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NBA Collection Stories – Vince Carter “Air Canada”, episodio 0

di Diego Borella

Vince Carter ha finito la sua carriera, non lo rivedremo nel 2020 nella seconda parte della stagione, non lo rivedremo più su un parquet da basket, ad emozionarci con le sue schiacciate e le sue giocate sensazionali.

E così era d’obbligo iniziare questa nostra rubrica in cui racconteremo i giocatori attraverso gli occhi di un tifoso/collezionista, con la jersey che ha dato il via a questa “follia” di riempire l’armadio di canotte colorate. Ed essendo una follia non poteva non essere quella di…Vinsanity.

Capitolo 1: Vinsanity

Secondo il mio parere una tra le 5 più belle divise NBA di tutti i tempi, una divisa che è però durata soli 4 anni. Dalla fondazione dei Raptors (1995) al 1999, l’ anno del lockout con le sole 50  partite di una ir-regular season iniziata a gennaio, e pochi giorni dopo il secondo ritiro di un certo Michael Jordan. In quei pochi mesi, nella lega, è entrato buttando giù la porta un ragazzo di Daytona Beach, in Florida, passato da quella North Carolina che fu proprio di MJ.

Vince Carter indosserà solo per pochi mesi questa maglia, come detto, ma ogni storia è a sé e questa storia non inizia da lì, ma dalla stagione successiva. Quella con la nuova divisa e parte da uno slam dunk contest che rimarrà nella storia come “la resurrezione della gara delle schiacciate”.

Il paragone, anche se può sembrare un po’ blasfemo, è corretto. Se assistessimo ad un miracolo rimarremmo senza parole, ci chiederemmo se quello che abbiamo visto è vero. Solo se avessimo la possibilità di rivederlo potremmo capire la vera portata di quello che è appena accaduto davanti ai nostri occhi. Nasce in quell’istante “Vinsanity” e si percepisce l’ inizio di qualcosa di più grande, di una nuova era, un’idea rafforzata da una stagione da 25,7 punti di media a partita, dal fatto che Vince ha portato per la prima volta i Raptors ai playoffs, e anche quando la stagione successiva, alle semifinali di Conference, manca il tiro della vittoria in gara 7 contro i Sixers di Iverson, si capisce che tutti avrebbero visto il ragazzo di Daytona Beach in cima al mondo molto, molto presto.

Ma le storie che vale la pena raccontare, si sa, sono imprevedibili ed ecco che dalla stagione successiva qualcosa inizia a rompersi. Prima il fisico, con quelle ginocchia che sembrano spiegargli per la prima volta (a lui che veniva anche chiamato “Half Man Half Amazing”) di essere probabilmente “Only Man”. Poi a cadere sono le certezze, con una squadra che promette un roster di alto livello, cosa che poi non arriverà.

Dicembre 2004, la strada segnata e in discesa che si era profilata, inizia ad alzare il dislivello. Carter viene ceduto ai New Jersey Nets, e passa da essere l’idolo incontrastato di un intero paese (il Canada), al nemico numero uno di una franchigia che non odierà mai nessuno così tanto. Un vero amore, per chi ci si trova dentro, è inaccettabile che finisca.

Capitolo 2: the Journey

I Nets di Jason Kidd arrivano da due anni di seguito alle Finals, senza però aver raggiunto il traguardo per primi, e con l’innesto di Vince Carter si pensa che non ci saranno più ostacoli verso l’anello.

Ed ecco che la storia che si ripete. le previsioni sbagliate, le certezze che vacillano, alterna prestazioni enormi a momenti di totale anonimato.

Degli anni nel New Jersey c’è un istante da stampare su un poster. Un poster appunto. Un attimo in cui tutti i problemi spariscono, forse la più bella e potente schiacciata su un difensore, il povero Alonzo Mourning che, a detta del nostro protagonista, non gli parlerà per 7 anni da quel momento. E riguardandola, si può intuirne il motivo.

Vince Carter Air Canada

Vince Carter schiaccia

Una carriera fatta di momenti, è un viaggio e lo diventa letteralmente. In 9 anni, dal 2009 al 2018, Carter cambia 6 maglie

giugno 2009         Orlando Magic
dicembre 2010    Phoenix Suns
dicembre 2011    Dallas Mavericks
luglio 2014         Memphis Grizzlies
luglio 2017         Sacramento Kings
luglio 2018         Atlanta Hawks

Nel 2019 avrebbe dovuto smettere, ma non riesce a lasciare il parquet, firma per un ultimo anno, a 43 anni ha raggiunto il traguardo dei 25000 punti, ma soprattutto, è diventato il primo uomo ad aver giocato in NBA per quattro decenni.

Vinsanity – Infinity. Ironicamente la sua carriera si chiuderà come si è aperta, con un lockout, (anche se di dimensioni ben diverse) mentre stava prendendo gli ultimi applausi da una nazione intera che gli porta il rispetto che, pur senza grandi vittorie, si è meritato ampiamente sul campo.

Capitolo 3: Vince Carter, Air Canada Forever 

Questo dovrebbe essere il fisiologico finale per una storia, il campione che saluta e che è durato più di tutti gli altri, ma ormai lo abbiamo capito, la storia di Vince Carter non può essere normale.

L’immagine indelebile che lascerà alla lega non è l’ultima, ma molto probabilmente la prima, con la più bella maglia di sempre, maglia che al draft del 1998 ha rischiato di non indossare visto che fu scelto con la quinta chiamata assoluta dai Golden State Warriors, ma pochi minuti dopo scambiato con la quarta scelta Antawn Jamison (suo compagno a North Carolina) proprio per Toronto.

Una squadra, una nazione e una maglia che erano nel suo destino non per vincere, ma per non essere mai dimenticato.
Finisce questa storia là dove è nata e ha fatto scoprire a tutti un signore con la maglia viola con un Raptor davanti e il numero 15 dietro.

Vince Carter chiamato “Vinsanity” o “Half Man Half Amazing” o “Vincredible”, ma nato sotto il nome di…“Air Canada”.

La Jersey di Vince Carter ai tempi dei RaptorsVince Carter il retro della sua Jersey a Toronto

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