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C’era una volta la Victoria Libertas Pesaro…

di Leonardo Selvatici

New York, 6 giugno 1946. Una data destinata a entrare nella storia, visto che in un pomeriggio nella città della Grande Mela viene creata la BAA, Basketball Association of America. Questa è infatti la prima lega americana per un gioco creato appena 55 anni prima da un professore di educazione fisica del Massachusetts, il basketball.

Ora facciamo però un viaggio di 6807 km in linea d’aria dalla Grande Mela; arriviamo precisamente in un paese italiano affacciato sul mare Adriatico. In un’Italia devastata dalla Guerra conclusa da meno di un anno, il primo luglio 1946 nasce la Victoria Pesaro.

La società verrà rinominata nel 1965 a seguito della fusione delle due società di pallacanestro pesaresi, la Victoria e la Libertas. Viene creata così la Victoria Libertas Pesaro. La Victoria Libertas Pesaro è una squadra nata al centro dell’Italia e rimastaci per sempre restando sempre nel tema della palla a spicchi. La sua bacheca dice 2 scudetti, 2 coppe Italia, 1 coppa delle Coppe più 15 titoli giovanili, oltre al sedicesimo arrivato nel 3 Vs 3 nel 2017.

Solo a livello nazionale configurano anche ben otto finali perse tra coppa Italia e campionato a testimoniare il ruolo centrale della società biancorossa nel basket italiano. E non solo. Pure i New York Knicks di Patrick Ewing hanno avuto l’“onore” (anche se crediamo sia stato più il contrario) di affrontare la squadra marchigiana nel McDonald’s Open 1990 al Palau Sant Jordi di Barcellona.

Gli anni Ottanta e novanta rappresentano l’età d’oro per i biancorossi, con un ventennio (1978-1998) passato a lottare con le grandi squadre italiane. Le semifinali scudetto o le finali nelle varie competizioni italiane (e non) sono all’ordine del giorno. Da quest’epoca derivano infatti i due titoli (’88 e ’90) e altre ben 4 finali perse, dando vita a battaglie dentro e fuori dal campo. Derivano da quegli anni le rivalità profonde con l’Olimpia Milano o le due squadre bolognesi. In particolare, sono i meneghini a non far passare sonni tranquilli ai tifosi pesaresi dopo le serie thriller del ’82, ’85 e soprattutto la semifinale playoffs del 1989.

La Scavolini domina la stagione regolare e, dopo aver by-passato gli ottavi di finale per essere arrivati in testa alla trentesima giornata, ai quarti di finale trova Varese che viene asfaltata in gara 3, arrivando così alla semifinale contro l’Olimpia. Gara 1 finisce 2-0. Milano sbanca l’Hangar di viale dei Partigiani a tavolino grazie alla famosa monetina lanciata dagli spalti verso Dino Meneghin, centro di quella Milano. Il centro italiano si lascia andare a terra e con una reazione al quanto teatrale (come da lui ammesso nella sua autobiografia “Passi da Gigante”) permette alla Philips di ottenere la vittoria e di provocare una rabbia ancora immersa nei cuori pesaresi.

I pesaresi sono di natura dei lottatori, i giocatori da sempre grandi difensori e pieni di “tigna”. Sono ben tre le retrocessioni nell’arco della storia della società, con altrettante promozioni.

Il punto più basso però arriva nel 2005. Una stagione non troppo straordinaria si conclude con il fallimento e la rinuncia a partecipare alla stagione seguente. Ma la passione in città per la palla a spicchi non ha confini e ci si affida alla seconda realtà del basket pesarese, il Falco Pesaro che viene subito rilevato da Valter Scavolini, costruendo una squadra stellare per la serie B. La promozione in LegaDue è pura formalità, grazie anche alle prestazioni di Carlton Myers e, dopo solo due anni, la rinominata Vuelle ritorna nella massima serie.

Una presenza fissa e con un ruolo centrale fino all’addio di Scavolini, che porta a Pesaro un calvario interminabile. Sono ben sette le stagioni consecutive con la salvezza ottenuta soltanto all’ultima giornata. Partite angoscianti e sempre a sperare nelle sconfitte altrui. Fino a quest’anno. È subentrata la pandemia Covid-19 a fermare tutto il mondo. Pesaro però era ferma già da giugno 2019. Una stagione mai realmente iniziata questa, tra infortuni vari e sospensioni per doping. Una squadra inadeguata e troppo giovane che porta ai colori di Pesaro immense brutte figure come mai era successo.

Dopo settimane di riflessione, la Lega Basket Serie A ha deciso di annullare il campionato. Sospese le retrocessioni e sospeso lo scudetto, ora le società hanno il compito di programmare il futuro e di presentare un progetto stabile e duraturo. È questo il punto centrale per la permanenza in Serie A. E la Victoria Libertas Pesaro (diventata ormai Carpegna Prosciutto Pesaro), ha una grande occasione. Era infatti con un piede e tre quarti in Serie A2, ma il destino le ha voluto dare un’altra possibilità per rimanere in Serie A.

Una serie che gli spetta di diritto per la passione cittadina che continuava a portare più di 4500 persone alla Vitrifrigo Arena, nonostante la perenne ultima posizione in classifica e per la storia che si porta dietro. Ma questo non basta più. Servono fatti e non solo più promesse e voci, visto che anche la passione sta cedendo. Servono i risultati per riaccendere una fiamma che non si è mai spenta, ma che non è mai stata così vicina a esserlo.

Per leggere l’approfondimento dedicato a Leonardo Totè clicca qui.

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