Sono molti i giocatori che, nonostante siano state star dell’NBA, non hanno vinto il Larry O’Brien Trophy. Ma forse uno più di tutti, perché lui è sempre stato il Davide in mezzo ai giganti Golia di turno. Molto probabilmente non sentiremo mai più parlare di un giocatore di 178 cm e 75 kg, che domina la lega, come ha fatto lui. La sua storia ha affascinato milioni di appassionati. Parliamo di “The Answer”: Allen Iverson.
Allen Ezail Iverson nasce il 7 giugno 1975 ad Hampton, in Virginia. Sua madre, Ann, lo partorisce all’età di 15 anni, in seguito a un rapporto occasionale con un ragazzo del suo quartiere, che non sarà mai presente nella vita del ragazzo. Ann ebbe poi altri due figli da un altro uomo, che però aveva qualche problema con la legge, guadagnava da vivere spacciando crack, entrava ed usciva di galera, ed infine venne condannato definitivamente per un omicidio. Quindi Iverson cresce senza una figura paterna al suo fianco e vive in una famiglia poverissima, in cui la mamma deve spesso decidere se pagare la bolletta della luce o comprare da mangiare ai figli.
Nonostante quel che si pensa la prima passione di Allen è il football, è la mamma che all’età di 8 anni lo spinge verso “il gioco più bello del mondo” ma lui risponde: “Sono un giocatore di football, il basket è un gioco da signorine“. Malgrado ciò è un talento naturale e continua a giocare ad entrambi gli sport. Ma è un ragazzo problematico, va male a scuola e salta gli allenamenti, è lo stereotipo del ragazzo di strada.
La madre prevede tutto, infatti ad un intervista dichiara “Io, Allen e i suoi fratelli siamo stati senza luce per un mese, perché anziché pagare la bolletta gli comprai un paio di scarpe”.
Va all’high school a Bethel, che gli permette di giocare sia a football che a basket, vincendo per due anni di fila il titolo statale in entrambi gli sport. Quando si chiude il periodo liceale, arriva il momento di scegliere tra football e pallacanestro. Sceglie il basket.
A 16 anni viene coinvolto in una rissa a sfondo razziale, e viene condannato a 5 anni di reclusione. Grazie alla pressione della comunità nera verso il governatore della Virginia, Allen sconta solo 5 mesi. In questo periodo nasce il suo soprannome più celebre, “The Answer”. Questa nomea lo penalizzò parecchio, perché tutti i migliori college lo snobbarono, nonostante fosse sui taccuini dei migliori scout degli Stati Uniti. Ed è solo grazie a mamma Iverson che il coach di Georgetown, John Thompson gli offre una borsa di studio per il basket.
Agli Hoyas resta due anni, dal ’94 al ’96, nei quali stringe un rapporto solido con l’allenatore. Durante il primo anno vince il premio di freshman dell’anno della Big East e raggiunge le Sweet 16 al Torneo NCAA. Durante l’anno da sophomore il livello della squadra si alza, e gli Hoyas vincono la propria conference e arrivano ad un passo dalle Final Four del torneo NCAA. Iverson lascia Georgetown con il record di punti a partita in maglia Hoyas, 22.9.
Si rende eleggibile per il draft 1996 e viene scelto con la prima scelta assoluta, dai Philadelphia 76ers. Questo draft, insieme a quelli del ’84 e del ’03, è considerato uno dei migliori di sempre, infatti comprendeva future stelle come Kobe Bryant, Steve Nash, Ray Allen, Stephon Marbury, Peja Stojakovic e Mahmoud Abdul-Rauf.
La prima stagione in maglia Sixers è spettacolare. Segna 23.5 punti, distribuisce 7.5 assist e fa registrare 4.1 rimbalzi e 2.1 recuperi a partita. Viene eletto rookie dell’anno a mani basse, ma questo non basta per portare una squadra come i 76ers ai playoff. Infatti il loro record cresce di sole 4 vittorie con l’arrivo di “The Answer”, dalle 18 nella stagione ’95/’96 alle 22 nella stagione ’96/’97. La svolta arriva con il cambio in panchina, viene ingaggiato Larry Brown, con cui Iverson instaurerà un rapporto particolare, di amore e odio.
La seconda stagione registra un ulteriore miglioramento (32-51), ma non basta ancora per arrivare ai playoff. È la terza la stagione del cambio di marcia: Allen esplode, diventando il miglior marcatore dell’NBA con una media di 26.8 punti a partita e portando Philadelphia ad un record di 28 vinte e 22 perse durante l’anno del lockout. Finalmente arriva ai Playoff del 1999, dove la sua squadra sconfigge 3-1 gli Orlando Magic di Penny Hardaway, ma viene estromessa al turno successivo, dagli Indiana Pacers, con un massacrante 4-0.
Durante la stagione successiva conquista la prima di undici chiamate all’All-Star Game, ma ai playoff i Sixers vengono eliminati nuovamente al secondo turno, sempre dai Pacers, con un risultato di 4-2.
Il culmine della carriera di Allen Iverson è nella stagione 2000/2001, alla corte di Larry Brown arriva Dikembe Mutombo, uno dei migliori difensori della Lega. The Answer guida Phila al primo posto della Eastern Conference, viene nominato MVP e capocannoniere della lega e, giocata dopo giocata, porta la sua squadra alle finali NBA contro i Los Angeles Lakers. La prima partita di quella serie è epica, i Lakers erano pronti a spazzare via i Sixers dopo un cammino immacolato ai playoff, con 11 partite vinte e 0 perse, ma non fu così. Dopo una rimonta incredibile e un overtime, Philadelphia riesce a sbancare lo Staples Center, guidata dai 48 punti di Iverson. Indimenticabile il crossover a Tyrone Lue alla fine della partita, come la frase dello stesso Iverson al rientro negli spogliatoi: “Mettete via le scope!”. Ma purtroppo per la band di Larry Brown, alla fantastica gara-1 seguono quattro sconfitte in altrettanti incontri, malgrado i 35.6 punti di media del suo miglior giocatore.
Nonostante il bis come capocannoniere, la stagione 2001/2002 è molto deludente per Allen, per colpa dei vari infortuni che lo perseguono. I Sixers vincono solamente 43 partite ed escono al primo turno contro i Boston Celtics. Dopo l’eliminazione Larry Brown si lamenta della poca dedizione che Allen mette in allenamento e in partita, da qui nasce una delle più celebri conferenze stampa di sempre, dove Iverson ripete per più di 20 volte la parola “practice”, e come lui, in partita, dia sempre il massimo. Ai playoff del ’03 Philly supera gli Hornets al primo turno, ma deve cedere ai Detroit Pistons 4-2.
Anche l’annata 2003/2004 si rivelerà molto deludente, e segnerà l’inizio del declino di Allen, con l’abbandono di Brown. Infatti i Sixers riescono ad andare ai playoff solo nel 2005, quando The Answer vince il suo ultimo titolo di miglior realizzatore e registra il suo career high, 60 punti, segnati contro gli Orlando Magic.
Nel corso della stagione ’06/’07 viene ceduto ai Denver Nuggets in cambio di Andre Miller, Joe Smith e due prime scelte. In Colorado, Iverson va a formare la migliore coppia dell’NBA con Carmelo Anthony, ma i risultati non arrivano: i Nuggets escono al primo turno ai playoff del 2007 e del 2008, e nel novembre ’08 viene nuovamente ceduto, ai Detroit Pistons, in cambio di Chauncey Billups e Antonio McDyess. La stagione ’08/’09 è la prima sotto i 20 punti di media per The Answer e, a causa degli infortuni, conclude la stagione prematuramente. Durante l’estate firma con i Memphis Grizzlies, ma viene tagliato dopo sole 3 partite perché non è disposto a partire dalla panchina. Pensa al ritiro, ma avviene un clamoroso ritorno a Philadelphia, con cui gioca solamente 25 partite a 13 punti di media. Il 25 gennaio 2010 la sua ultima grande prestazione in NBA, contro i Los Angeles Lakers, in cui ingaggia un entusiasmante duello con Kobe Bryant, testimoniando che a 35 anni Allen Iverson non è un giocatore “finito”. Abbandona la squadra in anticipo rispetto alla fine della stagione per i problemi di salute della figlia.
Per un breve periodo del 2010 gioca al Besiktas, in Turchia, ma per problemi fisici lascia la squadra. Durante quella e la successiva stagione prova a rientrare in NBA, ma i risultati sono scarsi a causa dei soliti problemi fisici. Il 21 agosto 2013, a 38 anni, chiude definitivamente la sua carriera professionistica, e il 1 marzo 2014 i Philadelphia 76ers ritirano la sua maglia, la numero 3.
La storia di Allen Iverson è decisamente insolita e dimostra che il fisico nella pallacanestro conta solo relativamente; la sua carriera si può definire come il Davide contro Golia del II millennio.





