Con la vittoria in gara 3, la Virtus Bologna di coach Ivanovic si laurea campione d’Italia per la diciassettesima volta nella sua storia. Partita senza storia, condotta dall’inizio alla fine dai bianconeri L’uomo copertina è senza ombra di dubbio Toko Shengelia, nominato MVP della serie finale e migliore in campo anche in questa gara 3: 31 punti 9 rimbalzi, 5 assist, oltre ad una presenza sul parquet trascendente per compagni e avversari.
Ma il capolavoro di questo tricolore risponde a un nome e cognome ed è quello di Dusko Ivanovic, giunto al nono scudetto in carriera da capo allenatore in cinque campionati diversi. L’allenatore montenegrino, in pieno stile balcanico, si è sempre trattenuto nel rilasciare dichiarazioni alla stampa, concentrandosi sul lavoro quotidiano e lasciando parlare il campo. Difesa dura, quasi sempre al limite e organizzazione offensiva, sono i due pilastri su cui si è fondata la cavalcata delle Vnere dall’arrivo del nuovo allenatore, il primo nella storia a vincere le Finali scudetto da subentrato a stagione in corso con i Felsinei.
Virtus Bologna, Ivanovic: “È la vittoria dei miei giocatori”
Questo il commento di Dusko Ivanovic in sala stampa dopo il successo in gara 3 grazie al quale la Virtus Bologna ha conquistato il Tricolore: “Complimenti ai miei giocatori che mi hanno permesso di vincere un altro campionato, ai nostri tifosi che anche oggi ci hanno seguito in massa e a Brescia, nonostante oggi sia stata unna partita molto più semplice rispetto alle prime due per i problemi che hanno avuto con i giocatori e le rotazioni. Abbiamo vinto di squadra, ricordo la partita contro la Stella Rossa appena arrivato: avevamo perso giocando male e i ragazzi erano molto tristi. Il giorno dopo ho capito cosa dovevo sistemare per poter vincere, in quel momento ho detto alla squadra che avremmo vinto il campionato. Abbiamo avuto dei problemi nel corso della stagione, ma cambiando qualche giocatore e sistemando qualche dettaglio siamo riusciti ad andare oltre. Io Gruppo si è unito, ogni partita c’è stato un protagonista diverso: penso a Polonara in gara 5 contro Venezia, senza di lui oggi non saremmo qui a festeggiare lo Scudetto. Dopo i quarti ho detto ai ragazzi che dovevano essere pronti a giocare sempre 5 partite, l’aspetto mentale fa la differenza più che quello fisico. La vittoria è tutta dei miei giocatori, sono felice che abbiano creduto in me come io ho fatto con loro. Vincere anche in Italia era il mio sogno. Chiudo dedicando questo traguardo a Polonara: siamo stati insieme anche a Baskonia, dove abbiamo vinto. È un vero combattente, questo Scudetto è soprattutto per lui”.

