Dwyane Wade, ex superstar dei Miami Heat, si è esposto pubblicamente, e per la seconda volta, a riguardo del percorso di crescita morale che ha intrapreso per supportare suo figlio Zion, il quale preferisce farsi appellare utilizzando pronomi femminili.
Già in passato, il ragazzo era stato attaccato ingiustamente dal mondo del web per la sua bisessualità, specialmente in due occasioni: la prima, per aver preso parte ad una manifestazione del LGBTQ pride a Miami, mentre la seconda, per aver indossato costumi femminili nel corso della giornata del ringraziamento.
Nei confronti di questi stupidi insulti, il tre volte campione NBA aveva ribadito di essere il capo della sua famiglia, zittendo coloro che avevano scelto di rifugiarsi dietro ad un computer per offendere un dodicenne.
Ieri Zaya, perché è cosi che il terzogenito di Wade preferisce farsi identificare, ha dimostrato di non essere impaurito nel condividere i propri sentimenti ed emozioni più profondi, attraverso un video pubblicato sul profilo twitter di Gabrielle Union, moglie di Dwyane Wade e da sempre schieratasi al fianco di suo figlio per supportarlo in questo cammino di cambiamento.
Wade e Gabrielle Union raccontano come hanno aiutato Zaya
Secondo quanto riportato dallo stesso Wade, è grazie alla sua attuale moglie se la visione che oggi ha del mondo è notevolmente migliorata.
Difatti, il trentottenne è cresciuto condividendo le idee di questi che oggi attaccano suo figlio, ma l’esperienza personale e il coinvolgimento dei suoi cari lo hanno portato ad essere più intelligente dal punto di vista umano:
Quando Zion aveva tre anni, io e mia moglie abbiamo iniziato a notare come preferisse il mondo femminile, piuttosto che quello maschile. Ho avuto il bisogno di guardarmi più volte allo specchio, e di pormi una serie di domande: cosa succederebbe se tuo figlio tornasse a casa dicendoti che è omosessuale? Come ti comporteresti? Come ti sentiresti moralmente? Successivamente, ho capito che la riposta riguardava me stesso. Mio figlio è consapevole di ciò che vuole essere, di conseguenza, il problema riguarda me e non lui
Inoltre, facendo riferimento a quel giorno in cui suo figlio gli chiese di essere appellato con pronomi femminili, l’ex Heat ha riportato: “Quando i nostri ragazzi tornano a casa con una domanda, un dubbio, un problema, è il compito di noi genitori fornirgli il maggior numero di informazioni possibili utili alla loro crescita, e ciò non cambia anche se l’argomento in discussione riguarda la propria sessualità”.
Per comprendere fino in fondo le sensazioni provate dal loro figlio dodicenne, i due coniugi hanno discusso con gli attori che hanno preso parte alle serie tv “Pose“, un telefilm ambientato nel 1987 a New York che mette a confronto una serie di scene della vita quotidiana: il lussuoso universo dei ricchi e potenti, la scena sociale e letteraria e la cultura dei “ball“, ovvero un sottostrato della comunità LGBT americana caratterizzato dalla partecipazione a balli e sfilate per emulare altre identità di genere.
Infine, qui di seguito sono riportate alcune delle parole che Zaya ha voluto condividere attraverso un video sui social: “Non c’è nessun motivo di esistere se cerchi di essere un qualcuno che non sei veramente. Bisogna essere veri, bisogna seguire i propri sentimenti più intensi disinteressandosi di tutti gli stereotipi che circondando il mondo odierno“.
Meet Zaya. She's compassionate, loving, whip smart and we are so proud of her. It’s Ok to listen to, love & respect your children exactly as they are. Love and light good people. pic.twitter.com/G2lLVdD2VT
— Gabrielle Union (@itsgabrielleu) February 11, 2020


