Il 6 Maggio del 1985 a Winston-Salem, North Carolina, nasce Christopher Emmanuel Paul, detto Chris.
Il destino nei suoi piani misteriosi ha voluto che a quel bambino, quel giorno, venisse affidato proprio quel secondo nome: Emmanuel, un nome ebraico che significa ‘Dio è con noi’. E ‘Dio è con noi‘ dev’essere più o meno quello che hanno pensato tutti gli allenatori che hanno visto nascere, crescere e maturare questo meraviglioso esempio di intelligenza cestista e dedizione per il gioco.

Chris Paul
Nel primo turno playoff del 2015, i suoi Clippers sfidano i San Antonio Spurs di Gregg Popovich, campioni in carica, per l’ approdo alla semifinale di Conference.
Il risultato sembra scontato ma il campo racconta altro. La serie si rivela estremamente interessante ed i Clippers di Paul, Griffin e Jordan, capitanati da Coach Doc Rivers, costringono gli speroni ad una gara 7 del tutto imprevedibile. A 9″ dalla fine il risultato è sul 109 pari, l’overtime sembra inevitabile e Paul è tutto tranne che in forma a causa di un infortunio. Chris non vuole uscire dal campo e non può esimersi dal prendere l’ultimo possesso. Viene rimessa in campo la palla, Griffin la riceve e la lascia in hand-off a Paul, che con mezza gamba fuori uso penetra verso canestro inseguito da Green e Duncan, si gira, prende un tiro dai 3 metri, fuori equilibrio e con un angolazione discutibile. La palla rimbalza sul tabellone e finisce dentro...
La Los Angeles sponda Clippers impazzisce!
Ora, se siete appassionati di basket, a meno che non abbiate vissuto sulla luna, saprete che questo straordinario giocatore, in 12 anni di militanza nella lega, di colpi di classe come quello sopra citato ce ne ha fatti vedere più di uno. Ma oggi non è questa la storia che voglio raccontarvi. La storia ha lo stesso protagonista ma è ambientata qualche anno prima, quando Chris andava alla West Forsyth High School e passava le estati insieme a suo fratello lavorando alla pompa di benzina del nonno: Nathanial Jones, per tutti ‘Papa Chilly’.
Papa Chilly, come Paul stesso dichiarerà in seguito, è stato non solo una pietra fondamentale per la sua educazione, ma anche il suo migliore amico e dal canto suo il nonno ricambiava abbondantemente l’ amore di Chris e anticipava l’orario di chiusura del suo distributore di benzina per poter vedere il nipote al palazzetto.
A questo punto interviene il destino, e la nostra umana natura ci costringe ad arrenderci a questa insindacabile evidenza: al fato non si sfugge!
Un maledetto giorno, mentre Chris giocava una partita di football nella sua High School (sì, giocava anche a football ed era bravino!), dalle parti dell’attività di Papa Chilly, passarono dei malviventi che lo presero, lo legarono e lo picchiarono. Nonno Nathaniel era un omone e sembrava quasi compensare il piccolo Chris, ma soffriva di cuore e sciaguratamente quel giorno, non superò lo smacco di veder violata la sua vecchia pompa di benzina, compagna di una vita, frutto di tanto sudore. Quel giorno, il cuore di Papa Chilly smise di battere.
La notizia arriva a Chris. Per un secondo il suo cuore si ferma, si frattura e poi ricomincia a battere. Il problema è che questo tipo di fratture non rimarginano facilmente. Anzi, non rimarginano mai.
Chris è a pezzi. La zia vede la disperazione negli occhi del ragazzo e sa che deve fare qualcosa per rianimare il nipote, ma cosa?
La soluzione, ancora una volta, sta in quella palla a spicchi, che da nonno Nathaniel era passata in lascito al piccolo Chris. Così l’altra figlia di nonno Nath, la sorella di mamma Paul, prende il giovane da parte e gli dice: “Son, devi reagire, devi prendere quel pallone e rendere omaggio a Papa Chilly. Non mollare!”
Ci sono dei momenti in cui capita di pensare che qualche forza astrale agisca al posto nostro, quei momenti in cui la vita si trasforma in un film e noi, ignari attori, ne diventiamo i protagonisti.
Come gli antichi maestri prego le muse di donarmi le giuste parole per raccontarvi quella magica giornata. Vorrei potervi trasmettere quello che è successo poi, con la stessa forza con cui l’ ho sentito io dalle parole di Paul e spero, mi auguro con tutto il cuore, che la mia penna sia in grado di farlo, perché ci sono storie che entreranno nell’epica sportiva, e oggi, affrontiamo una di quelle.
La partita successiva si gioca e Chris non sa come trovare la forza per scendere in campo. La soluzione arriva ancora una volta dalla zia: “Che ne dici di entrare sul parquet e segnare 61 punti? Uno per ogni anno di Papa Chilly.” Al giovane Paul dev’essere piaciuta l’ idea perché riesce a dominare senza troppi problemi, ma quel 61 sembra un numero davvero irraggiungibile ed il suo precedente record di punti era 39.
E’ qui che interviene qualcosa di mistico che trasforma l’impossibile in reale. Chris quel giorno sembra posseduto, è completamente ‘in the zone‘ come dicono dall’altra parte dell’ oceano, non forza neanche, è semplicemente baciato dal cielo, non importa chi o cosa gli si parerà davanti, giunto a quel punto, nessuno avrebbe potuto fermarlo dal raggiungere il suo scopo. Segna 24 punti nel solo secondo quarto, e quando a metà dell’ultimo periodo è a 56 punti inizia a capire di poter davvero omaggiare Papa Chilly.
A 2:30 minuti dalla fine ne ha 59. Penetra in palleggio, segna e subisce il contatto per il libero supplementare. Cade a terra, rimane disteso per qualche secondo, fissa il soffitto… Sono 61, e nonno Nath guarda dall’alto soddisfatto. C’ è il tiro libero da tirare ma Chris va in lunetta, tira volutamente corto, e mentre la palla rimbalza a terra si è già girato verso la panchina. I grandi occhi marroni lacrimano e abbraccia suo padre, il suo vice allenatore, in una stretta eterna.
Chris ne ha messi 61. Uno per ogni anno di Papa Chilly.
Degli anni successivi non credo ci sia molto da dire. Chris Paul è diventato senza alcun dubbio uno dei Playmaker più forti della lega, un giocatore in parte anomalo per i giorni nostri. Nonostante gli manchi ancora l’ anello, Chris ha condotto gli Hornets prima, ed i Clippers poi, ad annate sempre competitive. E’ stato il rappresentante dell’ associazione giocatori ed ha sempre lottato in prima fila per i diritti umani e razziali, esponendosi, spesso insieme ai suoi amici Wade, LeBron e Melo, per far si che la sua visibilità possa portare qualcosa di buono in un Mondo travagliato.
Questa è la storia di Christian Emmanuel Paul, un Playmaker d’ altri tempi, un uomo con un gran cuore e con una dedizione assoluta per il gioco.
Chissà che magari, gli dei del basket, non decidano di benedirlo un’ altra volta, come fecero quel giorno alle High School, e chissà che non capiti proprio in finale.

