Venerdì notte, Oracle Arena. Nel terzo-quarto della partita tra Golden State Warriors e Sacramento Kings va in scena una delle prestazioni individuali più belle e importanti che la storia di questo sport ricordi: 4/4 da due e 9/9 dall’arco che permettono a Klay Thompson di siglare 37 punti in un solo quarto di gioco; qualcosa di mai visto finora, con il pubblico di Oakland giustamente in visibilio, conscio del fatto di aver appena assistito ad un qualcosa di storico. Tutti noi abbiamo gridato, com’è normale che fosse, al record. La stessa NBA, attraverso i propri canali ufficiali ha diramato la notizia. Eppure qualcuno non è stato propriamente d’accordo nell’attribuire il record a Klay Thompson ed è stato proprio colui il quale s’è visto spodestare dal trono: quel George “Iceman” Gervin noto ai nostri padri e i nostri nonni per essere stata una delle guardie più prolifiche del tempo, oltre che per aver giocato in Italia, nella Virtus Roma, nella stagione 1986-87.
“Woooow, qualcosa di impressionante.” ha subito esclamato Gervin quando è venuto a conoscenza della notizia. “Mi piacerebbe però cercare di vedere come riesce a segnarne 33 o 37 in un solo quarto, senza l’ausilio della linea da 3 punti.” Ha proseguito.
In effetti, il buon vecchio George, un po’ scherzando e un po’ parlando seriamente, tutti i torti non ha. Al tempo in cui giocava lui, i giocatori non avevano la possibilità di segnare 3 punti con un solo tiro, semplicemente perché il regolamento non lo prevedeva. L’ex guardia degli Spurs, infatti, siglò il proprio record in una partita (persa) contro gli Utah Jazz, il 9 Aprile 1978; la regola del tiro da 3 punti venne applicata soltanto un anno dopo. L’unico ‘aiuto’ a disposizione arrivava dal tiro libero che scaturiva da un fallo della difesa, in aggiunta al canestro segnato, ovviamente.
“È divertente” spiega Gervin. “La gente ride quando lo dico, ma io non credo assolutamente che qualcuno abbia mai battuto il mio record. Pensateci. È come se partecipando ad una corsa dei 100 metri, un partecipante parta dalla metà, quando l’altro è invece al punto di partenza. Non è corretto.” Ha detto George, prima di proseguire con “Io sono quello presente nel libro dei Guinness e quindi, se qualcun altro verrà inserito al mio posto, mi piacerebbe quantomeno vedere un asterico sul suo nome.”
Insomma, se per alcuni aspetti, il discorso fatto da George Gervin, tanto folle non è, d’altro canto sembra quasi un atto di testardaggine da parte di una grande guardia del passato che oramai non riesce ad accettare che Klay Thompson abbia potuto battere il record che deteneva da ben 36 anni, cercando di aggrapparsi a qualche piccola minuzia nel tentativo di mantenere ancora vivo il proprio nome nelle classifiche All-Time della NBA.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino



