Ben Simmons o Brandon Ingram, chi sarà la prima Pick? Questo al momento è il più grande quesito che sta accompagnando amanti ed addetti ai lavori per il Draft 2016.
Tante le volte con cui i giocatori scelti alla prima chiamata si sono rivelati scelte vincenti che tanto hanno alle franchigie che li avevano selezionati, altre volte invece si sono rivelate deludenti e fallimentari. Ma ci sono stati anche casi in cui la seconda chiamata è stata addirittura più proficua di quella alla numero uno. Andiamo ad analizzare quali sono state le migliori second overall Pick della storia dei draft NBA.
Partiamo dal 1965 dove gli allora San Francisco Warriors avevano sia la prima che la seconda chiamata assoluta. Alla prima però chiamarono Fred Hetzel a discapito del ben più talentuoso Rick Barry. Numeri impressionanti nella sua prima stagione, ovvero 25.7 punti e 10.6 rimbalzi a partita, riuscendo a conquistare comodamente il premio di Rookie Of the Year. Il secondo anno riuscì addirittura a spodestare Wilt Chamberlain dal podio del miglior marcatore della lega con un’impressionante media di 35.6 punti a. Lo stesso anno guidò i suoi Warriors alla finale poi persa proprio contro i Philadelphia Sixers dello stesso Wilt. Arrivò comunque il titolo per Barry nel 1975. Barry è ricordato anche per il suo strano modo di tirare i liberi: a due mani e dal basso verso l’alto. Stile che però lo ha portato ad avere un invidiabile media del 94.7%.
Andiamo un pò avanti con gli anni , al draft del 1981, dove viene annunciato Mark Aguirre alla prima chiamata dai Dallas Mavericks mentre alla seconda, dai Detroit Pistons, viene scelto uno dei più grandi di questo sport Isiah Thomas. Talento purissimo quello del playmaker, nonostante la statura che non arrivava al metro e ottantacinque. Ancora oggi è leader All Time della franchigia in punti realizzati, palle rubate, assist e minuti giocati. Arriverà anche a vincere due titoli consecutivi nel 1989 e nel 1990 conditi da un MVP delle Finals (1990) con Detroit, proprio insieme alla scelta che lo aveva preceduto Aguirre.

Uno dei casi più eclatanti dove la seconda Pick è decisamente più azzeccata della prima è quello del draft del 1990. Infatti i New Jersey Nets scelgono Derrick Coleman e i Seattle SuperSonics invece mettono mano su un certo Gary Payton. Straordinarie le sue doti difensive, tanto da fargli guadagnare il soprannome di The Glove (Il guanto). A conferma di ciò, nell’anno 1995/96 vinse il premio come miglior difensore dell’anno, riuscendo addirittura a tenere sua maestà Michael Jordan al di sotto dei 30 punti di media nelle Finals perse contro i Chicago Bulls. Dopo aver cambiato molte squadre, riesce a vincere l’anello coi Miami Heat di Shaquille O’Neal e Dwyane Wade, come riserva di Jason Williams. Anche se veniva spesso preferito allo stesso Williams nei momenti cruciali delle gare. Indimenticabili infatti i suoi buzzer beater alle Finals 2005/2006 contro Dallas in gara 3 ed in gara 5.
Anche nel draft del 1994 la prima scelta non dà i frutti sperati. Infatti viene selezionato prima Glenn Robinson dai Milwaukee Bucks e poi Jason Kidd dai Dallas Mavericks.
Kidd è stato uno dei migliori playmaker puri ad aver mai calcato i parquet della lega. Nel suo primo anno vinse il titolo di Rookie dell’anno insieme a Grant Hill. Dopo due stagioni con i Mavericks venne ceduto ai Phoenix Suns dove per tre anni di fila guidò la classifica degli assist. Nella stagione 2001 passa ai Nets. Un anno più tardi si consacra ad All Star della lega guidando New Jersey a due finali consecutive entrambe perse, rispettivamente contro i Los Angeles Lakers e i San Antonio Spurs dopo. Nel 2008 torna ai Mavs ed affiancato da Dirk Nowitzki, tre anni più tardi, agguanta finalmente il titolo contro i Miami Heat di LeBron James.

Nel 2006 i Toronto Raptors scelgono il nostro Andrea Bargnani con la numero uno, primo italiano e primo europeo nella storia della lega ad essere scelto selezionato con la prima scelta, mentre i Chicago Bulls scelgono LaMarcus Aldridge con la due per poi cederlo ai Portland Trail Blazers. Purtroppo, dopo una buona partenza, Bargnani, a causa di un rapporto non proprio roseo con coach Sam Mitchell ed un infortunio al ginocchio che lo costringe a rimanere fuori a lungo, comincia un lento declino che lo porterà ad un giro infinito di franchigie e ad essere ad oggi un free agent. LaMarcus invece si dimostra da subito essere un lungo moderno con una straordinaria agilità sotto le plance e capace anche di jumper dalla media distanza. Già nella sua seconda stagione diviene il secondo miglior realizzatore All Time della franchigia dietro al solo Brandon Roy e nella stagione 2010/11 con una straordinaria media di 20.8 punti e 8.8 rimbalzi guida i suoi Blazers ad un incredibile sesto posto. Nel luglio scorso passa agli Spurs con un contratto da 80 milioni di dollari in 4 anni.

Nel 2007 Portland, che l’anno prima avevano beccato proprio Aldridge, hanno la possibilità della prima scelta, chiamando Greg Oden. I Seattle Supersonics scelsero Kevin Durant alla seconda, facendo un affarone. Greg si infortuna subito e salta l’intera stagione 2007. Nel 2008 esordisce contro i Lakers salvo poi lasciare il campo dopo pochi minuti per un altro infortunio. Purtroppo, la sfortuna si accanisce contro il centro dei portandolo a frequentare più i corridoi degli ospedali che quelli delle palestre. Nel 2015 finisce a giocare in Cina dopo una breve e poco incisiva parentesi ai Miami Heat di LeBron e compagni. Di Kevin Du
rant ne vogliamo parlare?
Uno dei miglior marcatori della storia del gioco. Vince facilmente il ROY con una spaventosa media per un rookie di 20.3 punti e 4.4 assist a partita. Conquista MVP della regular season (2013/14) e diventa inoltre il quarto giocatore della storia a raggiungere i 32 punti, 7 rimbalzi e 5 assist di media in una stagione regolare e il primo dopo Allen Iverson a conseguire l’accoppiata MVP-Score Leader. Nel suo palmares intanto spiccano: quattro titoli come miglior marcatore della lega, un MVP dei mondiali di basket del 2010, un MVP All Star Game 2012, ed un oro olimpico nel 2012. Sempre nel 2012 ha guidato i Thunder alle Finals perdendole purtroppo contro gli Heat del prescelto.
Ora in visione del prossimo draft, nulla è da dare per scontato, dato l’enorme potenziale di Simmons già pronto secondo molti al grande salto e la capacità di tiro, i centimetri e la duttilità di Ingram: e chissà se a fare l’affare non potrebbe essere chi sceglierà per secondo.





