Ancora una volta andiamo ad analizzare la settimana appena conclusa in casa Chicago Bulls: il record parla di una sola sconfitta nelle quattro partite disputate, bilancio quindi positivo anche considerando il momento non facilissimo – in particolare nel mese di Gennaio – che stanno affrontando Gasol e compagni.
I Bulls venivano da due sconfitte consecutive, entrambe arrivate nei minuti finali di gara col risultato in bilico (doppio overtime contro i Lakers). Con l’amaro in bocca, ma con la voglia di rifarsi immediatamente, e questa è una lega che lo concede sempre visto il fittissimo calendario, l’appuntamento è a Houston, contro dei Rockets privi di Howard per un mese. Prima metà di gara piuttosto equilibrata, ma con Houston in seppur minimo controllo a dettare il ritmo della gara. Un paio di giocate da MVP del Barba (22 nel primo tempo) e si va a riposo con Chicago a rincorrere sul -9. Nella ripresa, la difesa inizia a farsi sentire, constringendo i Rockets a 18 miseri punti nel terzo quarto; con Harden super limitato nel quarto quarto, Houston alza l’intensità difensiva, e Ariza (20 con 7/10 al tiro) sale in cattedra guidando i suoi alla vittoria. Chicago quindi cede, nonostante un Butler da 27 punti e la solita doppia doppia di Gasol. Note negative, Noah 0/8 dal campo, solo 2 assist per Rose e poche idee nel finale di gara.
Ancora in trasferta, stavolta a New Orleans: i Pelicans partono forte, con un Davis ancora una volta mostruoso per qualità ed efficienza. A 4 minuti dall’intervallo, proprio AD rovina a terra dopo un’alzata di Evans: infortunio alla spalla destra e il giovane talento lascia il campo anzitempo, con le squadre in perfetta parità sul 35 pari: da quel momento, i Pelicans non hanno più un leader e vanno totalmente nel pallone: chiuderanno la partita col 37% dal campo e il 57% ai liberi, segnando 37 punti totali dall’uscita di Davis alla fine del match. Batosta tanto fisica quanto mentale quindi, e i Bulls ne approfittano portando a casa un’importantissima vittoria dopo tre sconfitte consecutive. Rotazioni profonde per coach Thibodeau e minutaggi importanti per la panchina (19 per Snell in 29 minuti). Da segnalare comunque gli 8 punti, 5 rimbalzi, 1 recupero e 1 stoppata in 8 minuti per Anthony Davis, in dubbio ora per l’All Star Game.
Si chiude il ciclo di trasferte, l’ultima in Florida, ad attendere Rose e compagni i Magic di Vucevic e Oladipo. Primo quarto in totale controllo degli ospiti, che chiudono già avanti di 16 lunghezze. Partita tutt’altro che finita, già nel secondo quarto Orlando ribalta la situazione e all’intervallo è sotto di 5. Partita equilibrata e divertente con Butler e Gasol a reggere le redini per Chicago. L’intensità di Orlando però porta a un altro parziale in favore dei padroni di casa, che sembrano cercare di scappare per portare a casa la gara sul +6 palla in mano a 35 secondi dalla fine. Fortuna per noi che il basket è lo sport più bello del mondo: fiammata di Bulter che recupera palla e subisce il “nostro” antisportivo: due liberi (a segno, 27 per lui ancora una volta), e possesso. Pick n’roll laterale gestito da Bulter, che vede Rose libero dall’arco (3/12 in quel momento per lui) che non ci pensa due volte e spara. -1 Chicago con 20 secondi sul cronometro, possesso difensivo fantastico: un raddopio costringe Fournier – che forse si aspettava un fallo – a una palla persa letale per i suoi. Possesso decisivo in mano a Rose, che sbaglia ma Gasol è sempre a rimbalzo e segna il +1 Chicago, che difende bene sull’ultima azione e porta a casa la seconda W consecutiva. Grande prova di carattere e di capacità di prendere le decisioni giuste nei momenti caldi della partita per Chicago, che ha avuto il merito di crederci fino in fondo. Certo che, francamente, come si dice in questi casi, è stata più persa da Orlando che vinta dai Bulls. Comunque da segnalare i 25 e 12 di Gasol, i 27 e 6 recuperi di Bulter e la doppia doppia – che non capita spessissimo – di Rose (10 e 11 assist), letale nel finale anche in una serata orrida al tiro.
La settimana si conclude in casa, finalmente, contro i Kings di Cousins e compagni. Grande notizia, finalmente: torna in campo dopo un notevole stop Mike Dunleavy, che si riprende il posto da titolare e gioca 24 minuti di solidità e una bomba importante in avvio, che vede Chicago provare a prendere il largo già all’intervallo sul +8. Nella ripresa Butler resta negli spogliatoi per un colpo alla spalla subito nel secondo quarto. Al suo posto, Snell, che si fa trovare prontissimo firmando una partita fantastica: 9/11 dal campo per 24 punti (career – high) in 40 minuti di utilizzo. Con un Gasol da 26 e 16 (13° doppia doppia di fila e la 34° in stagione)e un Rose da 23 e 7 assist, Sacramento si arrende già nel terzo quarto, il cui parziale recita 27-15. Il resto è garbage time, 3 W di fila per Chicago che finalmente vede un po’ più di luce anche grazie al ritorno da titolare di Dunleavy, importante anche nella metàcampo difensiva.
Il record ora è 33-20 e rimane solo la partita contro Cleveland di domani notte prima della pausa All Star, momento giusto per ricaricare le pile e riordinare un po’ le idee di un periodo né negativo né così positivo, quanto mai caotico.
Per NBA Passion,
Nicola Siliprandi.

