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WNBA, con Parity si prova a colmare il gap salariale

di Francesca Diana
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Lo sponsor Parity, una piattaforma di sponsorizzazione online fondata nel 2020, è sbarcato nella WNBA nel 2021 con l’obiettivo di colmare il gap salariale che vige tra la lega femminile e la NBA.

Da una statistica pubblicata da Women In Sport si può trarre la conclusione che solo lo 0,4% della sponsorizzazione sportiva totale tra il 2011 e il 2013 è andato alle donne, e riguarda soprattutto quelle che gareggiano negli sport individuali.

La WNBPA e Parity lavorano per aumentare il salario delle atlete

Parity è una sorta di tramite che abbina le giocatrici ai marchi utilizzati, facendo arrivare loro i soldi direttamente nelle loro tasche, usando lo stesso meccanismo degli influencer. La piattaforma terrà conto soprattutto delle atlete di fascia media, quelle che sono state penalizzate durante le negoziazioni del 2020. Infatti nonostante il salary cap sia aumentato del 31%, l’incremento ha riguardato soprattutto lo stipendio delle stelle, 83% e quello delle rookie, 35,8%.

Le atlete guadagnano almeno un centesimo per ogni follower e campagna pubblicitaria attraverso i post a pagamento della piattaforma. La guardia delle Los Angeles Sparks Katie Lou Samuelson, che ha 131.000 follower su Instagram e uno stipendio non garantito di 72.141 dollari, può ricavare sino a 1.310 dollari a post attraverso questa collaborazione, somma non di poco conto.

L’esempio della Samuelson calza a pennello poiché per l’anniversario della Titolo IX, la legge che impone la parità di accesso alle attività per ragazze e donne nelle scuole finanziate dal governo federale, ha ricevuto un paio di scarpe personalizzate, progettate da Parity in collaborazione con l’artista Katie Shaffstall, su cui c’era una scritta che lasciava poco spazio alle interpretazioni: “Pagate le atlete “.

La tempistica non è affatto casuale: la condanna a Brittney Griner in Russia ha riportato a galla la annosa questione del doppio campionato per le cestiste. Le giocatrici della WNBA sono costrette ad emigrare all’estero al termine della stagione negli USA per ricevere una compensazione adeguata, il che le espone a determinati rischi, come si evince dal caso della Griner.

La WNBA sta lavorando per fare in modo che le sue atlete possano godere degli stessi diritti dei loro colleghi uomini della NBA.

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