Questa settimana parliamo della squadra del momento, i Portland Trail Blazers, che, oltre ad aver recentemente vinto con i Golden State Warriors (non sono molti coloro che quest’anno hanno avuto tale “privilegio”) sono in piena striscia positiva e, col loro record di 30-27, sono in piena lotta per i Playoffs ad Ovest.
La stagione per i Blazers era cominciata con i dolorosi addii dei vari LaMarcus Aldridge, Nicolas Batum, Robin Lopez etc. che, però, non hanno assopito i sogni di gloria della dirigenza e dei caldi tifosi dell’Oregon. Il GM Neil Olshey ha puntato su giovani di talento che non occupassero tanto a livello salariale, così da poter puntare, magari tra qualche anno, a firmare una “Stella” da poter affiancare all’uomo-franchigia Damian Lillard.
Da subito fu netta l’impressione che la franchigia non intendesse “tankare”, ossia perdere di proposito per future scelte alte, bensì intraprendere una strada alla Boston Celtics, cercando di far fare esperienza ai giovani in vista della consacrazione definitiva tra qualche anno con l’aiuto di un “Big”. Nessuno,dunque, si aspettava una stagione stile Philadelphia, ma sicuramente il rendimento di Portland sta superando le aspettative.
A spiccare in tale situazione positiva, oltre i “draftati” Lillard e McCollum, sono, principalmente, l’ala piccola Al-Farouq Aminu e il centro Mason Plumlee, entrambi arrivati in estate. Aminu ha firmato un contratto di 4 anni a $30 milioni, mentre l’ex Brooklyn Nets è arrivato via trade insieme al compagno Pat Connaughton, in cambio di Steve Blake e dei diritti per Rondae Hollis-Jefferson. Aminu, oltre ad avere buone statistiche (10 PPG,6.3 RPG,1.6 APG) ha avuto un ottimo impatto sul gioco dei Blazers,in entrambi i lati del campo. In fase difensiva e’ sempre stato bravo e sta dando tantissima energia e intensità ad una squadra che ne ha bisogno, dato che è formata da tantissimi talentuosi tiratori ma da pochi difensori puri. Pur non essendo dotato di un gran fisico, Aminu riesce a dare filo da torcere ai pari ruolo più dotati di lui, essendo molto intelligente nella posizione difensiva da occupare e assolutamente disposto al sacrificio per il bene comune (ad esempio basti notare i tantissimi raddoppi sul lato debole fatti, con ottimi tempi, in ogni partita). La vera sorpresa è, però, la fase offensiva, dove negli anni precedenti, l’ex Dallas non aveva mai brillato. Oltre a tirare con ottime percentuali (43% e 37% da 3) l’utilità di Aminu consiste nella sua capacità di risultare pericoloso in ogni posizione del campo, fuori dall’arco come nel pitturato. Inevitabilmente tale capacità ‘apre’ il campo, lasciando ampio spazio anche per i giocatori con più punti nelle mani come Lillard e McCollum.
Per quanto riguarda Mason Plumlee i soli numeri già dicono molto sul suo impatto (9 PPG,7.7 RPG,2.7 APG). L’ex Nets e’ un fattore in entrambi le fasi del gioco e anche lui, come Aminu, e’ molto migliorato in fase offensiva, ampliando il suo range di tiro.La fase difensiva e’ la sua qualità principale in quanto, pur avendo un fisico “importante” non risulta quasi mai lento e in ritardo, riuscendo spesso a contestare i tiri dei lunghi avversari anche se fatti dalla medio-lunga distanza (la qual cosa non riesce a moltissimi Centri in questa legha).
Un plauso va fatto al coach Terry Scotts che, in linea con le scelte dirigenziali, e’ riuscito a lavorare molto bene su questi ragazzi, migliorandoli singolarmente e come collettivo, tanto è vero che qualcuno già lo propone come vincitore del “Coach of the Year”. Portland, dunque, a prescindere da come andrà questa stagione, ha davanti a se’ un futuro molto roseo, anche grazie ad acquisti economici e funzionali come quelli di Aminu e Plumlee, in pieno stile “Low Price, Big Quality”.

I Dallas Mavericks starebbero per firmare il veterano David Lee, campione NBA l’anno scorso con i Golden State Warriors.
Nella NBA 2015/2016 parlare di regista puro, di classico Playmaker è molto raro, è sicuramente una tipologia in via di estinzione. Tra questi pochi esemplari rimasti ce n’è uno che ha costruito un’intera carriera sulla creazione di gioco, sul passare la palla nel modo giusto, al momento giusto, alla persona giusta. Stiamo parlando, manco a dirlo, di Rajon Rondo, trasferitosi in estate ai Sacramento Kings. Il play ex Celtics sta viaggiando ad una media di 11.9 assist a partita, la migliore dalla stagione 1994/1995, quando giocava tale John Stockton, un altro che definire “giocatore” o “playmaker ” è quasi offensivo, vista la magia che trasmetteva in campo con le sue giocate. Nonostante i Kings siano in netto calo e difficilmente si qualificheranno per i playoff, Rondo sta facendo un’ottima stagione, “approfittando”, come solo lui sa fare, della vena realizzativa dell’uomo franchigia, DeMarcus Cousins. Insieme al centro ex Kentucky ha formato un’ottima base su cui, magari, rifondare i Kings del prossimo futuro. Il Gioco va avanti, si evolve, cambia, e probabilmente ci saranno sempre meno playmaker puri ma di una cosa siamo certi: difficilmente ci sarà un nuovo Rajon Rondo
