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Esclusiva-Michele Vitali: “Mi piace mettermi in gioco”

di Gabriele Ramponi

In questo periodo di stop forzato per la vita di tutti i giorni, come per lo sport, abbiamo avuto l’opportunità e il piacere di scambiare due chiacchiere con Michele Vitali, protagonista fino al momento del blocco, di una grande stagione a livello personale.

Nativo di Bologna, Michele, cresce nelle giovanili della Virtus Bologna dove rimane fino al 2012 dopo essere stato girato in prestito ad Ozzano. Nel 2013 milita nella Biancoblù basket Bologna, la squadra nata dal tentativo di far ripartire la fallita Fortitudo Bologna.

Dopo due anni a Caserta, disputati entrambi nella massima serie, torna alla “casa madre” Virtus, ma rimane solamente una stagione mettendo a referto 8 punti di media; dopo la breve parentesi bolognese, Michele trascorre un biennio alla Germani Brescia in compagnia del fratello Luca, a cui fa seguito l’esperienza in Spagna con Andorra l’anno passato.

Quest’estate è tornato in Italia con la casacca della Dinamo Sassari, club molto ambizioso con cui ha subito ottenuto la vittoria della Supercoppa italiana, e dove fino allo stop stava viaggiando a 11.8 punti, 3 rimbalzi e 2 assist in 26 minuti d’impiego tirando con il 59% da 2, il 50% da 3 e l’89,8% ai tiri liberi.

L’intervista

  • Come stai passando questa quarantena? Stai facendo degli esercizi che ti ha dato lo staff oppure ti alleni individualmente?

” Sto passando la quarantena in casa con la mia compagna: fino a due settimane fa siamo stati  a Sassari e poi siamo tornati a Bologna. Onestamente sto facendo un po’ tutto, il preparatore ci ha dato una scheda di esercizi, ma mi sto allenando anche con la mia ragazza, visto che ci piaceva l’idea di allenarci insieme facendo yoga per passarci il tempo”.

  • A livello personale e collettivo come valuti la stagione appena conclusa?

“Secondo me è stata veramente un’ottima stagione, dove abbiamo subito portato a casa la Supercoppa nonostante fossimo una squadra un po’ nuova e da rodare. Poi sia in campionato che in coppa siamo stati sempre davanti a lottare fino alla fine”.

  • La scorsa stagione hai giocato in Spagna, ad Andorra: quali sono le differenze principali che hai notato con il campionato italiano?

“Le principali sono la velocità di gioco, che in Spagna è molto più elevata: quindi bisogna essere più rapidi in qualsiasi cosa che sia una lettura offensiva o una difesa. Inoltre non ci si accontenta mai della prima opzione ma si cerca sempre quella migliore, e poi la costruzione delle squadre fa la differenza, ad esempio c’erano squadre da 12 o più giocatori tutti validi, e per questo dovevi essere sempre bravo a farti trovare pronto”.

  • Cosa ti ha convinto a lasciare la Spagna dopo una sola stagione per tornare in Italia alla Dinamo Sassari?

“A livello personale ho sempre cercato il posto che mi aiutasse a mettermi in gioco e ad alzare l’asticella per migliorarmi; Sassari è stata una scelta dovuta al fatto che puntava a vincere e a lottare per le prime posizioni”.

  • Che rapporto c’è tra te e coach Pozzecco?

“Il Poz è uno spettacolo, perché ti fa ridere tanto ma allo stesso tempo lavorare duramente, è come se fosse un tuo compagno di squadra perché si immedesima in noi e se abbiamo giocato una grande stagione è merito suo. Mi sono trovato molto bene, ti trasmette un livello di fiducia e leggerezza incredibile e gli sono molto grato”.

  • Dato che sei nel giro della nazionale italiana, da chi pensi possa ripartire questa Italia, finito il ciclo di giocatori attuale ?

“La nazionale è un discorso a parte, devi essere ancora più pronto rispetto al club per arrivare a vincere. Nel club puoi essere un giocatore protagonista e in nazionale giocare pochi minuti. La cosa più importante del singolo giocatore è la voglia di sacrificarsi per il bene della squadra”.

  • Ci puoi raccontare un aneddoto curioso riguardo la tua carriera? Un ricordo o qualcosa che ti è rimasto impresso?

“Ci sono stati tanti episodi, per esempio ad Andorra eravamo arrivati  un po’ in ritardo all’aeroporto e pensando di essere comunque in orario per poco non perdiamo l’aereo, oppure a Brescia, di ritorno da una trasferta, è successa una situazione analoga: c’era una persona che parlava con la propria fidanzata e se non lo avessimo chiamato all’ultimo momento utile sarebbe rimasto giù dall’aereo”.

  • Sei cresciuto giocando insieme a tuo fratello Luca: com’è avere come compagno di squadra un familiare? Prevale l’affetto o la professionalità?

”  E’ stata una figata incredibile, visto che erano molti anni che non condividevamo del tempo, e siamo riusciti a farlo perché le nostre carriere si sono intrecciate nel momento giusto: era un sogno che avevamo entrambi nel cassetto.

Passavamo la maggior parte del tempo fuori dal campo insieme, ma quando scendevamo sul parquet c’era il massimo rispetto perché pensavamo entrambi al bene della squadra. Un altro aneddoto è successo quando eravamo a Brescia, ed era la prima volta che i nostri genitori erano venuti a trovarci: c’era l’allenamento di rifinitura del Sabato prima della partita e noi ci picchiammo sportivamente per tutto l’allenamento; a pranzo con i nostri genitori ci sono stati cinque minuti di silenzio e poi siamo scoppiati a ridere.

  • Il giocatore che ti ha ispirato da piccolo?

“Mi è sempre piaciuto Basile e mi ha ispirato tanto; poi mi piaceva guardare Ray Allen perché essendo un tiratore mi divertivo a studiarlo durante le partite, vedere la velocità di esecuzione e il come metteva a posto i piedi”.

  • Che consiglio dai ai giovani cestisti che si affacciano al mondo della pallacanestro?

“Il consiglio che posso dare è quello di metterci tutta la passione che hanno: bisogna avere la voglia di mettersi in gioco e avere quella fame che deve combaciare per l’amore per lo sport”.

  • Hai un sogno nel cassetto?

“Il mio sogno è quello di arrivare a giocare in Eurolega e poi di vincere qualcosa di importante con la nazionale”.

Si ringrazia Michele per la grande simpatia e disponibilità dimostrata, così come l’ufficio stampa e la società Dinamo Sassari per averci concesso il giocatore.

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