Per quanto l’esclusione della Trapani Shark sia stata un fallimento annunciato, è pur sempre un fallimento. La Sicilia perde una squadra in massima serie. La stagione di LBA volgerà al termine senza una formazione, con la classifica rimaneggiata. Ma il fallimento trapanese si poteva evitare? Quali sono e dove finiscono le colpe di Valerio Antonini, presidente e protagonista dell’epopea e iniziano quelle della Federazione Italiana Pallacanestro, rea di aver avvallato tutto questo?
Trapani Shark: dove iniziano le colpe del presidente Valerio Antonini?
La spirale discendente della Trapani Shark trova la sua origine in una gestione societaria quantomeno approssimativa. La squadra, nata con ambizioni di alto profilo e capaci di conquistare la LBA e una storica qualificazione alla FIBA Basketball Champions League, si è poi arenata su problemi amministrativi e finanziari che avrebbero potuto e dovuto essere evitati.
Negli ultimi mesi la società ha accumulato penalizzazioni per irregolarità nei pagamenti IRPEF e INPS, per un totale che arriva a -10 punti in classifica, frutto di più provvedimenti della giustizia sportiva federale per mancati adempimenti e ritardi nei versamenti richiesti dal Manuale delle Licenze e di cui il presidente Antonini è direttamente responsabile.
Le conseguenze non sono state solo sportive: il club è scivolato in una situazione tecnica insostenibile. Dopo le dimissioni dell’allenatore Jasmin Repesa e un mercato bloccato per ragioni regolamentari, Trapani si è presentata in campo addirittura con i ragazzi delle giovanili in gare ufficiali, producendo “partite farsa“. L’apice si è toccato in Bulgaria, contro l’Hapoel Holon: dopo 6 minuti, la terna arbitrale ha fischiato la fine per mancanza di giocatori da parte dei siciliani.
L’ennesima figuraccia targata FIP
Chi vi scrive è una persona romana che vive lo sport romano quotidianamente. Ho ben memoria dei fallimenti di Virtus Roma e Oxygen Roma. Se c’è una cosa che ho imparato è che, in queste circostanza, è sempre un concorso di colpa fra Federazione e Patron della società (Claudio Toti e Raffaele Rubin nei casi capitolini).
Analizzate le colpe di Antonini, vanno analizzate quelle federali. La Federazione Italiana Pallacanestro non esce affatto bene da questa storia. Se è vero che le regole sono chiare — l’adeguatezza amministrativa è prerequisito per giocare in Serie A — è altrettanto vero che l’applicazione di queste regole è apparsa incoerente e tardiva, contribuendo al caos.
La FIP ha inflitto penalizzazioni graduali a Trapani nell’arco di molti mesi, ma non ha mai imposto un vero percorso di normalizzazione prima che la situazione degenerasse. Il club è stato costretto a giocare con roster decimati o inesistenti, esponendo i giocatori a figuare imbarazzanti e indebolendo la credibilità stessa del campionato. La premessa di norme ferree non è di per sé criticabile. Ma il modo in cui la FIP e la Lega hanno gestito questa escalation ha trasformato una situazione già difficile in una crisi istituzionale e sportiva. Invece di instaurare un dialogo costruttivo e soluzioni di medio termine, si è proceduto a sanzioni punitive senza mai affrontare il cuore del problema o le soluzione proposte da Trapani come il passaggio alla formula 5+5.
A questo punto, quanta credibilità pensiamo ancora di avere agli occhi del mondo? Quanto ancora è sostenibile il nostro “modello danese” tanto acclamato da Giovanni Petrucci, presidente della FIP? Come se poi alla Danimarca, regina indiscussa della pallamano mondiale, interessasse vincere anche nella pallacanestro.
La frattura con la città
Per Trapani, oltre alla ferita sportiva, rimane la frattura con i tifosi e la comunità locale, già stanca per anni di promesse non mantenute e scelte gestionali poco lungimiranti. La città — che aveva risposto con entusiasmo alla nascita del progetto Shark – si spegne nel momento in cui aveva finalmente raggiunto il massimo livello nazionale dopo anni di assenza dal grande basket.
A fare la fotografia di quello che è il PalaShark è Fabio Russello de La Sicilia: “palazzetto semivuoto, bar chiusi, i match program del 28 dicembre contro Varese — l’ultima “vera” partita, vinta dagli ospiti — ancora posati sui tavoli stampa”. Fino a dicembre, c’era una squadra che entusiasmava, che da neopromossa era arrivata alle semifinai Scudetto. Ora, solo un gruppo di ragazzini mandati in campo per evitare multe. L’abbraccio di coach Massimo Cancellieri dopo l’11-26 contro l’Aquila Trento è esemplare.
Il fallimento della Trapani Shark non è un incidente di percorso: è il risultato di una somma di responsabilità. Da un lato un presidente, Valerio Antonini, che ha dimostrato incapacità a governare un club professionistico in regime di massima serie — tra ritardi, penalizzazioni e gestione del roster — e dall’altro una FIP che ha lasciato degenerare la situazione fino a renderla irreversibile. La domanda ora è una: chi sarà il prossimo e quanto dovrà pagare?

