Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLA ClippersAdam Silver: “Sanzioni ai Clippers appropriate, le regole valgono per tutti”

Adam Silver: “Sanzioni ai Clippers appropriate, le regole valgono per tutti”

di Michele Gibin
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Il capitolo – bello lungo – sul caso Clippers-Aspiration è ora davvero chiuso, con la presa d’atto di Steve Ballmer il quale ha accettato le sanzioni imposte dalla NBA, e le parole del commissioner Adam Silver che in conferenza stampa ha garantito che queste “non verranno modificate”.

Revoca di 5 prime scelte future al draft tra 2029 e 2033, una multa di 30 milioni di dollari e sospensioni per un anno inflitte a Ballmer e alla executive Gillian Zucker, president of business operations della squadra, e di 6 mesi al presidente Lawrence Frank, e nessun appello né impugnazione prevista per i Clippers. “Non ritengo che abbiamo arrecato un danno permanente alla franchigia, senza dubbio si tratta di un problema per loro. L’obiettivo di sanzioni come queste è assicurarsi che altre squadre non facciano le stesse cose in futuro (…) anche se al momento non abbiamo ragioni per pensarlo” così Silver da New York dove il board of governors della lega si era riunito.

Adam Silver ha spiegato di aver voluto tenere saldo il principo del competitive balance anche decidendo come punire i Clippers per le violazioni del contratto collettivo di lavoro. “Ovviamente delle conseguenze sulla capacità della squadra di restare competitiva non si potevano evitare, ma la NBA deve restare una lega di 30 squadre, Ed è inevitabile che le sanzioni tocchino indirettamente anche i tifosi della squadra punita. Si tratta di un equilibrio delicato da mantenere. Steve Ballmer? Apprezzo che abbia accettato le nostre decisioni, che si sia scusato e che si sia preso le sue responsabilità. Ora quel che vogliamo fare è voltare pagina, crediamo che una volta scontata la squalifica di un anno si possa tornare a un buon rapporto“. Nel decidere che tipo di sanzioni imporre ai Clippers, Silver ha spiegato di aver tenuto presenti i precedenti, come il caso Joe Smith dei Minnesota Timberwolves, l’unica altra franchigia nella storia della lega a essere stata punita per un tentativo di aggirare le regole salariali NBA. Nel 1998 i Twolves si accordarono con Smith per firmare da free agent una serie di contratti annuali al di sotto del valore previsto per un giocatore del suo calibro, con la promessa “sottobanco” di una compensazione al momento del rinnovo pluriennale dello stesso. Cosa che sarebbe puntualmente avvenuta nel 2000. In quel caso la NBA aveva punito i Timberwolves con la revoca di 5 scelte future al draft e le sospensioni per l’allora Gm della squadra Kevin McHale e per il proprietario Glen Taylor. Smith avrebbe lasciato i Twolves nel 2000 per giocare coi Pistons senza rimediare squalifiche, ma il suo contratto da 88 milioni di dollari dell’epoca fu annullato, cosa che non è avvenuta con Kawhi Leonard.

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