Altalenante: non viene in mente altro quando si pensa alla stagione regolare dei Chicago Bulls; naturalmente gli infortuni hanno avuto un ruolo molto grande in tutto ciò.
Ultimamente, però, i pezzi si stanno ricomponendo: due giorni fa è infatti tornato a disposizione della squadra Jimmy Butler, che dopo la pausa forzata per un infortunio al gomito, è stato schierato subito
in quintetto nella vittoria contro gli Hornets. L’ex Marquette è stato utilizzato per ben 39 minuti sul parquet, producendo 19 punti e 9 ribalzi, con un non fantastico 6/20 al tiro. “Sono contento di essere tornato. Ma posso fare di meglio. So che abbiamo vinto, ma ho fatto troppi errori mentali che non posso permettermi”.
Dunleavy è tornato già da qualche settimana – anche per lui quest’anno lungo stop per una caviglia malmessa – e sembra essersi già reintegrato nei meccanismi cestistici di coach Thibodeau.
Noah, che ha saltato la suddetta partita contro Charlotte a scopo puramente precauzionale (leggerissimo fastidio al ginocchio operato) riprenderà le solite mansioni questa notte, contro gli – attualmente – non irresistibili Raptors.
Insomma, dopo l’ennesimo stop di Rose, finalmente il quintetto base dei Chicago Bulls sta cominciando a riprendere forma: Aaron Brooks sta viaggiando a 12 di media in questa stagione; Gasol sta giocando –nessuno ne parla ma è così- da puro MVP, o, se non altro, il miglior basket della sua carriera, e il che è già tutto dire, e Noah, con l’assenza di Rose, s’è preso sulle spalle più responsabilità da leader, dentro e fuori dal campo.
Dalla panchina in questo periodo, tra gli altri, si sta alzando un certo montenegrino che, finalmente, sta facendo impazzire gli spalti dello United Center: certo, noi “europei” un po’ ce l’aspettavamo, perché già sapevamo che razza di giocatore è Mirotic. Ma è anche vero che nella prima parte di stagione abbiamo tutti un po’ dubitato del suo adattamento in NBA; poi è arrivato il 2015, o, meglio, Marzo 2015, e il classe ’91 ha cominciato a giocare come sa, mettendo insieme cifre che lo hanno ributtato subito in corsa per il rookie of the year: nel solo mese di Marzo, i punti sono più di 20 (di cui 9,5 nel solo quarto quarto – record Nba) e i rimbalzi più di 8; il motivo, o meglio, la spinta che gli è servita è stata data, come spesso succede, dall’infortunio di Taj Gibson, rientrato da tre sole partite.
Ora di opzioni per Thibodeau e staff ce ne sono davvero tante: il fatto di “dover” aumentare il minutaggio di Mirotic (per meriti del giocatore ma anche per salvaguardare la salute dei titolari) può ricondurre a svariate soluzioni offensive, ma anche difensive. La sua stazza, infatti, gli permette da giocare sia da 3 che da 4, risultando davvero una seccatura per gli avversari, che si ritrovano a dover ricoprire in difesa una quantità di campo che normalmente si concederebbe: il suo range di tiro è infatti molto raro da trovare in un 208 cm, e ora lo stanno cominciando a capire anche al di là dell’oceano. Come ha infatti dichiarato ai microfoni di Gazzetta.it: “Mi piace giocare da ala piccola. Le altre ali piccole hanno la mia stessa stazza, anche se sono più veloci, senza dubbio. Posso fare bene anche in questa posizione”.
Insomma, i ritorni di Bulter, Gibson e la rinascita di Mirotic fanno ben sperare la franchigia dell’Illionis, il cui record al momento parla di 43 vinte e 29 perse, valido per il 3° posto a est; il calendario da qua alla fine è sicuramente abbordabile per mantenere la posizione e andare a sfidare al primo turno, se dovesse finir così, dei Bucks tanto interessanti in futuro quanto abbordabili allo stato attuale.
Per NBA Passion,
Nicola Siliprandi.


