“I’m Lebron James from Akron, Ohio. From the inner city. I am not even supposed to be here.” Un Lebron James vistosamente commosso riusciva a pronunciare queste poche parole ma molto toccanti al momento di ricevere nel 2013 (per la seconda volta consecutiva) il premio Bill Russel NBA Finals Most Valuable Player Awards. Premio istituito nel 1969 che viene assegnato al giocatore più determinante della serie finale dei playoff. Il giocatore che vince tale premio viene implicitamente riconosciuto come il giocatore che ha trascinato la sua squadra alla vittoria finale del Larry O’Brien Trophy. E per ben 35 volte su 36 è accaduto proprio così. Fa eccezione proprio il primo giocatore ad avere vinto questo premio individuale. Si trattava di Jerry West, alias Mr. Logo, che nel 1969 portò ad un passo i suoi Lakers dalla vittoria finale contro gli accerimi nemici Celtics. Al termine di gare 7 le statistiche di West erano pressochè irreali (37.9 PPG, 4.7 RPG e 7.4 APG) che però non gli consentirono ugualmente di fargli vincere il primo titolo NBA ,che avverà solamente ne1972. Dopo bene 46 anni potrebbe, a sentire l’opinione di molti analisti, toccare ad un altro giocatore l’ingrato privilegio di vincere l’MVP delle Finals uscendo sconfitto.
In queste 5 partite Lebron James ha messo in mostra una grandezza nel gioco che si è vista solamente in poche altre occasioni e in soli pochissimi altri giocatori. Sta affrontando “the team of the destiny” quale è Golden State praticamente da solo sull’isola (cit. l’avvocato Federico Buffa), senza giocatori importanti come Irving, Love e Varejao. La seria è oramai chiusa da tempo. Troppo profonda la squadra di Kerr, troppo sfrontati i ragazzi di Oakland per lasciarsi perdere questa grande opporunità. E’ giusto che vincano loro, lo pensano e lo sanno tutti, tranne lui. Lui che non cerca scusanti per alzare bandiera bianca e arrendersi ad un’impresa al limite dell’umano. Le sue statistiche (36.6 punti, 12.4 rimbalzi e 8.8 assist) la sua volontà di non arrendersi. In Germani, alla fine del ‘700 ha preso forma un movimento culturale denominato “Sturm und Drang”. Si esaltava la figura titanica dell’eroe che sfida forze superiori andando fino in fondo nella sua lotta, anche quando è cosciente che solo la sconfitta lo attende. LBJ si sta comportando allo stesso modo, ma se per una volta in questo gioco dovesse prevalere la logica allora bisognerebbe dare a Cesare quel che è di Cesare: titolo di campioni ai Warriors ma MVP a James.
Mr. Logo ha creato il precedente, non vi è ragione per cui the Choosen one non possa toccare la stessa sorte. E chissà quale discorso farebbe questa volta il ragazzo di Akron alla luce di un’altra sconfitta ad un passo dalla gloria.





