Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiMavericks: Luol Deng rovina i piani dei texani

Mavericks: Luol Deng rovina i piani dei texani

di Davide Bomben

Per i Dallas Mavericks la partita di questa notte doveva esser la sfida che avrebbe potuto portare un po’ di entusiasmo, ma i Miami Heat hanno rovinato i piani in casa Dallas, portandoli ad un record  28 – 23 (90 – 93 il risultato finale per Miami). Seppur siano riusciti a dominare gli Heat nel secondo tempo, cercando in tutti i modi di far avverare la rimonta, gli uomini di Rick Carlisle si sono sciolti proprio sul più bello.

Dirk Nowitzki, dopo un primo avvio a rilento, si è acceso come il suo solito nell’ultimo periodo, con 28 punti (10 – 21 al tiro), 8 rimbalzi e ben 3 stoppate. Proprio per questa sua prestazione, che stava migliorando sempre di più con lo scorrere del cronometro, ci si sarebbe aspettato che Raymond Felton avesse potuto passare la palla al n.41 a 1.9 dalla fine, per il tiro che li avrebbe portati all’OT, ma così non è successo. A onor del vero Felton, durante l’incontro, è riuscito a segnare alcuni tiri difficili che hanno tenuto i Mavericks a galla (11 punti con un 4 – 12 al tiro e 4 assist) ma ciò non può tener banco come scusante. In riferimento a Nowitzki, non può non citare Luol Deng, autore di una prestazione fantastica sul tedesco. Un costante raddoppio di marcatura quando il numero 41 saliva in punta per il blocco (scuola Erik Spoelstra che vuole una difesa aggressiva sul portatore di palla ad inizio azione) che gli ha permesso, nell’ultimo minuto, di non concedere il classico fade away alla stella texana e di piazzare la tripla della vittoria dall’angolo.

Justin Anderson

Justin Anderson

Chandler Parsons, come raccolto da Tim Cato, di mavsmoneyball.com, è apparso assai frustrato dalla sconfitta: “È duro perdere in casa in casa. È duro contro una squadra che ci aveva già sconfitti e che aveva giocato la sera precedente. È un grosso vantaggio! Ma sono riusciti a muovere la palla, a fare ottimi tiri e Deng ci ha fatto male alla fine con quel tiro da 3. Non ci siamo stati per tutti i 48 minuti questa sera.”

Con David Harris e Deron Williams fuori ancora per infortunio, Carlisle ha dovuto rimescolare le sue carte nel mazzo, gettando nella mischia il rookie Justin Anderson, che ha ben figurato. 22.28 sono i minuti concessigli dal suo head coach, in cui, offensivamente parlando, non ha brillato ma nella fase difensiva ha dimostrato tutto il suo atletismo. Alla voci di DREB % e Opp OREB% (rispettivamente la % di rimbalzi conquistati dalla squadra con quel giocatore in campo e la % di rimbalzi offensivi catturati dalla squadra avversaria con quel giocatore in campo) i valori sono stati di 35% e 10%. Numeri di tutto rispetto per un rookie che ha visto molto più spesso la panchina e giocato in D- League, che l’aver assaggiato la velocità di gioco del NBA. “Sapevamo che poteva essere una partita molto fisica, in cui dovevamo imporre la nostra velocità per poter dominarli. È stata molto combattuta, da entrambe le parti, con delle grandi giocate.” – ha commentato Anderson“ Sono contento anche di aver potuto giocare 23 minuti ed è una cosa che mi devo abituare a fare. Devo riuscirci, non solo nei pochi minuti che di solito mi concede il coach. È stata dura, ripeto, ma qualunque cosa il coach voglia, io darà il mio corpo. Per quanto riguarda l’energia ecco chi sono: gioco duro e gioco forte per tutto il tempo che mi viene concesso. Io voglio solo vincere.”

Grandi parole del rookie selezionato alla 21esima scelta e se i guai fisici continueranno ad imperversare i Mavericks, non è detto che Carlisle non decida di concedergli più minuti…

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