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Warriors, Steph Curry racconta: “C’è voluto un po’ per accettare l’infortunio”

di Federico Ferri

Steph Curry ha raccontato a NBC Sports Bay Area di aver realizzato in fasi diverse la gravità del suo infortunio alla mano sinistra. Dopo lo scontro avvenuto con Aron Baynes, centro dei Phoenix Suns la guardia dei Golden State Warriors era stata subito portata all’istituto Kerlan-Jobe nell’ospedale Cedars-Sinai di Los Angeles per i vari accertamenti.

Il numero 30 rivela alla trasmissione, andata in onda dopo la sconfitta dei suoi Warriors contro i Miami Heat nella notte tra venerdì e sabato, di aver avuto subito pensieri negativi dopo l’impatto: “Quando mi sono fatto male, ho subito pensato al peggio“.

Dopo averci dormito su, ha cercato di prendere il tutto con più leggerezza, cercando di non pensarci: “Nessuno mi stava dicendo niente mentre si stava diagnosticando l’infortunio, così ho cercato di scherzarci su perché mi faceva davvero male“. Quando è arrivato il momento di dire a Curry che la sua mano era rotta, lui ha risposto: “Ok, bene“.

Ma Steph non si rendeva ancora conto di ciò che voleva dire, infatti dopo la diagnosi dell’infortunio ha iniziato a far prendere un poco dall’ansia, domandandosi per quanto tempo avrebbe dovuto indossare un tutore o quanto tempo sarebbe dovuto rimanere fuori.

Lungo stop per Steph, infortunio da 3-4 mesi

Se fosse stato un altro tipo di frattura sarei potuto stare fuori dal campo da gioco non più di  5 settimane“, ha detto il due volte MVP della regular season. “E io ero tipo, okay, ce la posso fare“. Ma qualche giorno dopo finalmente arrivò la completa diagnosi: rottura del secondo metacarpo della mano sinistra, circa 3-4 mesi di stop.

Non deve essere stato di certo facile accettare una diagnosi del genere, soprattutto perché il leader degli Warriors non può così aiutare i suoi compagni di squadra in questo momento così complicato e pieno di infortuni che incominciò con quello di Klay Thompson alla fine della scorsa stagione.

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