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Olimpiadi e atletica, lo psicodramma USA nello sprint del 2021

di Daniele Morbio
Olimpiadi e picodrammi, l'anno zero degli USA nel 2021

Storia di Olimpiadi, storia di atletica, storia di uno dei più grandi psicodrammi sportivi. Difficile pensare che gli USA possano non ricordare luogo, periodo storico, discipline e tutto ciò che si è consumato. Andiamo con ordine però, perché domani è in programma la cerimonia d’apertura dei 33° Giochi Olimpici e tra una settimana inizierà la regina degli sport con l’Italia che cercherà di essere grande protagonista come accaduto proprio a Tokyo tre anni fa. Eh già, il Giappone. Lì si è consumato tutto quello di cui parleremo a breve, uno dei più grandi psicodrammi della storia dello sport.

3 anni fa a Tokyo la nazionale del presidente Stefano Mei si presentava a fari spenti ma forte di un movimento voglioso di riscatto, che potesse dare una sterzata al terrificante e bruttissimo zero rimediato a Rio de Janeiro nel 2016. Si può dire con discreta dose di certezza che il 2021 è stato il vero anno di rinascita dell’atletica italiana e – non solo – dello sprint o di qualsivoglia altra disciplina, gara o chissà che altro. Difficile fare meglio, l’importante ora è dare continuità alla crescita del movimento, con piazzamenti, finali e medaglie

Olimpiadi e atletica, dentro lo psicodramma degli USA nello sprint del 2021

Partiamo dall’inizio. Di solito quando gli USA parlano o scrivono articoli lo fanno con un modo tutto loro, un po’ spaccone, un po’ “americano” e con poco rispetto per gli altri. Nel 2021 prima delle Olimpiadi la rivista a stelle e strisce Track and Field news ha fatto un pronostico sul medagliere azzurro nell’atletica: una sorta di massacro sportivo con 0 medaglie, un quarto posto, 5 tra i primi 8 e 6 tra i primi 10. Insomma, una vera e propria ecatombe… è andata così? Be’, per maggiori informazioni è meglio chiedere direttamente a loro, o meglio, allo sprint d’oltreoceano…

Tokyo 2021. Tutto nasce, cresce e si consuma qui, allo stadio nazionale della stessa città giapponese. Per dovere di cronaca – però – due delle 5 medaglie sono arrivate tra le strade di Sapporo nella marcia 20km, il 5 e 6 agosto, con Massimo Stano ed Antonella Palmisano. Questa però è un’altra storia di cui non parleremo, perché c’è da parlare di altro, del mondo alla rovescia, dell’America piangente e di un resto del mondo a dir poco felice. Ecco, perché da sempre nella storia della regina degli sport i nazionali americani sono sempre i favoriti, ma tre anni fa qualcosa non è andato effettivamente così….

Nei 100m il più grande smacco lo ha regalato Marcell Jacobs con quel 9″80 da antologia con l’americano Kerley relegato ad un semplice argento in una gara che avrebbero dovuto dominare, nei 100 al femminile il podio è stato tutto giamaicano con una tripletta dominante forse un pochino più pronosticabile, nei 200 De Grasse (canadese) ha messo in riga gli americani favoriti per la doppietta ed al femminile ugualmente è arrivato un altro oro “jam”. Nel giro di pista – poi – i titoli sono stati appannaggio Bahamas con Steven Gardiner Shaunae Miller-Uibo. Tra gli ostacoli “alti” favoriti gli USA, ma messi in riga da un jam nei 110hs e da una portoricana nei 100hs. Unico titolo? I 400hs, che – però – non è proprio sprint…

E le staffette? La 4×100 americana maschile non è giunta nemmeno in finale eliminata con 38″10 in batteria. Chi vinse poi? Be’, l’indizio ve lo diamo: Filippo Tortu di corto muso sull’Inghilterra con il primato nazionale. E scusate se è poco, no? Al femminile la 4×100 è finita naturalmente in mano alla Giamaica, con le atlete oltreoceano che qui almeno hanno fatto finale ed argento. Le uniche staffette d’oro sono le due del miglio, la 4×400 M e F. Un po’ pochino tornare a casa con 0 ori nello sprint e 0 ori nelle staffette veloci, no?

La storia di uno psicodramma sportivo che ha scioccato lo sport, l’atletica e le Olimpiadi, con gli USA che da spacconi sono diventati pulcini bagnati: a Parigi ora magari vinceranno tutto, ma Tokyo dimostra che non sempre vince il più forte e – soprattutto – non si vince con le parole ma con i risultati in pista. Lo stato scioccante in cui hanno versato gli americani per tre anni è forse ancora tangibile oggi: in Francia reagiranno e domineranno o inciamperanno nuovamente? Lezione imparata o nuovo psicodramma, anche in tono minore?

JACOBS VINCE A TOKYO (FOTO COLOMBO/FIDAL FIDAL)

Foto credit Colombo/Fidal Fidal

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