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Celtics, Brown si fa notare in campo e fuori: “Ecco i veri problemi dell’inno e del razzismo”

di Lorenzo Brancati

Dopo l’ottima prestazione da 30 punti, 6 rimbalzi e 6/8 da tre punti, che ha aiutato i Boston Celtics a superare i Portland Trail Blazers per 124-128, nel post-gara Jaylen Brown ha parlato di razzismo, soprattutto in relazione all’inno degli USA.

“Angela Davis (attivista per i diritti dei neri d’America, ndr) disse che il razzismo è così pericoloso perché non si basa sui singoli attori, ma è radicato nell’intero apparato.” ha esordito il numero 7 dei Celtics “Ci penso molto quando ascolto l’inno, scritto da Francis Scott Key, uno schiavista. Quando ne parliamo, non facciamo molto caso al terzo verso, che riguarda proprio la schiavitù e afferma come non ci sia speranza per mercenari o schiavi che non sia l’oscurità della tomba. Il razzismo è talmente radicato nella nostra società che le persone non hanno alcun tipo di reazione. Purtroppo è quello che è.”

Brown ha poi continuato parlando delle recenti proteste, al grido “Black lives matter”, portate anche sui campi NBA“Non si tratta delle proteste, o della polizia, o della sua brutalità, o meglio, sono importanti, ma sono anche la rappresentazione dell’oppressione sistemica, che parte con l’inno nazionale. Credo che inginocchiarsi durante l’inno sia appropriato, ma potrebbe non essere sufficiente. In ogni caso sono orgoglioso del fatto che la NBA sia dalla parte giusta della questione.”

L’inno e quel verso che non va giù a Jaylen Brown

Approfondendo la questione, Mark Clague, professore in cultura americana dell’Università del Michigan, aveva spiegato il verso incriminato da Brown per la CNN“I mercenari erano i soldati britannici professionisti. Key si prende gioco di loro perché agirebbero solo per denaro, oltre che per rubare e razziare. Erano come pirati. E gli schiavi devono rappresentare i ‘Colonial Marines’, schiavi tenuti prigionieri dagli americani, poi scappati e ai quali gli inglesi avevano offerto di combattere per ottenere la libertà.”

Insomma, oltre che ad avere un impatto importante in campo per i suoi Celtics, Brown ha voluto affermare la sua anche in un ambito molto spinoso come quello dell‘inno americano. E sembra averlo fatto con grande cognizione di causa.

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