Per questo articolo vorrei partire da un numero. 9930. Gli spettatori presenti alle due semifinali delle Final Eight 2020 di Pesaro. Insieme alla finale di domenica fanno 20.000 totali in due giornate. In un Italia incentrata sul calcio, sport nazionale per antonomasia, il basket si è preso il palcoscenico per un weekend.
È stato un torneo pieno di colpi di scena, giocato da grandi atleti e supportato da un pubblico meraviglioso, che affascinato dalle gesta in campo, non aveva altro da fare che applaudire in continuazione.
Sono state le Final Eight di Venezia e del suo fantastico capo allenatore De Raffaele, di Adrian Banks e della sua Brindisi, delle delusioni chiamate Olimpia Milano e Virtus Bologna. Ma sopratutto è stata la Coppa Italia delle tifoserie.
Un pellegrinaggio di massa da ogni parte dell’Italia. È stato come se fossimo ritornati al 1300, quando Gerusalemme era il centro del mondo religioso, un luogo d’incontro per qualsiasi credente, dai Cattolici ai Musulmani fino agli Ebrei.
Pesaro è stata per quattro giorni la capitale del basket italiano, come non succedeva dagli anni 90’, quando la Scavolini dominava tutti i palazzetti della penisola. Un luogo dove esaltare la propria squadra, unendosi a persone che non hanno nulla a che fare con te. Un palazzo intero ad esultare per l’Happy Casa Brindisi sia in semifinale contro la Fortitudo Bologna, (odiatissima a Pesaro) sia in finale contro la Reyer Venezia.
Eppure questi ultimi sono stati più forti, più esperti e sopratutto più profondi. Venivano da ben due battaglie contro Virtus Bologna ed Olimpia Milano, eppure avere il lusso di lasciare fuori dai 12 due giocatori come Udanoh e Goudelock significa che il talento e l’esperienza non mancano.
E allora finita la partita tanti applausi ai campioni delle Final Eight 2020, ma sopratutto un’ovazione per i vinti, quella Brindisi supportata per tutti i 40 minuti da 3000 tifosi mischiati a una parte dell’ex inferno biancorosso, in uno spot bellissimo per la pallacanestro italiana.
Non è stato tutto rose e fiori tra le tifoserie. La famosa rivalità che ormai va anche (purtroppo) oltre il rettangolo da gioco tra Pesaro e Bologna (Fortitudo in particolare) ha portato a giocare la semifinale in una bolgia per la squadra di Antimo Martino. Erano in 2000 provenienti da Bologna, che pur riempendo fino all’ultimo seggiolino disponibile la curva ospite, eppure erano palesemente in svantaggio.
Impotenti di fronte al pubblico pesarese che per una notte è tornato come se fossimo ancora nel Palasport Hangar di Viale dei Partigiani, non curando il fatto che in campo la squadra di Pesaro non ci fosse.
È stata un weekend stupendo, nel segno della diversità territoriale; la finale è stata denominata nord contro sud: in un’Italia mai stata unita realmente tranne che per la nazionale di calcio, dove la differenza tra nord e sud è tutt’ora marcata, l’obbiettivo di questa manifestazione era riunire tutti sotto l’amore per la palla a spicchi.
In parte ci siamo riusciti, ma il lavoro da fare è solo all’inizio, nonostante la predetta palla a spicchi si sia rivelata una grandissima aiutante per migliorare ancora.
Per un riassunto delle Final Eight 2020 clicca qui.

