Foto: Enzo Candela (IG: enzocandela_photojournalist)
La Givova Scafati ha concluso una serata amara al PalaMangano, perdendo una partita cruciale contro la Pallacanestro Trieste, con il punteggio di 110-107, dopo un tempo supplementare. Un match iniziato nel migliore dei modi per i padroni di casa, che hanno dominato il primo quarto portandosi fino ad un vantaggio di 14 punti, ma che si è concluso con un’altra sconfitta, complicando ulteriormente la loro stagione.
Nel post partita, il presidente Nello Longobardi ha monopolizzato l’attenzione con una conferenza stampa dai toni durissimi, in cui ha puntato il dito contro il sistema arbitrale e, più in generale, contro i vertici del basket italiano. Accuse pesanti, culminate nel sospetto che ci sia una volontà deliberata di condannare Scafati alla retrocessione.
Il proprietario di Scafati si è scagliato con forza contro l’operato dei tre arbitri della gara (Sahin, Gonella e Catani) definendo le loro decisioni “cervellotiche” e accusandoli di aver applicato due pesi e due misure.
L’episodio più contestato è stato un cambio di decisione nell’overtime: un fallo di sfondamento, inizialmente fischiato contro Ross, è stato invertito da Gonella dopo il review video, assegnando due tiri liberi al playmaker di Trieste.
Pur elogiando la tenacia dei suoi giocatori, che hanno lottato strenuamente contro un avversario di alto livello, Longobardi ha lanciato un’invettiva pesante contro il basket italiano.
“Il basket è uno sport in cui le scelte arbitrali incidono troppo sull’andamento delle partite” ha detto. “Anche quando abbiamo vinto, le direzioni di gara non sono state imparziali. Questa sera, però, abbiamo avuto la conferma che siamo l’anello debole del sistema”.
Longobardi ha annunciato che non parteciperà più alle partite fino al termine della stagione. “Se mi squalificheranno, non importa. Posso anche decidere di non investire più in questo sport. Noi spendiamo i soldi ed esigiamo rispetto” ha dichiarato il patron, minacciando di ritirare il proprio supporto alla squadra. “Se il sistema ha deciso di farci fuori dalla Serie A, ce lo dica subito. Risparmieremmo denaro e non rovineremmo il nostro umore. Una partita così equilibrata non può essere decisa da scelte incredibili come questa” ha poi tuonato, affondando subito il colpo.
Il patron di Scafati ha inoltre annunciato un’azione legale contro l’arbitro Edoardo Gonella, accusandolo di gravi offese rivolte a lui e ad altri membri della società.
Prima di lasciare la sala stampa, Longobardi ha anche anticipato la pubblicazione sui canali social della squadra di un video che evidenzia, a suo giudizio, gli errori arbitrali della partita e ha rivelato di aver già avviato un confronto epistolare con il designatore federale, Marco Giansanti. Nella mattinata di martedì 7 gennaio, il presidente procederà con una querela formale presso la Caserma dei Carabinieri di Scafati.
Tuttavia, se è vero che alcune scelte arbitrali possono aver influenzato l’esito della gara, limitarsi a questo aspetto rischia di distogliere l’attenzione da un dato altrettanto evidente: Scafati ha perso la partita anche (e forse soprattutto) a causa dei propri limiti strutturali.
La serata sembrava promettere bene. La squadra gialloblù ha chiuso il primo quarto con un vantaggio netto, frutto di intensità e buona circolazione di palla. Ma è bastato poco perché le crepe strutturali di Scafati tornassero a galla: calo di concentrazione, scarsa tenuta difensiva e una evidente difficoltà nel controllo dei rimbalzi, specialmente nei momenti cruciali.
Questi limiti non sono nuovi: già in altre occasioni, la Givova ha mostrato di faticare a mantenere la lucidità nei finali punto a punto. Non è dunque una sorpresa che Trieste, squadra più organizzata e cinica, sia riuscita a rimontare e a portare a casa la vittoria sfruttando proprio le amnesie difensive degli avversari.
Mentre le parole velenose di Longobardi hanno catalizzato l’attenzione mediatica, il vero tema di riflessione dovrebbe forse essere un altro: la Givova Scafati continua a ripetere gli stessi errori e a dimostrarsi vulnerabile nei momenti chiave. I 110 punti subiti, d’altronde, sono un dato che parla da solo, evidenziando come il problema della squadra sia, in primis, la mancanza di solidità difensiva.
La gestione emotiva del match, inoltre, ha lasciato a desiderare: la squadra ha subito il contraccolpo psicologico quando Trieste ha iniziato a rimontare, perdendo quella sicurezza che aveva caratterizzato l’inizio della gara.
Questa sconfitta deve fungere da campanello d’allarme per Scafati, non solo per i punti lasciati per strada ma per la necessità di cambiare approccio.
Lo sfogo di Longobardi è stato senza dubbio spettacolare, e ha acceso i riflettori su un tema importante e da sempre divisivo, come la qualità delle direzioni arbitrali. Le dichiarazioni del presidente rappresentano un atto d’accusa senza precedenti verso il sistema arbitrale e verso il governo del basket italiano. Se da un lato il suo sfogo riflette la frustrazione di una società che si sente penalizzata, dall’altro apre un dibattito più ampio sul ruolo e sull’impatto delle decisioni arbitrali nel campionato di Serie A.







Il caso Scafati-Trieste potrebbe avere strascichi significativi, sia dal punto di vista sportivo che legale, aggiungendo ulteriore tensione a una stagione già ricca di polemiche.
Ma in un momento così delicato per la squadra, la priorità dovrebbe essere un’analisi lucida delle proprie lacune e un lavoro costante per colmarle.
Le polemiche arbitrali possono essere utili a breve termine per catalizzare attenzione, oltre che perfettamente comprensibili in certi momenti. Ma non possono essere l’unica chiave di lettura. Una squadra che lotta per la salvezza deve costruire le proprie fortune sulla solidità, sulla concentrazione e sull’attenzione ai dettagli, aspetti che continuano a mancare alla Givova.
Perché solo i miglioramenti sul campo potranno garantire a Scafati una permanenza in Serie A.

