La notte del Draft dei Boston Celtics

Si è conclusa la notte del Draft NBA 2019. Notte con qualche sorpresa, ma non nelle primissime scelte, con Zion Williamson finito ai Pelicans, Ja Morant ai Grizzlies e RJ Barrett ai Knicks. I Boston Celtics, con un futuro tutto da scrivere date le situazioni contrattuali poco chiare di Al Horford e Kyrie Irving, hanno ottenuto alla 14 Romeo Langford, alla 22 Grant Williams, alla 33 Carsen Edwards e alla 51 Tremont Waters. Le dichiarazioni di Danny Ainge non hanno fornito molte indicazioni riguardo il comportamento dei Celtics durante la Free Agency e in generale sul mercato, ma intanto scopriamo i giocatori scelti da Boston.

Le pick del 1º round dei Celtics

Romeo Langford è il pezzo forte del Draft dei Celtics. Da Indiana, alto 1,98, è una guardia molto talentuosa. Giocatore di personalità anche se silenzioso, è bravo in entrambi i lati del campo e sfrutta al meglio le sue doti fisiche. In caso di addio di Irving, Langford può essere usato come riserva di Rozier, è così Boston rimarrebbe coperta in quel ruolo nonostante l’ormai molto probabile addio di Kyrie.

Grant Williams viene dai Tennessee Volunteers, è alto 2.01 metri e ha il ruolo di ala grande. Nell’ultimo anno ha avuto una media di quasi 19 punti e 8 rimbalzi per partita, e anche lui potrebbe (ovviamente solo a livello numerico) rimpiazzare il probabile addio di Al Horford, in quello che sembra sempre più un re-building che i Celtics stanno attuando.

Carsen Edwards viene da Purdue, classe 1998, alto 1,85 metri. È anche lui una guardia, da far crescere pian piano. Evidentemente non potrà avere con dall’inizio molto spazio, ma il potenziale c’e.

Draft NBA 2019 Bol Bol crolla: ai Nuggets via Miami

Draft NBA 2019 Bol Bol

E’ stato la serata di Zion Williamson, R.J. Barrett e Ja Morant, ma nel frattempo nel Draft NBA 2019 Bol Bol precipita fino alla chiamata numero 44. I Miami Heat mandano il prospetto di Oregon subito ai Denver Nuggets, via trade.

Il figlio del compianto Manute Bol nei Mock Draft si attestava intorno alla 18esima posizione, scelta affidata agli Indiana Pacers. Per molti addetti ai lavori vedere Bol Bol cadere sino alla numero 44 è difficile da credere. Il suo rendimento al college non è stato deludente, ma le condizioni fisiche si sono rivelate precarie fin da subito.

Nella passata stagione Bol si ruppe il piede sinistro e questo potrebbe essere stato un fattore decisivo sul crollo nelle chiamate in questo draft.

Fisico esile e altezza di 2 metri e 30 centimetri per un giocatore ritenuto alquanto fragile. I Denver Nuggets hanno creduto in lui e vorranno dargli una opportunità, valutando a pieno le sue condizioni fisiche. 

Il piede non è ancora guarito completamente” Così Bol Bol nella serata di giovedì a Brooklyn “Ma sono già in grado di allenarmi con costanza da oltre un mese“. Non si dice preoccupato il presidente dei Denver Nuggets Tim Connelly, autore negli anni di tante scelte azzeccate in sede di draft: “Ci sentiamo davvero fortunati di averlo trovato al secondo giro, abbiamo grande considerazione per lui“.

Non una prima volta per le scelte “rischiose” per i Nuggets, che al draft NBA 2018 selezionarono l’ala da Missouri Michael Porter Jr, costretto ai box da una doppia operazione alla colonna vertebrale e pronto per l’esordio in Summer League a Las Vegas a luglio

Bol Bol è un giocatore dotato di tecnica invidiabile, soprattutto se rapportata alla sua altezza. Le sue dimensioni non precludono grande efficacia al tiro. Nella sua unica stagione ad Oregon, Bol Bol ha tirato:

  • 56.1 percento dal campo
  • 52 percento dal tre
  • 75.7 percento dalla linea di tiro libero

Un giocatore peculiare in questo Draft NBA 2019 Bol Bol, probabilmente un azzardo. Ma rivedere il nome Bol su un parquet NBA non potrà fare che bene.

Draft NBA 2019: Morant e Hunter elettrizzati, Garland ai Cavs, e White pazzo di gioia per Cam Johnson

draft nba 2019

Draft NBA Morant, Barrett, Garland e tutti in protagonisti della notte di Brooklyn, che ha come da copione visto il fenomenale Zion Williamson da Duke quale primo nome chiamato sul palco dal Commissioner NBA Adam Silver.

Alcuni scambi nelle zone alte del draft avevano movimentato la serata. Gli Atlanta Hawks si sono accordati con i New Orleans Pelicans per ottenere la quarta chiamata assoluta, giunta a NOLA via Lakers nella trade Anthony Davis. E con la quarta chiamata assoluta, gli Hawks hanno puntato su DeAndre Hunter da Texas Tech.

I Minnesota Timberwolves hanno “trasformato” il croato Dario Saric e la scelta numero 11 nella sesta chiamata assoluta, caduta quindi su Jarrett Culver da Texas che sarà pronto a fare coppia con Karl-Anthony Towns a Minneapolis.

Come da programma, dopo Williamson è toccato a Ja Morant da Murray State, che vola ai Memphis Grizzlies per raccogliere la pesante eredità di Mike Conley, che dalla prossima stagione giocherà con gli Utah Jazz.

R.J. Barrett da Duke è la nuova Grande Speranza dei New York Knicks, che con la chiamata numero 3 non si fanno scappare il forte canadese mancino. Con la chiamata numero 7, i Chicago Bulls scommettono tutto su Coby White, point-guard da North Carolina che potrà avere sin da subito le chiavi della squadra in mano.

Gli Washington Wizards sorprendono selezionando con la non chiamata assoluta il giapponese da Gonzaga Rui Hachimura, mastino difensivo che affiancherà Bradley Beal, ed alla scelta numero 14 i Miami Heat “rubano” la guardia da Kentucky Tyler Herro. Tra i delusi della serata ci sono il lungo da Oregon e figlio d’arte Bol Bol, caduto fino a metà del secondo giro (numero 44 , andrà ai Denver Nuggets) e costretto ad attendere per oltre due ore nella green room di chiamata, e Nassir Little, ala da North Carolina pronosticato come una sicura scelta tra le prime 15-20 ed invece scivolato fino alla chiamata numero 25 dei Portland Trail Blazers.

Draft NBA, Ja Morant: “Momento pazzesco”, Hunter: “Trae Young mi ha chiamato subito”

Se Zion Williamson sfoga in un pianto a dirotto la tensione dopo la sua chiamata, Ja Morant è elettrizzato per il nuovo capitolo della sua carriera da “underdog”: “Che momento pazzesco, qualcosa di incredibile per uno come me, con una storia come la mia. Ho fatto davvero una lunga strada, ora non vedo l’ora di avere la possibilità di giocare per i miei sogni“.

DeAndre Hunter, che andrà ad unirsi ad Atlanta alla coppia d’oro Trae Young-John Collins per gli ambiziosi Hawks, svela: “Sapevo che (gli Hawks, ndr) stavano cercando di salire posizioni per arrivare alla quarta scelta, Atlanta è stata l’unica squadra per cui ho sostenuto dei work-out (…) no vedo l’ora di cominciare, gli Hawks sono un gruppo giovane, mi sono appena sentito con Trae Young, siamo tutti entusiasti (…) dopo appena pochi secondi dalla mia scelta, Young era già al telefono per me, significa davvero tanto, Atlanta è una città magnifica, una grande opportunità per me“.

I Cleveland Cavaliers hanno puntato con la scelta numero 5 sulla quotata point guard da Vanderbilt Darius Garland. Una scelta per certi versi obbligata, considerato il talento dell’ex Commodores, ma particolare vista la presenza in squadra della frizzante guardia da Alabama Collin Sexton, reduce da una prima stagione positiva ai Cavs.

E’ possibile che i Cavaliers possano agire sul mercato già nei prossimi giorni, nel frattempo Garland – come riportato da Marc J. Spear per The Undefeated – è stato uno dei giocatori più acclamati sulle tribunette del Barclays Center di Brooklyn. Il motivo? Oltre 60 tra parenti e amici, tutti o quasi arrivati da Gary, Indiana, città natale di Darius Garland

E’ stato incredibile vedere tutta quella gente per me” Spiega Garland “C’erano tutti, persino mia nonna che ad 85 anni ha voluto esserci, vedere tutti qui, vedere tutti quei visi conosciuti ha significato molto per me (…) io e Sexton? Potremo essere i nuovi Lillard-McCollum“.

Jarrett Culver in palestra dopo la serata, Coby White felice per Cam Johnson

Il Gioco lo consuma dentro” Così coach Chris Beard descrive Jarret Culver, guardia da Texas Tech e nuovo giocatore dei Minnesota Timberwolves dopo una stagione da 18.5 punti e 6.4 rimbalzi per i Red Raiders.

Come riportato da Pete Thamel di Yahoo Sports, Culver avrebbe chiesto immediatamente dopo la cerimonia al suo agente di trovargli una palestra aperta e libera, per una sessione extra di allenamento. Un buon metodo per scaricare la tanta tensione, ed un piccolo indizio della voglia di arrivare del vice-campione NCAA 2019.

Coby White da North Carolina, appena selezionato dai Chicago Bulls con la chiamata numero 7, non contiene in conferenza stampa la gioia per il suo ex compagno ai Tar Heels Cam Johnson, micidiale tiratore con 4 anni di college ed un lungo infortunio alle spalle tra Pittsburgh e UNC, e selezionato a sorpresa con la scelta numero 11 dai Phoenix Suns (via Minnesota Timberwolves): “Se non conoscete Cam, posso dirvi quanto sodo abbia lavorato per questo, in tanti avevano dubbi su di lui, fantastico… sono davvero contento per lui, non immaginate quanto, ha dimostrato partita dopo partita di meritare la chiamata, non ho mai visto un giocatore tirare come lui… bellissimo“.

NBA Draft: ai Lakers arriva Talen Horton-Tucker

Talen Horton-Tucker, 2019 NBA Draft

Nel corso del Draft, i Los Angeles Lakers hanno imbastito una trade con gli Orlando Magic. In california arriva la guardia Talen Horton-Tucker, scelto con la pick #46 dalla franchigia della Florida, in cambio di una seconda scelta del 2020 e cash considerations.

Il prodotto di Iowa State ha chiuso la stagione con i Cyclones mettendo a referto nelle 35 gare disputate 11.8 punti, 4.9 rimbalzi, 2.3 assist e 1.3 recuperi in quasi 28 minuti per partita. Anche se ad impressionare è il fisico della guardia nativa di Chicago, che abbina ai 193 cm di altezza ben 215 cm di wingspan!

Tuttavia Horton-Tucker è un prospetto da sviluppare, poiché deve migliorare sia le percentuali dal campo che le letture di gioco oltre ad essere ancora nel pieno sviluppo fisico, non avendo compiuto ancora 19 anni.

Talen Horton-Tucker entusiasta della scelta

Raggiunto telefonicamente da Mike Trudell, THT non ha nascosto il suo entusiasmo.

È una benedizione, un sogno che si avvera. Tutti crescono con il sogno di giocare in una squadra come questa. Non vedo l’ora di iniziare. Senti sempre parlare dei Lakers, della loro tradizione e dei grandi giocatori che hanno avuto… è un posto fantastico. Per me, era una destinazione da sogno.

Avrà ragione Miles Bridges? Le prime risposte da inizio Luglio, nella California Classic Summer League di Sacramento.

Draft NBA – Dove tutto ha inizio

Per certi versi, il draft è l’evento più atteso della stagione NBA. Tra analisi dei prospetti e previsioni sulle scelte e sulle strategie delle varie franchigie, è un argomento di cui si parla più a lungo e che spesso genera molte più discussioni rispetto alla vittoria di un titolo o a un grande colpo di mercato. In effetti, il draft NBA è il punto in cui tutto comincia. Salvo rarissime eccezioni, per tutti coloro che hanno scritto, stanno scrivendo o scriveranno la storia del basket statunitense, la strada inizia su quel palcoscenico, con un cappellino in testa e con un abito il più delle volte improponibile. Quello è il momento che cambia per sempre le loro vite, a volte salvandoli da contesti estremamente difficili (la storia sportiva americana è piena di storie incredibili, in tal senso), e che spesso (ma non sempre) determina le sorti di una o più franchigie. Alcune, su tutte San Antonio Spurs, Oklahoma City Thunder e Golden State Warriors, hanno costruito squadre da titolo quasi esclusivamente attraverso le scelte ai vari draft (Duncan, Ginobili, Parker e Leonard per i texani; Durant, Westbrook, Harden e Ibaka per OKC; Curry, Thompson, Barnes e Green per gli ex campioni NBA), altre navigano da anni nella mediocrità per via di selezioni meno avvedute (vedi Charlotte e, fino a poco tempo fa, Sacramento). Le più brave e fortunate, infine, con una sola scelta azzeccata danno una svolta immediata e definitiva alla loro storia. Chiedere agli Orlando Magic, che con l’arrivo di Shaquille O’Neal diventarono una contender nel giro di poche stagioni. Oppure ai Cleveland Cavaliers, che ringrazieranno in eterno il giorno in cui chiamarono il ‘figliol prodigo’ LeBron James.

Alcune edizioni del draft hanno addirittura cambiato la storia della lega stessa: nel 1984, il commissioner David Stern diede il benvenuto (tra gli altri) ad Hakeem Olajuwon, Michael Jordan, Charles Barkley e John Stockton; dodici anni dopo toccò ad Allen Iverson, Ray Allen, Kobe Bryant e Steve Nash; il 2003 portò LeBron James, Carmelo Anthony, Chris Bosh e Dwyane Wade, mentre sei anni più tardi fu la volta di Blake Griffin, James Harden, Stephen Curry e DeMar DeRozan. Classi destinate a segnare le rispettive epoche, contribuendo in maniera determinante all’evoluzione (e alla rivoluzione) del gioco.
Un evento di cruciale importanza e di estremo interesse, dunque. Ma guai a pensare che basti scegliere in alto per avere un futuro glorioso; il fattore che maggiormente caratterizza ogni singola edizione è anche quello che rende il draft così affascinante: l’imprevedibilità.

 

Destini

Larry Bird e Magic Johnson, entrambi scelti al draft 1979
Larry Bird e Magic Johnson, entrambi scelti al draft 1979

L’esito di ogni draft, su cui i giudizi spesso richiedono diversi anni, dipende molto da fattori umani e ambientali: l’intuito e la lungimiranza dei dirigenti, l’attitudine dei giocatori e il contesto in cui si ritrovano. Più di ogni altro evento nello sport americano, però il draft rappresenta un vero e proprio gioco del destino. Da quella notte dipende il futuro di giocatori e squadre, e ciò che accade è determinato da infinite combinazioni di eventi, a cominciare dall’assegnazione della prima scelta. Nel 1979, il discutibile regolamento prevedeva il lancio di una monetina: da una parte l’ultima classificata a Ovest, i New Orleans Jazz, dall’altra la peggiore dell’Est, i Chicago Bulls. Peccato che i Jazz avessero ceduto i diritti ai Los Angeles Lakers, nel corso dell’affare che, tre anni prima, aveva portato in Louisiana Gail Goodrich. Dopo poche partite, Goodrich subì un grave infortunio al tendine d’Achille che ne compromise la carriera e che contribuì a far sprofondare i Jazz. Al termine della stagione 1978/79, New Orleans aveva il peggior record della Western Conference: ecco dunque i Lakers presentarsi a quel famigerato lancio di monetina. Cosa sarebbe successo se i Bulls avessero scelto “croce”, e un certo Earvin ‘Magic’ Johnson fosse finito nella Windy City? Gli scenari sono infiniti: quasi certamente non sarebbe arrivato Jordan a Chicago cinque anni dopo, sicuramente non sarebbe esistito lo ‘Showtime’ dei Lakers, e la rivalità con Larry Bird si sarebbe limitata ad una lotta per il dominio della Eastern Conference… Oppure no, qualora Bird, l’anno precedente, non avesse deciso di rimanere un’altra stagione al college, facendo desistere gli Indiana Pacers dal chiamarlo con la scelta numero 1 (che fu poi ceduta ai Portland Trail Blazers). Il biondo di Indiana State University fu selezionato dai Boston Celtics con la numero 6, e il resto è storia.

L’evoluzione delle normative vigenti ha certamente avuto un ruolo fondamentale in questa serie di sliding doors: Il grande Wilt Chamberlain probabilmente non avrebbe portato nella storia i Philadelphia Warriors (non solo con la partita dei 100 punti), se non fosse nato e cresciuto a Philadelphia: fu infatti selezionato con la controversa regola, ormai abolita, della territorial pick, che garantiva a una franchigia l’assoluta precedenza sui migliori prospetti nel raggio di 50 miglia. E se la norma attuale, che non consente alle squadre di pescare i talenti direttamente dalle high school, fosse stata introdotta prima, dove avrebbero giocato i vari Kevin Garnett, Kobe Bryant, LeBron James e Dwight Howard? E chi avrebbero scelto al loro posto Timberwolves, Lakers (Hornets), Cavs e Magic?

Si parla di destino, purtroppo, anche per questioni che vanno oltre la pallacanestro. Giocatori come Brandon Roy o Greg Oden, ad esempio, scelte altissime di Portland ai draft 2006 e 2007, ebbero una carriera pesantemente compromessa da gravi e ripetuti infortuni, lasciando ai Blazers infiniti rimpianti per una squadra che avrebbe potuto arrivare molto lontano. Peggio andò a Jay Williams; selezionato da Chicago con la seconda chiamata assoluta nel 2002, dopo un solo anno da professionista fu vittima di un incidente in moto che lo costrinse al ritiro. Il caso più tragico, però, fu quello di Len Bias, che morì di overdose soltanto due giorni dopo essere stato scelto al draft 1986 dai Boston Celtics. Che NBA sarebbe stata con Bias, Williams e i ‘veri’ Roy e Oden?

Strategie

Bill Russell, scelto dai Celtics di Red Auerbach al draft 1956
Bill Russell, scelto dai Celtics di Red Auerbach al draft 1956

Chiaramente, il draft non è solo una questione di destino o casualità. Nella maggior parte dei casi, la differenza tra una svolta decisiva e una caduta nella mediocrità è determinata da una serie di elaborate strategie. Il caso più eclatante è quello dei Boston Celtics (sempre loro), che nel 1956 misero a punto un ‘piano diabolico’ per riuscire a mettere le mani su Bill Russell. La prima scelta di quell’anno spettava ai Rochester Royals, la seconda ai St. Louis Hawks. Il ‘mago’ Red Auerbach, allora head coach e general manager di Boston, propose alle due squadre un accordo che coinvolgeva scelte future, giocatori vari e (ebbene sì) l’organizzazione di uno spettacolo itinerante, gestito dal proprietario dei Celtics, nelle città interessate. Alla fine i Royals chiamarono tale Sihugo Green, mentre gli Hawks scelsero Russell e lo girarono ai biancoverdi. Risultato? La più grande dinastia nella storia dello sport ebbe inizio quella sera.
Senza arrivare a quegli eccessi, i già citati Lakers riuscirono a ripetere l’operazione-Johnson nel 1982, quando uno scambio con i derelitti Cleveland Cavaliers portò in dote un campione come James Worthy, che insieme a Magic e Kareem Abdul-Jabbar avrebbe dominato gli Anni ’80. Sull’altra costa i Celtics, dopo l’affare-Bird, riuscirono a mettere a segno un altro gran colpo: cedettero la prima scelta assoluta del 1980, Joe Barry Carroll, ai Golden State Warriors, in cambio di Robert Parish e della terza chiamata, con la quale Auerbach selezionò Kevin McHale. Le due franchigie erano pronte a dar vita alla più grande rivalità sportiva di sempre.

Penny Hardaway (a sinistra) e Chris Webber furono scamibati durante il draft 1993
Penny Hardaway (a sinistra) e Chris Webber furono scamibati durante il draft 1993

Se alcune mosse trovano radici lontane nel tempo, molte decisioni vengono prese nei giorni, se non nelle ore immediatamente precedenti (o addirittura successive) al draft. Olajuwon raccontò che, nel 1984, Portland offrì a Houston la seconda scelta, più Clyde Drexler, in cambio del centro Ralph Sampson. I Rockets, che avevano i diritti sulla pick numero 1 (con cui presero proprio Hakeem), rifiutarono. In un primo momento ebbero ragione, visto che le cosiddette ‘Twin Towers’ portarono i texani in finale nel 1986 (battuti dai Celtics di Bird). A posteriori, però, cosa sarebbe successo con ‘The Dream’, ‘The Glide’ e la seconda scelta (verosimilmente Michael Jordan) nella stessa squadra? Ecco che si ritorna a parlare di destino…
La sera del draft 1993 Orlando Magic e Golden State Warriors si scambiarono le scelteChris Webber finì nella Baia, mentre in Florida arrivò (insieme a tre scelte future) Anfernee ‘Penny’ Hardaway. Questa trade, che alla luce delle carriere dei due si può tranquillamente definire positiva per tutte le parti in causa, avvenne su espressa richiesta di Shaquille O’Neal il quale, dopo aver conosciuto Penny sul set del film Blue Chips, fece pressioni sulla dirigenza per averlo in squadra.
Sempre per ‘intercessione divina’ (mai come in questo caso termine fu più azzeccato) saltò la trade che avrebbe portato, nel 1997, un certo Tracy McGrady a vestire la maglia dei Chicago Bulls, in cambio del passaggio di Scottie Pippen ai Vancouver Grizzlies. Michael Jordan si oppose fermamente all’idea, partorita dalla mente ‘diabolica’ del GM di Chicago Jerry Krause, minacciando addirittura di ritirarsi qualora il fedele Scottie fosse stato ceduto. Lo stesso Pippen era stato scelto dai Seattle SuperSonics nel 1987, salvo poi essere ceduto ai Bulls in cambio di Olden Polynice e scelte future. E se ‘Pip’ fosse rimasto nella ‘Emerald City’? Avremmo avuto lo stesso la dinastia-Jordan?

Una soluzione molto frequente è anche quella di rinunciare a un giovane di prospettiva per arrivare a un campione fatto e finito. Due casi su tutti dimostrano come tale manovra possa avere esiti contrapposti: nel 1996, gli Charlotte Hornets diedero un giovanissimo Kobe Bryant ai Lakers (dopo un’accurata manipolazione del GM gialloviola Jerry West e dell’entourage del giocatore, va specificato) in cambio di Vlade Divac, mentre nel 2014 i Cleveland Cavaliers spedirono la prima scelta assoluta Andrew Wiggins ai Minnesota Timberwolves nella trade che portò in Ohio, qualche settimana dopo il draft, Kevin Love. Nel primo caso, il veterano Divac fu solo di passaggio a Charlotte, mentre Kobe divenne il simbolo dei Lakers nel ventennio successivo. Inoltre, la cessione del serbo permise di liberare lo spazio salariale necessario per mettere a contratto tale Shaquille O’Neal. L’operazione-Wiggins creò non pochi scetticismi all’epoca, ma lo storico titolo di Cleveland e le difficoltà incontrate dal giovane canadese a Minneapolis sembrano aver già decretato la vincitrice dello scambio.

‘Bust’ o ‘steal’?

Greg Oden (a sinistra) e Kevin Durant, prima e seconda scelta del draft 2007
Greg Oden (a sinistra) e Kevin Durant, prima e seconda scelta del draft 2007

I giorni, le settimane, i mesi che precedono il draft sono un autentico tormento per i general manager NBA. Dalle scelte che faranno dipenderà il loro futuro, oltre a quello della loro franchigia, e un’ampia moltitudine di fattori può trasformare queste selezioni in ‘bust’ o in ‘steal’, finendo inevitabilmente per condizionare la loro carriera dirigenziale.
Si parla di ‘bust’ quando un giocatore chiamato molto in alto si rivela non all’altezza delle aspettative, con un rendimento molto inferiore rispetto a quello di giocatori scelti più tardi nel corso dello stesso draft. Queste valutazioni non dovrebbero prescindere da un’attenta analisi del contesto e del percorso dei prospetti. Generalmente viene considerata come il più grande flop della storia del draft NBA la scelta fatta da Portland nel 1984, quando preferì Sam Bowie a Michael Jordan (selezionato subito dopo da Chicago). Alla luce delle carriere dei due fu ovviamente una decisione criticabile, ma è anche vero che i Blazers avevano già un astro nascente nel ruolo di Jordan (Clyde Drexler, arrivato l’anno prima) e, avendo perso Hakeem Olajuwon, scelto con la prima chiamata da Houston, vollero puntare su un lungo dall’ottimo curriculum universitario come Bowie. Dopo una discreta stagione da rookie (10 punti e 8.6 rimbalzi di media), fu bersagliato da una serie di infortuni che ne condizionò la carriera. Sempre Portland selezionò, con la prima scelta assoluta al draft 2007, il centro di Ohio State Greg Oden, preferendolo al futuro MVP Kevin Durant, ma quella scelta fu condivisa quasi all’unanimità; Oden mostrava enormi potenzialità e (forse) nessuno poteva prevedere che tutti quegli infortuni lo avrebbero quasi costretto al ritiro nel giro di pochissime stagioni.
Più criticabili, magari, le prime scelte assolute dei draft 1998, 2001 e 2013, rispettivamente Michael Olowokandi per i Los Angeles Clippers, Kwame Brown per i Washington Wizards e Anthony Bennett per i Cleveland Cavaliers, giocatori rimasti sempre in salute nel corso degli anni e scelti prima di altri pari ruolo come Tyson Chandler e Dirk Nowitzki, entrambi protagonisti della vittoria del titolo NBA 2011 con i Dallas Mavericks, o Giannis Antetokounmpo, che oggi è una stella assoluta. La loro carriera prima del professionismo, però, era stata molto promettente e, in ogni caso, facevano tutti parte di classi piuttosto povere di talento. Il discorso cambia nel caso di giocatori come Darko Milicic e Hasheem Thabeet, seconde scelte assolute di due draft (2003 e 2009). A proposito del 2009; quell’anno, i Minnesota Timberwolves avevano sia la quinta, che la sesta chiamata. Le utilizzarono entrambe per selezionare delle point guard: Ricky Rubio e Jonny Flynn. Subito dopo toccò agli Warriors, che optarono per uno ‘smilzo’ playmaker in uscita dal piccolo Davidson College: si chiamava Stephen Curry.

Ricky Rubio (a sinistra) fu scelto prima di Stephen Curry al draft 2009
Ricky Rubio (a sinistra) fu scelto prima di Stephen Curry al draft 2009

Dura la vita di chi può scegliere tra i primi, dunque… Spesso va decisamente meglio a chi deve pescare più in basso e magari, a distanza di anni, si trova tra le mani la superstar che in pochi si aspettavano (la cosiddetta steal of the draft). Succede così che 12 squadre (13, considerando che anche Charlotte lo scambiò con i Lakers per Vlade Divac) snobbino un ragazzino proveniente dalla high school di nome Kobe Bryant, il cui cognome oggi è stampato su milioni di maglie in tutto il mondo. Altri 12 team non scelsero colui che diventò “The Mailman”, Karl Malone; molte più squadre fecero volentieri a meno di Kawhi Leonard (chiamata numero 15 al draft 2011), Giannis Atetokounmpo (15° nel 2013), Joe Dumars (18° nel 1985), Rajon Rondo (21° nel 2006), Dennis Rodman (27° scelta nel 1986), Tony Parker (28° nel 2001), Jimmy Butler (30° nel 2011), Gilbert Arenas (31° nel 2001), Draymond Green (35° nel 2012), Nikola Jokic (41° nel 2014), Marc Gasol (47° nel 2007), Manu Ginobili (57° nel 1999) e Isaiah Thomas (60° e ultimo nel particolarissimo draft 2011). C’è anche chi, al draft, non è stato chiamato da nessuno, salvo poi ritagliarsi un ruolo di primo piano nella lega: vedere, per credere, le storie di Bruce Bowen, Avery Johnson, John Starks, Ben Wallace (quattro volte All-Star e Difensore dell’Anno, nonché ‘MVP occulto’ delle Finals 2004) e la coppia Jeremy Lin –  Fred VanVleet, campioni NBA 2019 con i Toronto Raptors.

Per sapere se dal prossimo draft uscirà il nuovo volto della NBA bisognerà probabilmente aspettare parecchi anni; basteranno poche ore, invece, per scoprire con quale cappellino inizierà l’avventura nella lega di trenta ragazzini, che si troveranno di colpo ricchi e famosi… Buon draft!

NBA Draft 2019: chi sarà la prima scelta assoluta? (parte 2/2)

summer league zion williamson

Draft NBA 2018 dove seguirlo

NBA Draft 2019 pronto a portare una grande ondata di talenti nella lega di basket americana: abbiamo visto la prima parte del nostro Mock ieri, oggi proseguiamo con le scelte dalla numero 15 alla numero 1, alla scelta dei New Orleans Pelicans, che dopo aver scambiato Anthony Davis avranno a disposizione anche la numero 4 via Lakers. Insomma un bottino niente male davvero. Entriamo nel dettaglio, vediamo il draft nba 2019 che talenti porterà nella lega.

NBA Draft 2019: le scelte 15-1

Ed eccoci qui con la seconda parte, del nostro mock draft la parte più succosa e piena di talento.

Nassir Little

15 – Nassir Little (SF, UNC)
Freshman

NBA Comparison: Gerald Wallace

Attualmente scelto da: Detroit Pistons

 

March Madness opaco per Little, eliminato in Sweet 16 anche per suoi demeriti. Giocatore grintoso, buon penetratore, dovrà migliorare la propria mentalità e costruire un tiro maggiormente affidabile, per questo un approdo ai Pistons potrebbe farlo crescere senza troppe pressioni.

Kevin Porter Jr.

14 – Kevin Porter Jr. (PG, USC)
Freshman

NBA Comparison: DeShawn Stevenson

Attualmente scelto da: Boston Celtics

 

Sarà un’estate torrida per Boston. Dopo la brutta uscita dai playoff, sarà la grana Irving a dettare la via. Difficile al momento valutare la loro chiamata al prossimo draft, ma sicuramente investiranno la chiamata su una guardia. Mancino naturale, dotato di gran tecnica e atletismo, Porter risulta ancora acerbo, motivo per il quale i Celtics dovranno riuscire ad incanalare il suo talento nel modo giusto.

Brandon Clarke

13 – Brandon Clarke (PF, Gonzaga)
Junior

NBA Comparison: Kenyon Martin

Attualmente scelto da: Miami Heat

 

La scelta degli Heat potrebbe strettamente dipendere da ciò che deciderà di fare Whiteside con la propria player option. Occhio quindi al prospetto di Gonzaga, autore di un March Madness meraviglioso, che ha evidenziato tutte le sue qualità: grinta fuori dal comune, atletismo da vendere e tanta presenza su ogni centimetro di parquet. Può essere l’uomo giusto da cui ripartire dopo il ritiro di Wade.

Sekou Doumbouya

12 – Sekou Doumbouya (PF, France)
International

NBA Comparison: Light Giannis Antetokounmpo

Attualmente scelto da: Charlotte Hornets

 

Con Kemba Walker (forse) ai saluti e il ritiro annunciato qualche giorno fa da Tony Parker, Charlotte avrebbe bisogno di coprire il ruolo di PG. Molto probabilmente però penseranno a ciò direttamente in FA, utilizzando la scelta #12 per portare a casa il guineano naturalizzato francese Doumbouya. Lungo moderno con buon tiro, ma migliorabile, e ottima presenza sotto i ferri.

Keldon Johnson

11 – Keldon Johnson (SG/SF, Kentucky)
Freshman

NBA Comparison: Corey Maggette

Attualmente scelto da: Minnesota Timberwolves

 

Ennesima stagione deludente per i T’Wolves, chiamati per l’ennesima volta al cambio di rotta. La realtà vede un Wiggins dalle buone statistiche, ma che si dimostra essere sempre di più un peso per la franchigia, sia per il contrattone, sia per le aspettative malriposte. Chiamando Johnson i lupi si assicurerebbero un giocatore dall’altissimo QI cestistico, anche molto tecnico. Praticamente l’opposto del canadese.

Rui Hachimura

10 – Rui Hachimura (PF/SF, Gonzaga)
Junior

NBA Comparison: Paul Millsap

Attualmente scelto da: Atlanta Hawks

 

Il torneo NCAA di Hachimura ha vissuto due fasi. Benissimo la prima, con un esordio antetokoumpeggiante (passatemi il termine), malissimo la seconda, scomparso all’ombra di un meraviglioso Brandon Clarke. La verità, come succede molto spesso, sta nel mezzo, e se il cestista giapponese si dimostrerà intelligente, gli Hawks potrebbero pescare il jolly.

Jaxson Hayes

9 – Jaxson Hayes (C, Texas)
Freshman

NBA Comparison: Jarrett Allen

Attualmente scelto da: Washington Wizards

 

Centro grezzo ma dominante, Jaxson Hayes può esser definito un rim-runner con ampi margini di miglioramento. Ottima scelta dei tempi in difesa, in attacco la mancanza di un tiro affidabile potrebbe limitarlo non poco, ma per i Wizards, dopo la poca affidabilità avuta da Howard (e nonostante una stagione comunque ottima di Thomas Bryant), Hayes potrebbe essere un ottimo fit in vista della prossima stagione.

DeAndre Hunter

8 – DeAndre Hunter (SF/PF, Virginia)
Sophomore

NBA Comparison: OG Anunoby

Attualmente scelto da: Atlanta Hawks

 

Nonostante il titolo NCAA e le buone cifre statistiche, il Madness di Hunter non è stato folgorante (parere personale). Resta comunque un prospetto ottimo, abbastanza versatile potendo coprire diversi ruoli, e con un fisico molto interessante, Atlanta dovrà saperne trarre vantaggio e sapere farlo coesistere con il ruspante Collins.

Coby White7 – Coby White (PG, UNC)
Freshman

NBA Comparison: Cuttino Mobley

Attualmente scelto da: Chicago Bulls

 

Relegati in settima piazza i Bulls potrebbero assicurarsi un play tutto pepe. White talvolta tende ad eccedere in sicurezza fidandosi del suo ottimo tiro anche in serate dove la mano non sembra accendersi, ma il talentino di UNC servirebbe a dare ai Bulls nuova linfa in un ruolo nel quale Dunn, da quando approdato in Illinois, non è riuscito ad incidere.

Darius Garland

6 – Darius Garland (PG, Vanderbilt)
Freshman

NBA Comparison: bigger Jeff Teague

Attualmente scelto da: Phoenix Suns

 

Ennesima opportunità andata in fumo per i Suns,che scivolano addirittura in sesta posizione. Si era parlato molto di Morant, ma con questa chiamata Phoenix potrebbe pescare un ottimo prospetto. Garland infatti è un play molto interessante, abile ad attaccare il ferro e con la palla tra le mani. Formerebbe un backcourt decisamente interessante Devin Booker.

Cam Reddish

5 – Cam Reddish (SF/SG, Duke)
Freshman

NBA Comparison: Rudy Gay

Attualmente scelto da: Cleveland Cavaliers

 

Il terzo freshman di Duke potrebbe accasarsi in Ohio. Reddish ha forse risentito più di tutti la pesantezza del pallone nella post season tra i tre top di Duke, il suo nome era infatti scivolato ben oltre la quinta scelta. Ma con Cleveland a scegliere con il quinto asset e alla ricerca di una SF giovane che completerebbe uno starting five niente male (insieme a Sexton, Clarkson, Love e Thompson) il suo nome torna in auge.

Jarrett Culver4 – Jarrett Culver (SG, Texas Tech)
Sophomore

NBA Comparison: Paul Pierce

Attualmente scelto da: New Orleans Pelicans (via Los Angeles Lakers)

 

Nei primi momenti post lottery Culver (realizzatore meraviglioso e guida dei Red Raiders fino alle finali del Madness) sembrava destinato alla seconda scelta, salvo poi la notizia di qualche ora dopo della comunicazione dei Grizzlies riguardo Morant. I Pelicans dovranno però gestire oculatamente questa quarta scelta (acquistata nella trade riguardante Davis): andare su un lungo da affiancare a Randle oppure coprire il ruolo di guardia? Al momento propendiamo per la seconda alternativa.

zion williamson

3 – R.J. Barrett (SF, Duke)
Freshman

NBA Comparison: Grant Hill

Attualmente scelto da: New York Knicks

 

Cocente delusione per New York, soprattutto dopo aver visto cadere una dietro l’altra le tre principali contendenti alla prima scelta. Difficile decifrare la strategia al prossimo draft, soprattutto in vista della FA e dello spazio salariale pressoché infinito a disposizione. Se dovessero tenere la scelta (auspicabile dopo la “Davis trade”), probabilmente il nome di Barrett sarà il più gettonato. Talento dotato di grande intelligenza cestistica, forse il più pronto dei tre freshmen di Duke al salto in NBA.

Ja Morant

2 – Ja Morant (PG, Murray State)
Sophomore

NBA Comparison: Allen Iverson

Attualmente scelto da: Memphis Grizzlies

 

Per un Morant che arriva, un Conley che se ne va. Ed in un attimo ecco che il bel “peso” di una seconda scelta per i Grizzlies si trasforma nell’addio di Mike Conley, play storico di Memphis spedito a Utah qualche ora fa. Tutto quindi fa propendere per la scelta di Morant, anche se in un primo momento percorrere questa strada portava a non pochi interrogativi proprio sulla coesistenza con Conley. Giocatore quadrato che può e sa far tutto, ma dall’ego predominante, Morant si saprà calare nel ruolo che gli cucirà addosso Memphis?

zion williamson CAA-NBA Draft 2019

1 – Zion Williamson (PF/SF, Duke)
Freshman

NBA Comparison: Air Barkley, Larry Johnson

Attualmente scelto da: New Orleans Pelicans

 

NBA Draft 2019, nessun dubbio davvero. Zion sarà la numero 1. Il ragazzone abbiamo imparato a conoscerlo già tanto tempo fa. Atletismo fuori da ogni normale concezione, grande scorer, presente sotto le plance e con una buona mano anche dal perimetro. Insieme a una buona (ma migliorabile) consapevolezza difensiva lo rende, già da qualche anno, il numero 1 indiscusso del prossimo draft. E nonostante l’addio (annunciato) di Anthony Davis, l’attuale quintetto dei Pelicans potrebbe essere già altamente competitivo.

Darius Garland avverte la NBA: “Sono io la miglior point guard di questo draft”

darius garland knicks

Darius Garland avverte la NBA: “Sono la migliore point guard del draft”.

Siamo ormai prossimi al draft NBA 2019, che si terrà la notte tra il 19 e 20 giugno, e per quasi tutti i mock draft le prime tre posizioni sono già scritte. Ad occupare queste posizioni i due fenomeni di Duke, R.J. Barrett e Zion Williamson, e colui che, dagli addetti ai lavori, viene definito la miglior point guard del draft, Ja Morant.

Su quest’ultima affermazione, però, non troverete d’accordo il playmaker ex Vanderbilt Darius Garland, anche lui nella lista degli eleggibili al prossimo draft NBA.

Darius Garland, NBA avvertita, lui è sicuro di essere il play più pronto per il salto di qualità

Il nativo dell’Indiana ritiene che Morant sia inferiore a lui e che lui sia il più pronto per fare il salto di qualità.

Lo dico umilmente, penso di essere la migliore guardia nel prossimo draft” ha detto il 19enne a Dave McMenamin di ESPN.com. “Voglio dire, penso di avere tutte le caratteristiche che una squadra NBA cerca in una point guard ed ho la maturità adatta per giocare in questa lega“.

McMenamin nel suo articolo cita i work-out già sostenuti da Darius Garland con i Los Angeles Lakers (prima della trade che ha spedito la scelta numero 4 ai Pels per Davis) e i Cleveland Cavaliers. Dopo la trade di sabato, con la quarta chiamata che è finita in mano alla franchigia di New Orleans, è possibile che la squadra di coach Gentry possa sostenere un workout con l’ex giocatore di Vanderbilt. Le quotazioni del ragazzo per una chiamata nella top 10 sono molto alte, mentre sarà più difficile vedere l’ex Commodores pescato già tra le prime 5.

Per Darius Garland sole 5 presenze NCAA, potrebbero penalizzarlo?

Josh Cohen di NBA.com, recentemente, ha fornito informazioni sul profilo di Garland, che prima dell’esplosione di Morant e Coby White di North Carolina veniva ritenuto la miglior point guard dell’intero draft, azzardando un paragone con giocatori del calibro di Damian Lillard e Kemba Walker.

Darius Garland è entrato nel draft dopo una sola stagione al college, oltretutto interrotta bruscamente il 27 novembre scorso a causa di un brutto infortunio al menisco del ginocchio sinistro. Nelle solo 5 partite giocate quest’anno ha mostrato comunque un gran potenziale, viaggiando ad una media di 16.2 punti, 3.8 rimbalzi e 2.6 assist.

NBA Mock Draft 2019: la lega del domani (part 1/2)

NBA Mock Draft 2019

Draft NBA 2018 dove seguirlo

Ormai ci siamo, eccoci con il nostro NBA Mock Draft 2019. Dopo le meravigliose Finals appena lasciate alle spalle, con il primo successo canadese della storia della NBA da parte dei Raptors, mancano pochi giorni al draft (che ricordiamo sarà il prossimo 20 giugno), ultimo vero impegno di rilievo della stagione in corso, ma anche primo snodo fondamentale in vista della progettazione delle 30 squadre in vista della prossima stagione.

Messi alle spalle quindi regular season, tiebreaker (che ha decretato lo scorso 12 aprile a chi spettasse la scelta più alta tra le franchigie che hanno terminato la stagione regolare con lo stesso record), draft lottery e playoff, è il momento per tutti i front office delle 30 franchigie di cominciare a stilare la vera e propria strategia in vista della prossima stagione, sia per quanto riguarda il draft, sia per la Free Agency, che mai come quest’anno sarà particolarmente succosa.

I risultati della lottery NBA 2019

Facciamo un passo indietro, precisamente alla lottery dello scorso 14 maggio,assolutamente non priva di colpi di scena. La griglia delineatasi sarà la seguente (tra parentesi anche le posizioni guadagnate/perse rispetto a quelle stimate). Grande la delusione per Cleveland, Phoenix e Bulls, tutte con grandi speranze di #1 pick ma rimaste rispettivamente con quinta, sesta e settima scelta. Grande sorpresa invece la presenza tra le prime quattro dei Lakers, inizialmente con l’11ma posizione stimata, scelta poi ceduta qualche ora fa ai Pelicans nella trade che ha condotto Davis a LA. Strada spianata quindi per New York? Non esattamente…

  1. New Orleans Pelicans (+6)
  2. Memphis Grizzlies (+6)
  3. New York Knicks (-2)
  4. New Orleans Pelicans* (+7)
  5. Cleveland Cavaliers* (-3)
  6. Phoenix Suns (-3)
  7. Chicago Bulls (-3)
  8. Atlanta Hawks (-3)
  9. Washington Wizards (-3)
  10. Atlanta Hawks* (-1)
  11. Minnesota Timberwolves (-1)
  12. Charlotte Hornets (=)
  13. Miami Heat (=)
  14. Boston Celtics* (=)
  15. Detroit Pistons
  16. Orlando Magic
  17. Atlanta Hawks*
  18. Indiana Pacers
  19. San Antonio Spurs
  20. Boston Celtics*
  21. OKC Thunder
  22. Boston Celtics
  23. Utah Jazz
  24. Philadelphia 76ers*
  25. Portland Trail Blazers
  26. Cleveland Cavaliers*
  27. Brooklyn Nets*
  28. Golden State Warriors
  29. San Antonio Spurs*
  30. Milwaukee Bucks

La più grande sorpresa viene dalla primissima chiamata, vinta dai New Orleans Pelicans a discapito di New York che avrà “solamente” la terza.
Ed è paradossale, pensando che nella giornata precedente la lottery tante e pressanti erano le voci di una possibile trade proprio tra i Pelicans e i Knicks nel caso New York fosse riuscita ad agguantare la #1, che sarebbe stata sacrificata cercando di portare a casa Anthony Davis.

Poco è cambiato comunque dalla lottery, in quanto non si son raggiunti accordi verbali su una possibile permanenza di Mr Unibrow, spedito alla corte di Mr. LBJ a Los Angeles in cambio di pesanti contropartite e, soprattutto in cambio, come detto sopra, della scelta numero 4 di questo draft.

Sorride ampiamente anche Memphis (che avrà la seconda), prospettata alla #8 con una scelta che era, per coincidenza, protetta top 8 (avesse perso anche solo una posizione, la scelta sarebbe stata dei Celtics).

 

NBA Mock Draft 2019: il primo giro (30-16)

Charles Bassey

30 – Charles Bassey (C, Western Kentucky)
Freshman

NBA Comparison: Gorgui Dieng

Attualmente scelto da: Milwaukee Bucks

 

La strepitosa stagione dei Bucks si conclude con l’ultima chiamata al primo giro. Considerando scontata l’uscita dal contratto di Middleton, che verrà rifirmato con un contratto più adeguato, poche saranno le possibilità di movimento per Milwaukee in FA, per cui attenti al nome di Bassey, lungo capace di ritagliarsi il proprio spazio sotto i tabelloni, ma dotato anche di un tiro (migliorabile) dalla medio-lunga distanza, caratteristica essenziale per i lunghi di coach Budenholzer.

Matisse Thybulle

29 – Matisse Thybulle (SF, Washington)
Senior

NBA Comparison: Bruce Bowen

Attualmente scelto da: San Antonio Spurs

 

Specialista difensivo come pochi, una delle personalità che più ama amministrare coach Popovich. Se ancora disponibile a fine primo giro (sempre se non scelto dagli Spurs direttamente alla #19) R.C. Buford non si farà sicuramente scappare questo giocatore uscente da Washington.

Naz Reid

28 – Naz Reid (C, LSU)
Freshman

NBA Comparison: Montrezl Harrell

Attualmente scelto da: Golden State Warriors

 

Incredibile come siano cambiate le sorti dei Warriors, considerando che all’inizio della redazione di quest’articolo Thompson e Durant erano ancora sani. Dopo la sconfitta nelle Finals è difficile capire che orizzonte prenderà la off-season di Golden State, ma sicuramente sarà l’estate del restyiling. Di certo GS dovrà intervenire nel ruolo di centro, per cui attenzione a Nazreon, giovane non elegantissimo da vedere, ma di sostanza, che fa della fisicità il suo punto di forza migliore.

Jordan Nwora

27 – Jordan Nwora (SF, Louiville)
Sophomore

NBA Comparison: Rick Fox

Attualmente scelto da: Brooklyn Nets

 

Abile a leggere le linee di passaggio in difesa e a gestire il pallone in attacco, Nwora sta scalando le previsioni da qualche settimana: difficilmente uscirà dal primo giro. Approdando a Brooklyn potrebbe trovare la sua dimensione ideale nel quale crescere.

KZ Okpala

26 – KZ Okpala (SG/SF, Stanford)
Sophomore

NBA Comparison: Brandon Ingram

Attualmente scelto da: Cleveland Cavaliers

 

Se da una parte sembra molto probabile la scelta di Reddish alla #5, la sorpresa a fine primo giro per i Cavs potrebbe essere Okpala. Molto acerbo, avrà bisogno di crescere e di ampliare la propria rosa dei colpi in canna per cancellare gli scouting report negativi e dimostrare di non essere un semplice penetratore.

Daniel Gafford

25 – Daniel Gafford (PF/C, Arkansas)
Sophomore

NBA Comparison: Marcus Camby / JaVale

Attualmente scelto da: Portland Trail Blazers

 

Se Portland è stata in lotta per un posto alle Finals NBA lo si deve anche all’apporto di Enes Kanter. Nonostante ciò il turco è in scadenza, e il brutto infortunio di Nurkic (out almeno fino al 2020) potrebbe portare alla chiamata di un altro lungo e Gafford potrebbe fare al caso loro, centro intenso e intelligente (e con un tiro tutto da verificare) ambo i lati del campo.

Cameron Johnson

24 – Cameron Johnson (SF, UNC)
Senior

NBA Comparison: RJ Hunter

Attualmente scelto da: Philadelphia 76ers

 

Dopo un’ottima stagione, conclusa forse deludentemente in semifinale di conference, Phila dovrà gestire bene la off-season (e il margine salariale) per non rovinare il “Process” giunto ormai alla sua fase più alta. L’ex North Carolina è già “pro-ready” e potrà dare quel QI cestistico in più che può anche renderlo nei prossimi anni un punto fermo del sistema Sixers.

Tyler Herro

23 – Tyler Herro (SG, Kentucky)
Freshman

NBA Comparison: JJ Redick

Attualmente scelto da: Utah Jazz

 

A questo punto del primo giro i Jazz rischiano di vedere i propri obiettivi primari nel ruolo di PG saltare, dovendo sostituire Rubio (che con tutta probabilità essendo in scadenza non rimarrà coi Jazz). Forti sono quindi le ipotesi di scambio della scelta, ma in caso contrario i Jazz potrebbero rinforzare il reparto tiratori con l’ex Kentucky Herro, autore di un’ottima post season e che potrebbe rimpolpare le bocche da fuoco di Utah.

Ty Jerome

22 – Ty Jerome (PG, Virginia)
Junior

NBA Comparison: Jason Williams

Attualmente scelto da: Boston Celtics

 

NBA Mock Draft 2019, giro di boa con la numero 22. Per la terza scelta dei C’s al prossimo draft, occhio alla sorpresa Jerome. In caso di addio di Irving, coach Stevens potrebbe decidere di coprire il ruolo con questo vero playmaker, sicuramente non dotato di grande atletismo, ma con un’intelligenza sopraffina, eccellente passatore e bravo a trovarsi lo spazio per un tiro pulito.

Mfiondu Kabengele

21 – Mfiondu Kabengele (PF/C, Florida State)
Sophomore

NBA Comparison: Kenneth Faried

Attualmente scelto da: Oklahoma City Thunder

 

Alzi la mano chi non si è innamorato dell’aggressività di Kabengele in March Madness! Il canadese ha una voglia di demolire gli avversari non indifferente e una personalità del genere ai Thunder serve, anche per rialzarsi dall’ennesima cocente uscita al primo turno di playoff.

Bruno Fernando

20 – Bruno Fernando (C/PF, Maryland)
Sophomore

NBA Comparison: Serge Ibaka

Attualmente scelto da: Boston Celtics

 

Dopo la (probabile) rinuncia alla player option da 30mln $ di Horford, Boston potrebbe spendere la propria seconda chiamata per il giovane di Maryland. Anche lui, soprattutto in Madness, ha dimostrato una discontinuità di prestazioni che dovrà riuscire a superare, ma le sue qualità difensive, oltre ad un buon gioco in post basso, rendono Fernando un talento su cui sarà interessante lavorare.

PJ Washington

19 – PJ Washington (PF, Kentucky)
Sophomore

NBA Comparison: Amare Stoudemire

Attualmente scelto da: San Antonio Spurs

 

Per gli Spurs la scelta #19 sarà fondamentale in ottica futura. Aldridge ha bisogno di una spalla sotto le plance, e per quanto visto il dinamismo di Paul Washington Jr. potrebbe essere esattamente quello che coach Popovich cerca. Protagonista assoluto della post season dei Wildcats, PJ potrebbe diventare nei prossimi anni sotto la guida di coach Pop una delle più belle realtà tra i lunghi nel panorama NBA.

Nickeil Alexander-Walker

18 – Nickeil Alexander-Walker (PG/SG, Virginia Tech)
Sophomore

NBA Comparison: Jordan Clarkson

Attualmente scelto da: Indiana Pacers

 

Se dovessero fare i reverse award del torneo NCAA, tra i peggiori figurerebbe sicuramente il nome di N.A.W. Rendimento ben lontano dagli scouting report stilati durante la stagione. Il talento di Virginia Tech è infatti uno scorer nato, bravo sia in penetrazione sia nei jumper medi e lunghi, e col giusto lavoro fisico potrebbe essere un’ottimo fit per questa realtà ormai definita quale è diventata Indiana.

17 – Bol Bol (C, Oregon)
Freshman

NBA Comparison: Kristaps Porzingis

Attualmente scelto da: Atlanta Hawks (dai Brooklyn Nets)

 

Generalmente il figlio segue le orme del padre. Non è il caso di Bol Bol, figlio di Manute Bol. Giocatore molto diverso dal padre per abilità tecniche e fisiche, tra high school e college ha sviluppato un ottimo tiro, un gran gioco spalle a canestro, oltre ad incredibili doti di palleggio per uno con queste caratteristiche fisiche. Scelta ceduta dai Nets, per gli Hawks questa sarà la terza scelta.

Romeo Langford

16 – Romeo Langford (SG, Indiana)
Freshman

NBA Comparison: Andrew Wiggins

Attualmente scelto da: Orlando Magic

 

Il nostro NBA Mock Draft 2019 si chiude alla numero 16 in questa prima parte con Langford. In attesa di capire come si muoverà Orlando in FA, soprattutto considerando il contratto in scadenza di Vucevic, con tutta probabilità i Magic al draft cercheranno un esterno. Langford è una guardia molto tecnica e capace di leggere la difesa per attaccarla nel modo più opportuno, e se coach Clifford saprà valorizzarlo Orlando avrà una preziosa pepita tra le mani.

NBA Hotspots: i rumors e le novità di giornata verso Free Agency e Draft 2019 (12-13/06)

Nonostante il finale di stagione sia ancora lontano da una definizione certa, i telefoni e i PC degli appassionati NBA impazzano tra caldo e ultimissime dagli States in vista della Free Agency e dell’imminente Draft 2019. Si preannuncia un fine settimana da ‘tastiere bollenti’, in cui parte dei giochi possono essere decisi: in ballo, presumibilmente, il futuro di due dei giocatori più appetibili di questa finestra di mercato: Anthony Davis e Kyrie Irving.

Ma non solo, a poco più di una settimana dal conoscere il destino dei componenti della Draft Class 2019, iniziano ad emergere le idee e le volontà dei 30 front-office, con diverse soluzioni da vagliare alla finestra: molte le franchigie che potrebbero puntare ad un trade-down, in un’annata che non sembra garantire alcuna sicurezza dalla #3 in giù. Da non sottovalutare, inoltre, la possibilità di assistere a diverse trade di contorno (questione J.R. Smith per i Cavs su tutte), in attesa di qualche sorpresa.

Approfittando dello speciale Mock Draft andato in onda su ESPN nella scorsa notte, con Adrian Wojnaroswki e Mike Schmitz (Draft Analyst) assoluti mattatori, facciamo il punto della situazione su tutte le trattative e i rumors intavolati nelle ultime ore, con annesse suggestioni e possibilità.

NBA Hotspots, Free Agency rumors: Kyrie Irving apre ufficialmente le danze

Come volevasi aspettare, Kyrie ha deciso di rinunciare all’accordo da $21.3 M per la prossima stagione, diventando così ufficialmente FA e essendo eleggibile per un nuovo contratto sia a Boston che altrove (Shams Charania, The Athletic). La decisione in questione fa il pari con una notizia ufficiale arrivata da pochi minuti, questa volta ad opera di Adrian Wojnarowski (ESPN), che annuncia il divorzio tra KI e il suo agente di lungo corso Jeff Wechsler. Indizi che preannunciano un addio più che una permanenza, soprattutto se si pensa che dovrebbe essere la Roc Nation a rappresentare Uncle Drew, agenzia presieduta da Jay-Z (storico tifoso ed ex-membro del CEO dei Nets). Al momento solo suggestioni e coincidenze, ma staremo a vedere. Molto, sicuramente, dipenderà dalla vicenda Davis e da quello che succederà prima del gong ufficiale della Free Agency 2019 (00:00 della notte fra il 30 Giugno e il 1 Luglio, orario italiano). Da riportare, però, il continuo corteggiamento dei Brooklyn Nets che, secondo il NY Post, sarebbero anche la metà preferita dal giocatore.

Boston, al momento, sembra essere fiduciosa nonostante il pessimismo che ruota attorno al futuro di Irving: in caso di mancato rinnovo, i Celtics starebbero valutando una trade per Mike Conley, point-guard dei Memphis Grizzlies, che piace anche ai Jazz e ai Pacers. Ipotesi, però, da valutare solo in caso di addio della ex-PG dei Cavs. Nel frattempo, Aron Baynes ha esercitato la player-option da $5.9 M per la stagione 2019-2020: buona notizia per la second-unit di Brad Stevens, che ritrova almeno per un’altra stagione l’australiano.

 

New Orleans Pelicans, impazza la corsa per Anthony Davis

Secondo Brian Windhorst di ESPN, le prossime 24-48 ore potrebbero essere quelle decisive per AD. Al momento, solo due franchigie hanno intrapreso un colloquio formale con David Griffin, ovvero i Los Angeles Lakers e i Boston Celtics. Giallo-viola nettamente favoriti sui C’s, vista la forte volontà del giocatore di firmare per la squadra di LBJ: così forte da costringere, o quasi, il suo procuratore Rich Paul a interrompere i contatti con Danny Ainge. Una cosa è certa: Boston potrà concludere l’eventuale scambio solo dopo l’inizio della Free Agency a causa della Designated Rookie Extension Rule (oltre alla Rose Rule).

Quest’impedimento potrebbe facilitare il compito dei Los Angeles Lakers che, secondo ESPN, avrebbero reso disponibili ‘via trade’ Brandon Ingram, Lonzo Ball e la #4 pick 2019. L’intenzione di Rob Pelinka è quella di escludere dalle trattative Kyle Kuzma, come confermato da Marc Stein (NY Times) nelle scorse ore. Rimane ferma la volontà di NOLA di concludere uno scambio con LAL prima del Draft e che comprenda Kyle Kuzma (Brad Turner, Tania Ganguli, LA Times), per visionare ed avere la possibilità di incontrare diversi prospetti in vista della scelta da adoperare con la #4. In caso contrario, risulterebbe molto complicato concludere l’affare Davis per i Lakers (Woj). 

Sembrano, almeno per il momento, defilati i New York Knicks. L’infortunio di Kevin Durant e il susseguente referto dei medici ,che parla di quasi un anno di stop e stagione 2019-2020 da saltare completamente, hanno imbrigliato i piani della dirigenza: per questo, secondo Bleacher Report, i Knicks starebbero pensando di puntare tutto su Kawhi Leonard, nonostante la straordinaria annata di quest’ultimo e dei Toronto Raptors (ad una sola vittoria dal titolo NBA). Difficile pensare ad un possibile colpaccio dei NYK, considerando anche la poca appetibilità dello young core composto da Kevin Knox, Mitchell Robinson, Allonzo Trier e Frank Ntilikina, espressa pubblicamente anche dalla dirigenza dei Pelicans (Marc Berman, NY Post). In conclusione, secondo SNY, alcuni membri del front-office dei Knicks non sarebbero d’accordo nel sacrificare tutti giovani in un pacchetto per Anthony Davis, paragonando questa scelta alla block-buster trade che portò Carmelo Anthony nella Big Apple.

 

Kevin Durant: come cambia la sua Free Agency dopo l’infortunio?

L’effetto immediato della rottura del tendine d’Achille del piede destro di KD, oltre a smuovere l’organizzazione dei Knicks, sembra non aver cambiato radicalmente le aspettative sul suo futuro. Secondo Woj, la possibilità che il #35 dei Golden State Warriors rimanga nella Baia sono sempre basse: l’esercitazione della player-option da $31.2 M, attualmente, sembra essere la cosiddetta ‘ancora di salvataggio’ per KD.

Paradossalmente, nonostante la sua certificata assenza per l’intera prossima stagione, il verdetto pronunciato dallo staff di The Snake non ha scalfito le certezze delle principali pretendenti per questa sessione di mercato: Nets, Knicks, Clippers e anche i Lakers sarebbero ancora disposti ad offrire il max salariale a Kevin Durant (David Aldridge, The Athletic). Nel caso in cui qualcuna di queste franchigie dovesse bypassare le loro principali alternative di mercato, prima della chiusura della Free Agency potrebbero optare per firmare KD: questa è la suggestione più plausibile.

 

La situazione Kemba Walker e le altre ufficialità 

Sembra sempre più vicino il rinnovo di Kemba Walker con i Charlotte Hornets. Nel pomeriggio di ieri, la point-guard ha speso parole al miele per commentare la sua situazione personale e la sua possibile permanenza nel North Carolina, ai microfoni di Rick Bonnell del Charlotte Observer: “La mia priorità sono e rimangono gli Hornets, sarei disposto anche a rivedere le cifre del nuovo contratto pur di rimanere qui e competere per i Playoff con un roster più completo. Naturalmente, questo non esclude la mia facoltà di incontrare e dialogare con altre squadre, prima di comunicare la decisione finale. Incontrerò a giorni MJ per parlare del mio futuro”. L’idea di Kemba sembra essere molto chiara: tuttavia, il suo rinnovo, anche a cifre meno onerose, intaserebbe definitivamente il salary cap di Charlotte, addirittura a rischio luxury tax in vista della prossima stagione.

Rimangono alla finestra i Dallas Mavericks, i Los Angeles Lakers e i New York Knicks, pronte a garantire il massimo salariale al #15 degli Hornets anche nel caso in cui venisse firmato un MVP-caliber come Anthony Davis o Kyrie Irving, secondo Adrian Wojnarowski (in particolare nel secondo e nel terzo caso).

Altri affari ufficiali di giornata sono l’ufficiale uscita dal contratto di Jonas Valanciunas, che ha rifiutato la player-option da $17.2 M per prolungare il contratto che lo lega ai Memphis Grizzlies. Secondo Woj, il centro lituano vorrebbe rinegoziare tale accordo, sfruttando l’ottimo finale di stagione disputato a Memphis con medie altamente superiore rispetto alla media, nel ruolo di riferimento.

I Chicago Bulls e i Phoenix Suns sarebbero le franchigie maggiormente indiziate in un possibile coinvolgimento in una multiple-teams trade che comprenda Anthony Davis e i Los Angeles Lakers come parti interessate. Entrambe le franchigie sono alla ricerca di una PG e Lonzo Ball potrebbe fare al caso loro. Inoltre, secondo The Athletic, pare che a Chicago la permanenza non sia scontata per nessuno che non si chiami Lauri Markannen e Wendell Carter Jr.: il più indiziato a partire o ad essere coinvolto in scambi è Kris Dunn.

L’ultima ‘bomba’ di quest’oggi, in ottica Free Agency, riguarda il reciproco interesse tra Tobias Harris e i Brooklyn Nets, per The Athletic. La small-forward ex LAC ed ora in forza ai Philadelphia 76ers potrebbe patire, in termini monetari, il rinnovo di Jimmy Butler: secondo fonti vicine al front-office di Philly, l’ex Chicago e Minnesota rappresenterebbe il primo punto sulla scaletta di Elton Brand, GM dei Sixers, per la prossima FA.

 

NBA Hotspots, NBA Draft rumors: molti team attivi ed in cerca di trade

Nonostante il buon contingente di talento presente a questo NBA Draft 2019, molte franchigie sono attivissime in questi giorni per cercare acquirenti con cui adoperare uno scambio o effettuare una mossa di trade up o trade down. Tra queste si annoverano gli Oklahoma City Thunder che, secondo Woj, saranno aggressivi per ricercare un’acquirente per la scelta #21 di quest’anno: una trattativa che si inserisce in un contesto di win-now mode cui OKC starebbe facendo riferimento per la prossima stagione.

Inoltre, i Cleveland Cavaliers sono indiscutibilmente la franchigia più movimentata alla ricerca di occasioni di trade up-down: intrigano le scelte #8 e #10 di Atlanta, mentre la #26 potrebbe essere utilizzata per accaparrarsi un playmaker veterano, compatibile con le caratteristiche di Collin Sexton. Per finire, il contratto di J.R Smith potrebbe essere ceduto proprio nella sera del Draft: favoriti i Miami Heat, che potrebbero inserire nella trattativa la pick #13 ed un contratto di medio livello come quello di James Johnson o di Dion Waiters, ma occhio anche al resto delle squadre presenti in quella zona del Draft, tra la #8 e la #15 (Albert Nahmad, Heat Hoops).

Tornando in Arizona, i Suns sono molto alti su Jarrett Culver e sulla possibilità di poterlo scegliere alla #6, per Sports Illustrated. Caos totale in quel di Washington D.C., dove ancora non è stato nominato un General Manager e dove le idee sono ancora poco chiare ad una sola settimana dal Draft: basti pensare che, dopo circa tre settimane di work-outs, solo ieri i Wizards hanno potuto visionare una papabile 1st round pick, ovvero Keldon Johnson di Kentucky.

New York Knicks verso il draft NBA, ipotesi “trade down” con gli Atlanta Hawks

new york knicks draft

I New York Knicks sondano le opzioni disponibili in vista del draft NBA 2019 del prossimo 20 giugno.

I Knicks chiameranno al Barclays Center di Brooklyn, NY, con la terza chiamata assoluta, e mentre il nome più gettonato e logico è quello di R.J. Barrett di Duke, terzo in ordine di “prestigio” tra i grandi prospetti del prossimo draft dietro all’ex compagno di squadra a Durham Zion Williamson ed a Ja Morant da Murray State, il front office della squadra della Grande Mela prende in considerazione l’ipotesi “trade down”.

Come riportato da Jonathan Givony, esperto di cose di draft per ESPN e DraftExpress.com, i New York Kicks potrebbero decidere di cedere la loro scelta numero 3 al prossimo draft agli Atlanta Hawks, in cambio dei diritti sulle due scelte di lotteria della squadra della Georgia, l’ottava e la decima.

Gli Hawks otterrebbero la possibilità di affiancare alle due giovani stelle Trae Young e John Collins un prospetto di grande potenziale come Barrett (o in alternativa Jarrett Culver di Texas Tech o DeAndre Hunter di Virginia, fresco campione NCAA).

I New York Knicks avrebbero invece in cambio la possibilità di aggiungere ben due giocatori di lotteria, talenti giovani d in grado di dare un contributo immediato per una squadra che in estate punterà tutte le proprie fiches di mercato su Kevin Durant, Kyrie Irving o Kemba Walker.

Zion Williamson assume un agente, sceglie la CAA di Los Angeles

zion williamson CAA

Draft NBA 2019, anche Zion Williamson assume un agente, l’ex star di Duke University ha raggiunto un accordo con la CAA (Creative Artists Agency) di Los Angeles, California.

A darne notizia la stessa agenzia tramite comunicato ufficiale via Twitter.

Zion Williamson sarà quasi certamente la prima scelta assoluta al prossimo draft NBA, prima chiamata che toccherà ai New Orleans Pelicans. In caso di approdo in Louisiana, Williamson diventerà la prima scelta assoluta del Pels dai tempi di Anthony Davis.

La CAA è un’agenzia sportiva tra le più stimate e celebri, ed annovera tra i suoi clienti giocatori come Chris Paul, Joel Embiid, Paul George, ed artisti del mondo dello spettacolo e della musica USA ed internazionale.

Con Zion Williamson, una delle ultime addizioni in casa CAA per quanto riguarda il mondo NBA è stata la point-guard dei Los Angeles Lakers Lonzo Ball.

NBA Draft 2019, Minnesota Timberwolves interessati a Rui Hachimura

rui hachimura

La lotteria NBA ha espresso il suo verdetto, ed oltre alla clamorosa prima scelta ottenuta dai New Orleans Pelicans, i Minnesota Timberwolves hanno ottenuto l’undicesima scelta al draft 2019.

Nonostante il prossimo draft non sembri essere particolarmente profondo, i Twolves potrebbero ancora avere la possibilità di scegliere un giocatore di immediato impatto per la prossima stagione. Stiamo parlando di Rui Hachimura, ala proveniente da Gonzaga, che, secondo quanto riportato da Steve Kyler di Basketball Insiders, avrebbe già convinto la franchigia, che sembra determinata a sceglierlo.

Ciò spiegherebbe il motivo per il quale Rui Hachimura non si sia presentato al Draft Combine di Chicago. Perché sostenere work out per l’intera lega quando conosci già la tua probabile destinazione?

Il giapponese Rui Hachimura, classe 1998, è notevolmente cresciuto nei suoi 3 anni a Gonzaga. Al termine dell’ultima stagione ha collezionato le medie di 19.7 punti, 6.5 rimbalzi e una rubata a partita. Inoltre ha impressionato per le sue grandi abilità al tiro, Hachimura ha infatti tirato con il 59% dal campo e il 42% da dietro l’arco dei 3 punti.

Durante la scorsa stagione, Rui ha anche conquistato le Elite Eight con gli Zags al Torneo NCAA 2019, per poi però cedere a Texas Tech. In questa partita, Hachimura ha messo a referto 22 punti e 6 rimbalzi, prestazione che, nonostante la sconfittaha messo in evidenza la sua versatilità difensiva, l’abilità nel segnare e nello sfruttare i mismatch.

Hachimura è anche una vecchia conoscenza italiana. Infatti, la sua nazionale giapponese si è scontrata con quella italiana negli ottavi di finale dei campionati del mondo under 19 a Il Cairo nell’estate 2017. Già in quella occasione Rui si era rivelato con una fenomenale prestazione da 22 punti, 14 rimbalzi e 3 stoppate.

Nonostante sembri essere un gradino sotto i vari Zion Williamson, Ja Morant etc, Hachimura potrebbe rivelarsi una grande presa alla chiamata numero 11, formando un interessante front-court insieme a Karl Anthony Towns e Andrew Wiggins.