Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsToronto Raptors“Kawow” il super Leonard, leader dei Raptors

“Kawow” il super Leonard, leader dei Raptors

di Antonio Sena
Kawhi Leonard

I Toronto Raptors si sono confermati anche quest’anno ai vertici della Eastern Conference, come è ormai abitudine da alcuni anni a questa parte ma con una piccola novità, anzi non tanto piccola: Kawhi Leonard. I canadesi hanno sempre trovato difficoltà nei playoff, rischiando contro squadre inferiori, e sbattendo il più delle volte contro il muro Lebron, bestia nera dei dinosauri. Col Re passato ad Ovest, Toronto ha finalmente l’opportunità di imporsi ad Est, con una squadra solida ed in fiducia. La scelta estiva di sacrificare l’uomo franchigia DeRozan per puntare sul rilancio di Kawhi Leonard, sta pagando dividendi, con l’ex Spurs tornato ai livelli da superstar di un paio di stagioni fa. Andiamo dunque ad analizzare la stagione di Leonard, le sue caratteristiche di gioco e l’impatto avuto sul team canadese.

 

Con Kawhi Leonard, può essere l’anno dei Raptors?

Leonard, Lowry e Siakam, tre delle bocche da fuoco dell’attacco canadese

Come detto, Toronto si è finalmente “liberata” della scimmia Lebron James, che per molti anni ha offuscato l’ascesa di una franchigia che, ripartendo da 0 o poco più, ha messo su un team molto competitivo e completo in ogni ruolo. Gli ultimi grossi movimenti di mercato, hanno portato in Canada giocatori complementari e solidi, come Ibaka, Danny Green e VanVleet, oltre alla star Kawhi Leonard. Il prodotto della San Diego State University, è arrivato in Canada con molti interrogativi, nati sia per i grossi problemi fisici avuti in Texas nell’ultima stagione, sia per il rapporto conflittuale avuto con la precedente franchigia, situazione che ha agevolato la trade. I Raptors sono andati all-in, liberando il leader DeRozan e puntando su Leonard, con risultati veramente sorprendenti, andando oltre le aspettative dei più ottimisti. Guidati da Kawhi, Toronto è attualmente seconda ad Est, dietro la sorpresa Milwaukee e, insieme proprio ai Bucks, ai Sixers ed ai Celtics, sono candidati a sfidare la finalista nella bolgia della Western Conference. Può esser l’anno buono? La risposta è sì, i Raptors hanno esperienza in post season, più delle altre pretendenti, e con Leonard hanno trovato il killer che spesso è mancato negli anni passati.

 

Esplosione, crollo e rinascita di Kawhi Leonard

2016/2017, 2017/2018, 2018/2019. Tre stagioni consecutive completamente agli antipodi per Kawhi Leonard. Nella prima annata, Leonard è definitivamente esploso sotto l’aspetto realizzativo (salendo da 16  a 21 ppt), divenendo il go to guy dei San Antonio Spurs, con highlights importanti, come i 35 punti rifilati ai futuri campioni di Golden State. La sua stagione finisce nella famosa gara 1 delle finali della Western Conference dove l’ala, autore di 26 punti con 8 rimbalzi e 3 assist in meno di tre quarti, dopo un tiro ricade “accidentalmente” sul piede di Zaza Pachulia, procurandosi una distorsione alla caviglia che lo terrà fuori per tutta la serie (poi persa).

L’infortunio capita nel momento peggiore, proprio mentre Kawhi stava per spiccare il volo verso l’élite NBA, ed è il prologo al calvario dell’anno successivo. Nella stagione 2017/2018, infatti, Leonard soffrirà fin da subito di vari problemi, il più grave al tendine femorale destro. Proprio quest’ultimo infortunio, fa scattare qualcosa nella testa di Leonard il quale, nonostante il parere favorevole al ritorno in campo dei medici, si rifiuta di tornare ad allenarsi ed a giocare, lamentando ancora forti dolori alla gamba e consultando svariati medici oltre quelli di San Antonio. Leonard chiuderà la stagione con sole 9 partite giocate. Durante questo periodo, è nata la diatriba con la franchigia che ha portato un deterioramento dei rapporti e la successiva, necessaria trade.

L’unico obiettivo degli Spurs, era di non potenziare una diretta rivale ad Ovest, riducendo la scelta ai top team dell’Est. Alla fine sono i Raptors a spuntarla, potendo contare su una contropartita di livello come Dermar DeRozan. Tanti erano i dubbi che aleggiavano su questo scambio, nati ovviamente nell’ultima tribolata stagione. Il valore non è mai stato in discussione, ma i problemi fisici e disciplinari di SA rappresentavano un grosso rischio. La scommessa è stata invece finora ampiamente vinta, Leonard è tornato ai livelli pre-infortunio, come andremo ad analizzare nel dettaglio.

Un Leonard formato MVP

Fin da subito, Leonard ha voluto chiarire di essere tornato con la cattiveria e la grinta che lo ha sempre contraddistinto. 13 vittorie nelle prime 14 partite per i Raptors, con Leonard vero trascinatore, in grado di mettere a referto punti in abbondanza, e nello stesso tempo mettersi a disposizione della squadra, sia in attacco che in difesa. Dal periodo natalizio, l’exploit, con alcune prestazioni monstre, tra cui i 45 punti a Utah e i 41 nel doppio overtime a Washington.

 

Leonard è tornato il solito leader silenzioso (se lo vedete parlare con qualcuno che non sia l’amico Siakam, scriveteci), in grado di giocate esaltanti per tifosi e compagni, senza però fare una piega. Kawhi si conferma un giocatore totale, fondamentale in entrambe le fasi del gioco. A riprova di ciò, parlano i numeri: attualmente Leonard è il quarto miglior realizzatore dell’NBA con quasi 28 punti a partita, e ottavo per palle recuperate a partita (1.9), in più cattura quasi 8 rimbalzi a partita (non male per un esterno…). L’ex Spurs, inoltre, attacca il canestro con cattiveria col suo primo passo bruciante, lucrando molti tiri liberi, che segna con continuità (85%). Il tiro da 3 è molto migliorato nell’arco degli anni, frutto di un estenuante lavoro in palestra, arrivando a mettere su ottime percentuali (39% finora).

Difensivamente, come detto, Leonard è importantissimo, ed è una delle caratteristiche che lo contraddistingue rispetto ad altri concorrenti per l’MVP (chi ha detto Harden?). Kawhi cambia senza paura su ogni blocco, e la sua verticalità lo aiuta nel fermare avversari più alti o grossi.

Infine, Leonard ha preso il testimone di DeRozan come go to guy dei Raptors dall’esordio, prendendosi spesso tutte le responsabilità nei finali cruciali, capendo comunque quando è il caso di forzare, e quando è meglio coinvolgere i compagni.

Conclusione

Ovviamente a fronte di questi pregi, qualche difetto c’è. Come il suo predecessore DeRozan, Leonard tende a monopolizzare l’attacco canadese, isolandosi spesso contro l’avversario. Questa tendenza produce due risvolti negativi principali: innanzitutto, rallenta molto la manovra, portando talvolta a conclusioni forzate o contestate nate solo dalla sua capacità di attirare il raddoppio. In più le sue ISO stanno limitando molto l’apporto di alcuni compagni, in particolare Lowry, che spesso sembra un pesce fuor d’acqua e sta vedendo quest’anno le sue statistiche crollare.

Se Leonard riuscirà ad innalzare il livello della squadra coinvolgendo meglio i compagni, niente è prefissato a questi Raptors, e anche Kawhi può puntare a qualcosa di più della semplice convocazione per l’All Star Game.

Riuscira Kawhi Leonard a giocarsi le proprie chance per l’MVP?

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