Smart-cosa?
Qualche settimana fa vaneggiavo di un fantomatico “smart-ball”, che non è una palla touchscreen, ma il (poco) fantasioso neologismo coniato dallo scrivente per descrivere l’idea di basket che Walton sembrava voler praticare con i suoi nuovi Lakers.
In breve, si tratta di distribuire minuti quasi equamente al maggior numero possibile di giocatori. Lo scopo principale è non solo dosare la fatica dei singoli, ma mettere in campo il quintetto più idoneo ad affrontare quello specifico avversario. Non più quindi “titolari-vs-riserve”, quanto diversi “team”, peraltro integrabili fra di loro. Qualcosa di (mi si passi il paragone) vagamente simile al football americano, dove in ogni squadra i giocatori vanno a costituire tre diverse formazioni, ovvero l’attacco, la difesa e lo special team.
| Net (Per 100 Poss) | |||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Rk | Lineup | MP | PTS | FG% | 3P% | eFG% | TRB | AST | STL | BLK | TOV |
| 1 | L. Deng | J. Randle | D. Russell | N. Young | 187:49 | +2.2 | .000 | +.036 | +.012 | +1.3 | -1.6 | -3.3 | +0.3 | +3.0 |
| 2 | T. Mozgov | J. Randle | D. Russell | N. Young | 154:36 | -1.9 | +.007 | +.019 | +.018 | -0.3 | +0.3 | -2.7 | +0.7 | +4.1 |
| 3 | L. Deng | T. Mozgov | J. Randle | N. Young | 147:32 | -2.8 | -.013 | +.016 | -.004 | -1.0 | -0.8 | -2.9 | -0.6 | +3.4 |
| 4 | L. Deng | T. Mozgov | D. Russell | N. Young | 146:52 | -1.5 | -.018 | +.008 | -.007 | -0.5 | +0.2 | -2.9 | -0.9 | +2.8 |
| 5 | L. Deng | T. Mozgov | J. Randle | D. Russell | 145:58 | +1.5 | +.009 | +.050 | +.026 | -0.5 | +1.4 | -2.9 | +1.1 | +2.7 |
| 6 | J. Clarkson | B. Ingram | L. Nance Jr. | L. Williams | 110:15 | +26.4 | +.132 | +.108 | +.142 | +6.0 | -0.8 | +2.5 | +3.0 | -2.1 |
| 7 | T. Black | J. Clarkson | B. Ingram | L. Williams | 107:26 | +20.6 | +.105 | +.064 | +.112 | +4.0 | -0.3 | +1.7 | +2.6 | -0.8 |
| 8 | T. Black | J. Clarkson | L. Nance Jr. | L. Williams | 92:59 | +21.9 | +.111 | +.037 | +.109 | +5.7 | -0.5 | +1.0 | +0.5 | -1.6 |
| 9 | T. Black | J. Clarkson | B. Ingram | L. Nance Jr. | 82:31 | +21.7 | +.149 | +.049 | +.150 | +5.6 | -1.0 | +0.8 | +3.0 | +0.3 |
| 10 | T. Black | B. Ingram | L. Nance Jr. | L. Williams | 73:57 | +23.8 | +.143 | +.052 | +.145 | +5.1 | -0.1 | +1.3 | +3.9 | -0.7 |
| Team Average | 528:00 | +0.8 | +.010 | +.024 | +.017 | +0.9 | -2.3 | -1.2 | +0.3 | +2.0 | |
L’esatto opposto del famigerato Death Lineup, che tanto terrore ha seminato nella lega. Al contrario, tanti diversi quintetti che, di volta in volta, si adattino come un guanto alle necessità dello specifico momento.
Walton si è forse trovato costretto ad ideare una tattica del genere, considerata la giovane età media del roster (da cui la ridotta esperienza). Inoltre, nonostante il diffuso talento, non ha a disposizione la superstar al quale affidare le sorti della squadra e nemmeno dei giocatori completi che possano fungere da perno tra i vari reparti.
Con ogni probabilità, né il buon Luke né tantomeno il sottoscritto, hanno inventato alcunché. Rotazioni lunghe e quintetti versatili ci sono e ci saranno. E’ però un fatto piuttosto inusuale per l’NBA odierna, dunque merita un po’ di approfondimento.
Numeri
I Lakers sono secondi, dietro a Utah e Denver, per numero di giocatori con più di 20 minuti di media (9). Inoltre sono tra le tre squadre a non avere alcun giocatore oltre i 30 minuti di media giocati a partita. Al contrario dei Nets e dei 76ers che la accompagnano i quest’ultima statistica, i 9 giocatori oltre i 20 MPG hanno però disputato tutte le partite (ad eccezione di Nance che ne ha dovuto saltare una per concussion).
Questo significa che la distribuzione dei minuti è un fatto tecnico/tattico, non dovuto a infortuni o indisponibilità. Tradotto in altri termini: giocano tutti, sempre.
Nota a margine: i Wizards hanno 5 giocatori oltre i 30 minuti e nessun altro oltre i 20. L’esatto opposto dei Lakers: giocano quasi solo i titolari.
| Giocatori con MPG < 20min | Giocatori con MPG > 30min | ||
| 1 | Los Angeles Lakers | 9 | 0 |
| 2 | Brooklyn Nets | 8 | 0 |
| 3 | Philadelphia 76ers | 8 | 0 |
| 4 | New Orleans Pelicans | 9 | 1 |
| 5 | Chicago Bulls | 7 | 1 |
| 6 | Los Angeles Clippers | 7 | 1 |
| 7 | Memphis Grizzlies | 9 | 2 |
| 8 | Atlanta Hawks | 8 | 2 |
| 9 | Milwaukee Bucks | 7 | 2 |
| 10 | Orlando Magic | 7 | 2 |
| 11 | San Antonio Spurs | 7 | 2 |
| 12 | Sacramento Kings | 7 | 2 |
| 13 | Utah Jazz | 10 | 3 |
| 14 | Denver Nuggets | 10 | 3 |
| 15 | Charlotte Hornets | 7 | 3 |
| 16 | Boston Celtics | 7 | 3 |
| 17 | Phoenix Suns | 7 | 3 |
| 18 | Toronto Raptors | 6 | 3 |
| 19 | Indiana Pacers | 6 | 3 |
| 20 | Oklahoma City Thunder | 6 | 3 |
| 21 | Dallas Mavericks | 8 | 4 |
| 22 | Portland Trail Blazers | 7 | 4 |
| 23 | Cleveland Cavaliers | 6 | 4 |
| 24 | Detroit Pistons | 6 | 4 |
| 25 | New York Knicks | 6 | 4 |
| 26 | Houston Rockets | 6 | 4 |
| 27 | Golden State Warriors | 5 | 4 |
| 28 | Miami Heat | 7 | 5 |
| 29 | Minnesota Timberwolves | 7 | 5 |
| 30 | Washington Wizards | 5 | 5 |
Questo si traduce in oltre 50 punti di media a partita provenienti dalla panchina, sul totale di squadra di 110. Oltre 5 punti in più rispetto alla seconda squadra in questa speciale classifica, i Brooklyn Nets. E ben 16 punti in più rispetto alla media di tutte le franchigie NBA (34).
I Lakers stanno estendendo il concetto di Sixth-Man-of-the-Year a quello di Bench-Team-of-the-Year.
Vs. Pacers
La sconfitta contro i Pacers è qualcosa dal qual partire per capire pro e contro di questa scelta.
Il quintetto che ha giocato i minuti finali è Russell-Clarkson-Williams-Nance-Randle. Assieme sono un’arma offensiva totale: possono sfruttare i blocchi dei lunghi che rimangono però sufficientemente veloci e precisi per penetrare o tirare piedi a terra dalle media.
Senza contare i rimbalzi offensivi:

Hanno tre tiratori da tre mortiferi, che possono al contempo giocare in penetrazione cercando il fallo (Williams e Clarkson) o isolarsi in post (Russell). Guardate il movimento di questi ultimi due perché il merito del canestro è gran parte loro:

D’Angelo lascia la palla a Williams e si allarga per mantenere la spaziatura. Poi, quando Williams sfrutta il blocco (perfetto) di Nance per penetrare, Clarkson scivola in attesa di un possibile scarico, seguito da Teague che non va in aiuto su Russell. A questo punto a Thaddeus Young non resta che andare a chiudere su Russell e Williams, lasciando del tutto solo Randle per una facile bimane.
Anche difensivamente non hanno sofferto troppo contro un quintetto quasi altrettanto small come quello di Indiana. Il problema è che non avevano un difensore di ruolo: i Pacers hanno conquistato la vittoria solo grazie agli isolamenti di George (suoi 10 dei 12 punti segnati da Indiana negli ultimi 5 minuti). Semplicemente immarcabile per chiunque fosse in campo in quel momento. L’ottima prestazione di PG13 ha vanificato il grande recupero dei Lakers e tolto una vittoria che, se non meritata, avrebbe avuto in ogni caso ragion d’essere.
L’esperienza, però, è stata sfruttata per affrontare situazioni simili, come vedremo contro i Kings.
Vs. Suns
Phoenix è scesa nello Staples con un assetto abbastanza basso. Al quale Walton, nelle fasi finali ha risposto con un quintetto altrettanto piccolo. Russell-Clarkson-Young-Ingram-Randle.

Nel frame qua sopra potete vedere Ingram in post-basso, mentre Chandler si trova a marcare Clarkson liberatosi grazie al blocco di Randle. Questo quintetto è difensivamente capace di reggere contro quasi qualsiasi small-ball, con i “lunghi” (Young compreso) capaci di switchare sui blocchi. Ma resta molto efficiente anche in attacco, con 4 buoni/ottimi tiratori da fuori ed un Randle che comunque non può essere battezzato come un DeAndre qualsiasi (43% tra i 3 metri e la linea da tre punti).
Julius paga 10 cm a Chandler, quindi la sua difesa su di lui è stata per forza di cose molto fisica e votata a non fargli prendere posizione. Probabilmente è proprio da questo che nasce la reazione del centro dei Suns.
https://www.youtube.com/watch?v=rKUD4GUWrLU
Tyson, dopo una transizione, va a cercare Jiulius, quasi sfiorando la rissa (che resta invece solo sul piano verbale). Ciò che succede dopo non ha solo valore tecnico, ma anche mentale.
I Lakers giocano in casa, Chandler ha appena nonnizzato Randle che riceve palla dalla rimessa. I due si trovano in isolamento, il pubblico si alza in piedi e comincia a rumoreggiare, in attesa della vendetta.
Randle temporeggia, tutti attendono l’1-vs-1. Si scambiano ancora qualche battuta, con Julius che sfida apertamente Chandler. Booker si allontana da Clarkson per andare in aiuto, ormai certo della penetrazione, puntando la sua attenzione su Randle, che invece effettua un laser-pass proprio verso Jordan. Tripla e tripudio allo Staples.
Questa azione è un doppio segno di maturità: prima Randle non abbocca al trash-talking di Chandler, limitando la sua reazione ed abbassando lo sguardo (cosa che capiterà anche contro i Kings, come vedremo poi), anche se gli arbitri propenderanno poi per un salomonico doppio tecnico.
Inoltre sfrutta la situazione a proprio vantaggio, inducendo all’errore la difesa di Phoenix. Un atteggiamento molto poco superomistico, come di rado se ne vede in una lega ad alto tasso di testosterone.
In questa partita, i 5 minuti finali che avevano decretato la sconfitta contro i Pacers si sono trasformati nei 5 minuti con i quali è stata conquistata la vittoria. Entrati Randle e Russell, in poche azioni i Lakers hanno scavato un solco di 10 punti, poi mantenuto fino alla fine. Nonostante un Booker inarrestabile, c’è da dire.
Vs. Kings
I Kings hanno condotto gran parte della gara senza particolari patemi. Ovviamente il merito va a Cousins, rebus (quasi) irrisolvibile per la difesa gialloviola. Che fosse in post-basso o in pick&pop con un tiro dalla media/lunga distanza, Boogieman ha segnato praticamente in ogni situazione.
Mi metto nei panni di Mozgov. Comprendo la sua ritrosia ad uscire dal pitturato. Viene pagato 16M$ fare la faccia cattiva, difendere il ferro e sgomitare nei pressi dello smile. Quello che ha dovuto affrontare va contro tutto ciò che gli hanno insegnato nelle fredde palestre di Leningrado:

Considerata la difficoltà di Timofey a gestire Cousins fuori dal pitturato, Walton decide di affrontare gli ultimi cinque minuti con questo quintetto.

A differenza della gara contro i Suns, in campo ci sono giocatori poco “small”, tutti con una buona propensione alla difesa (anche Young, nonostante statistiche non ottimali, quest’anno ha un’attitudine difensiva inusuale).
Come dicevamo, Walton ha imparato dalle partite precedenti che quasi tutte le squadre si affidano al loro go-to-guy nei clutch game. Per limitare (non dico fermare, perché è missione impossibile) Cousins, ha quindi optato per mettergli addosso Mozgov o Randle, capaci di reggere le sue sportellate. Ma questo non sarebbe bastato, come visto contro Indiana. Quindi ha deciso di affidarsi a raddoppi estensivi dei piccoli, generando turnover (e conseguenti transizioni) e in ogni caso mettendo pressione a DeMarcus.
Il risultato è che Cousins in quei minuti ha segnato solo 2 punti dal campo, con un 1 su 5 al tiro. Una sconfitta che, evidentemente, non è andata giù molto bene al lungo di Sacramento, tanto che a fine partita ha avuto qualche parola dolce per Randle.

Anche in questo caso esemplare il comportamento del numero 30, che non reagisce, pur senza arretrare di un millimetro. Sottolineo questo fatto, pur poco tecnico, perché è anche “da questi particolari che si giudica un giocatore”.
Il sintomo è di un gruppo coeso e con la giusta impostazione mentale, ovvero quella vincente. L’atteggiamento calmo e rasserenante di Walton, aveva lasciato alcuni dubbi sulla sua leadership nello spogliatoio. Da quanto si è visto in queste partite, la disciplina che è riuscito ad instillare nella squadra in questo breve lasso di tempo è invece più che positiva (tra l’altro è piuttosto raro vedere un head coach quasi gettarsi nella mischia durante una rissa).
Julius
Se il collettivo è ciò che ha portato i Lakers ad un record iniziale di tutto rispetto, Randle però rappresenta la chiave di volta della squadra. Il paragone con Green, ovviamente, è ancora tutto da decifrare, ma alcuni numeri possono già dare un indizio: è primo per minuti giocati, terzo per percentuali di assistenze (%AST) dietro a Russell e Williams, quarto per USG%. E soprattutto, è primo per DWS e WS. A questo si aggiungono i quasi 9 i rimbalzi totali per partita ed ai quasi 4 assist. Il suo contributo alle vittorie è evidente nelle statistiche ma anche nel gioco.

Tutto Randle minuto per minuto: rimbalzo difensivo, transizione palla in mano, blocco ed assist.
Numeri a parte, sta espandendo il suo gioco sempre di più. L’anno scorso esisteva solo il post basso e l’attacco al ferro. Adesso gli viene chiesto di aprire gli spazi, tirare dalla media, attaccare il lato debole, passare.
A soli 22 anni, Randle si sta rivelando sempre più completo, in parte grazie alla squadra, ma anche alla sua crescita personale. E potrebbe anche essere il giocatore più difficile da sostituire, considerato il VORP (che indica la prestazione di un giocatore confrontata a quello che lo va a sostituire) di 0.4, anche qui il più alto dei Lakers.
Work in Progress
I Lakers non sono una corazzata, tutt’altro. Ma i margini di miglioramento sono enormi e le aree su cui lavorare sono piuttosto chiare. A partire dai 202 turnover concessi (17 a partita), ultimi della lega (bilanciati dai 15 forzati agli avversarsi, in questo caso secondi tra tutti i team NBA). Non hanno infatti un giocatore designato a portare palla. Al contrario, in base al portatore di palla viene scelto quasi sempre la modalità di attacco della difesa. Questo porta la squadra a far girare molto bene il gioco, ma spesso è anche la causa stesa dei turnover. Statistica che, guarda caso, li assimila ai Warriors.
L’altra area da migliorare è il tiro da tre punti. Quarti per percentuale concessa agli avversari da oltre l’arco e sedicesimi per tiri da tre segnati (anche se con un sufficiente 34%). Se Ingram riuscisse a prendere più tiri smarcati da fuori dell’arco e Randle mettesse su un tiro vagamente affidabile, potrebbero salire diversi punti percentuali.

La difesa rivedibile di Clarkson
Difensivamente, la squadra è ben messa in campo, i cambi vengono ben eseguiti e gli aiuti sono tempestivi. Ciò che difetta è la prestazione dei singoli: il migliore per DRtg è Nance, con 103 punti per 100 possessi. Considerando che i primi 20 della lega stanno tra i 91 abbondanti di Paul ed i 100 scarsi di Crawford, possiamo comprendere come l’attitudine difensiva del singolo sia piuttosto deludente. (NdR: i Clippers mettono 6 giocatori tra i primi 20 di quella statistica… giusto a rimarcare il famoso detto sulla difesa che fa vincere le partite). Migliorare i singoli in questa fase è ciò che separa una buona da un’ottima stagione.
Fuoco di paglia?
Considerate le aspettative prestagionali, i Lakers hanno due tipi di futuro davanti a loro.
Se il loro gioco dovesse confermarsi così efficace, probabilmente raggiungeranno agevolmente i Play Off. Questo roster è così giovane e gioca in questo modo da così poco tempo che non può che migliorare. Mettendo a punto la difesa e limitando le palle perse, le vittorie non mancheranno di arrivare, sopratutto contro squadre di media/bassa classifica. Tenendo conto che diverse squadre non sono al livello cui ci si aspettava, la missione non è così improbabile.
D’altro canto, l’exploit di questo primo ottavo di campionato potrebbe essere, per l’appunto, una coincidenza favorevole di elementi. Squadre non ancora rodate, qualche mezzo infortunio di giocatori chiave in momenti chiave (vedi Anthony Davis), qualche geniale intuizione tattica, possono ben spiegare almeno la metà delle vittorie fin qui conquistate. Ma sono anche elementi aleatori che, nell’arco di una stagione, tendono a livellarsi con opposti esiti. Se la strada fosse questa, i Lakers si troveranno di fronte ad un costante declino man mano che la stagione avanza.
Ciò che ci chiediamo è quale sarà la sliding door della stagione. E dove essa condurrà Walton e soci.


