserimento di Embiid ha ridato forza in un ruolo colmo di lacune a livello offensivo e soprattutto difensivo. La vera rivoluzione in casa Sixers è iniziata proprio con il suo arrivo, ma si è concretizzata solo dall’anno passato. L’idea di creare una coesione di squadra da parte di coach Brett Brown è stato il primo pensiero per far ripartire la squadra, ma mancava un vero leader dentro e fuori dal campo. L’individualismo tecnico e tattico di Embiid si è inserito perfettamente nei meccanismi dei suoi compagni, dando una maggiore sicurezza dei propri mezzi e qualche grattacapo in meno. A febbraio ha subito un infortunio al ginocchio sinistro che ha causato la fine anticipata della sua stagione, dopo aver collezionato 31 presenze. Ha finito la stagione mantenendo le medie 20.2 punti, 7.8 rimbalzi, 2.1 assist e 2.5 stoppate a partita, venendo incluso nel primo quintetto rookie, segno di grande crescita e voglia di dimostrare le sue capacità. L‘investimento fatto dalla società su di lui viene considerato molto rischioso per le precarie condizioni fisiche che potrebbero compromettere tutti gli obiettivi stagionali e futuri.

Ben Simmons.
La preseason ha fatto segnalare un ottimo riscontro di Embiid contro i Brooklyn Nets, mettendo a referto 22 punti e 7 assist, ma di tutta la squadra. Certo, il lavoro da fare è tanto però si iniziano a vedere i miglioramenti di un roster molto giovane e talentuoso, guidati dai veterani come J.J.Redick che servono per figurare una presenza forte d’esperienza. Sicuramente, The Process è l’elemento chiave di questa squadra in crescita, ma dobbiamo risaltare il grande vivaio tecnico a disposizione di coach Brown. Robert Covington è parte integrante del progetto di rinascita Sixers ed uno degli elementi fondamentali. Un giocatore mai considerato troppo, come tanti altri d’altronde, sempre presente a fare la sua sporca figura. Il gioco offensivo di Brown costruito su sistema di giocatori schermo pronti a liberare il portatore di palla e la zona centrale del campo, si adatta alla perfezione con le caratteristiche dell’ala piccola numero 33; Covington si è distinto per la grande precisione nel tiro da 3 punti e una certa costanza nel team bianco blu (70 partite il primo anno e 67 i successivi due), conquistando una ottima posizione nelle gerarchie di squadra.
Questa stagione permette un’ampia scelta di ottimi talenti che potrebbe portare ad un risultato inaspettato, come quello dei playoff: la prima partita contro i Washington Wizards è stata un ottimo banco di prova per i giovani ragazzi di Brown. L’evoluzione rispetto allo scorso anno si vede e ha permesso di evidenziare le note positive e quelle negative. Robert Covington ha segnato 29 punti e 7 rimbalzi in 29 minuti. Joel Embiid ha segnato 18 punti e 13 rimbalzi in 27 minuti. Ben Simmons ha segnato 18 punti, 10 rimbalzi e cinque assist in 35 minuti. Jerryd Bayless ha segnato 13 punti in 28 minuti. J.J. Redick ha segnato 12 punti in 32 minuti. Anche Markelle Fultz ha segnato 10 punti fuori dalla panchina in soli 18 minuti. Un buon borsino d’inizio che ha messo in chiaro il talento offensivo individuale, ma il lavoro duro è da effettuare sulla difesa. La presenza di coach Brown da più anni è fondamentale per dare finalmente agio ad un progetto mai decollato e che spera di concretizzarsi quest’anno.

Brett Brown a colloquio coi suoi giocatori.
I Maghi hanno sparato solo 27.3 per cento dalla linea dei tre punti e sono stati tenuti al 43.3 per cento dal pavimento, segno di affiatamento di squadra da aumentare durante la stagione. Amir Johnson e Dario Saric sono due opzioni importanti per il roster e con i Wizards si sono alternati per provare più schemi tattici; il duo Simmons/Saric hanno giostrato sul backup centrale della squadra, generando un buon binomio di fisicità e tecnica che lavora sul perimetro e il gioco in transizione. Grande attenzione era su Markelle Fultz che si è destreggiato abbastanza bene alla prima d’esordio; non ha brillato per il suo tiro libero, ancora molto acerbo e insicuro, ma ha dato grande dimostrazione di penetrare molto bene nelle difese e giocar bene con il pick and roll. A livello di numeri, come già evidenziato in precedenza, non si è tirato indietro e ha sorpreso.
Sembra che questa sia l’annata giusta per lavorare con risultati esaltanti su fattori molto importanti, come leadership, sicurezza tecnica e intelligenza tattica. Quello dei 76ers è un processo che richiede tempo e pazienza.

