La partita tra l’Olimpia Milano e il Paris Basketball si è chiusa sul 79-74 a favore dei nostri biancorossi. Ci ha infatti pensato Shavon Shields a chiuderla proprio nel nel momento più difficile, dopo che la partita è rimasta in bilico, prima a di risolversi negli ultimi secondi.
Non sono mancati, però, episodi arbitrali particolarmente discussi. Silvio Corrias, ex arbitro di Serie A, ha infatti deciso di analizzarli meglio.
A quanto pare, l’errore più clamoroso vede mancare 1 punto per Milano. Il tutto perché l’arbitro ha fischiato un fallo. Ma lo ha fatto con un dubbio un po’ troppo grossolano: era di Zach LeDay o Shields?
“Errore di deconcentrazione e di fretta” sostiene Corrias. “Il tiratore si controlla sempre prima di amministrare il primo tiro libero. Saulius Racys ha il dubbio che i tiri li debba provare Shields. L’errore sta nel fischiare mentre LeDay sta effettuando il tiro, la palla è viva da quando il tiratore ce l’ha a disposizione. In ogni caso il tiro non dovrebbe essere annullato. Il fischio dell’arbitro non ha nessuna influenza sul tiro libero, semmai potrebbe disturbare il tiratore, ma in caso di canestro realizzato, annullarlo crea uno svantaggio enorme. Ovviamente, come spesso accade, LeDay sbaglia la ripetizione. Il regolamento prevede cosa fare nel caso in cui LeDay sia il giocatore sbagliato. L’arbitro avrebbe dovuto aspettare la fine del tiro libero ed applicare la regola: nel caso, convalidare il canestro e far tirare il secondo. Questo errore avrebbe potuto incidere pesantemente sul risultato”.
Nella stessa azione che ha portato LeDay ai liberi, Shields tira. Il pallone non tocca il ferro e il giocatore biancorosso lo riprende. Che fosse un’infrazione di passi mai fischiata?
“Shields tira” inizia a spiegare Corrias. “Il tiro è corto e molto verticale, ma secondo l’arbitro è comunque un tiro. Shavon prende il proprio rimbalzo e scarica verso LeDay, ma avrebbe potuto anche palleggiare o tirare. Unica restrizione, poiché il tiro non ha toccato l’anello, i 24 secondi hanno continuato a scorrere”.

