I Golden State Warriors sono di gran lunga la squadra più dominante degli ultimi anni nella NBA, come confermano i 3 anelli vinti negli ultimi 4 anni.
Quest’anno però, sebbene siano ancora primi ad Ovest con un record di 50 vittorie e 23 sconfitte, gli Warriors hanno subito un brusco rallentamento rispetto agli ultimi anni, specialmente tra le mura amiche della Oracle Arena, quello che nelle scorse stagioni era diventato un fortino per gli uomini di Steve Kerr.
A proposito di questa situazione, Klay Thompson ha parlato in un’intervista concessa a Mark Medina di The Mercury News di come Steph Curry sia il vero cuore e motore dei bi-campioni in carica NBA.
Dopo la squalifica di Draymond Green nella trasferta di Atlanta, Curry decise di riunirsi al gruppo, nonostante fosse in convalescenza dopo un infortunio al ginocchio. Quando Green e Durant tornarono insieme in campo il 15 novembre contro Houston, Steph si sedette tra di loro in panchina, scherzando ed alleggerendo la tensione: “Non ho dubbi nel dire che Steph sia per noi la voce della ragione nei momenti di tensione della squadra” Riferisce Thompson.
“Steph ha cercato di prevenire ogni tipo di situazione difficile” aggiunge Green “E’ stato attento e presente nel tenere d’occhio ogni singola situazione prima che qualcosa potesse andare male“.
Klay Thompson “ghiacciato” da Steph Curry durante l’intervista post partita. Ha chiuso con 60 punti… #NBA pic.twitter.com/8bGkqLzIpN
— Davide Chinellato (@dchinellato) December 6, 2016
Steph Curry: “Altre squadre da titolo saltate per questioni di egoismi, a noi non accadrà”
L’onnipotenza cestistica di Curry è sotto gli occhi di tutti, grazie alla serie di record infranti a suon di triple, e dopo i due premi di MVP vinti consecutivamente (di cui uno, il secondo, primo nella storia assegnato all’unanimità).
Quello che però spesso viene dimenticato di lui è il suo ruolo da leader all’interno dello spogliatoio dei Golden State Warriors. Steph è un leader silenzioso, dai modi molto più pacati di tanti altri giocatori simbolo della NBA.
Questa tranquillità che trasmette è fondamentale in un ambiente in cui convivono personalità forti ed orgogliose come quelle di Draymond Green, Kevin Durant e DeMarcus Cousins. L’azione di Curry fu decisiva durante il periodo della guerra fredda tra Green e Durant.
The Warriors have always valued Stephen Curry's leadership. But as Draymond Green said, "there has been more [stuff]." My piece on Steph guiding the Warriors through the KD-Draymond argument, integrating DeMarcus, the dynamic with five All-Stars & more https://t.co/Gn6WevmQ8P
— Mark Medina (@MarkG_Medina) March 27, 2019
La sua mediazione portò ad un incontro chiarificatore tra i due prima della partita degli Warriors contro i Dallas Mavericks del 17 novembre scorso. Un incontro che ha risolto i problemi, e dopo il quale gli Warriors sono rifioriti, tornando in testa alla Western Conference.
A tal proposito Curry dichiarò: “Devi entrare all’interno delle cose. Ascolti, capendo che non hai tutte le risposte. Alcune si, ma non tutte. È importante sapere da dove viene ciascuno, capire cosa abbia in testa, con lo stress che affrontano dentro e fuori dal campo in modo da poterci supportare l’un l’altro. Per un po’ questo è andato perduto. Più di una squadra, più di una corsa al titolo sono deragliate per colpa dell’ego, di personalità male assortite, o piccole sceneggiate irrisolte. È una sfortuna, ma noi non saremo quel tipo di situazione”
Il successo di una franchigia NBA, oltre che chiaramente dal fattore campo, dipende soprattutto dalla gestione dello spogliatoio e dei suoi leader, ed in questo sia Steve Kerr che Steph Curry si sono dimostrati maestri. L’armonia dello spogliatoio è stata fondamentale nei momenti più duri degli ultimi anni per i Golden State Warriors, e gran parte dei meriti vanno soprattutto a fenomeni come Curry, talento indubbio fuori dal campo, ancor prima che sul parquet.

L’MVP della stagione regolare passata l’MVP unanime di quella appena conclusa ha assunto questo soprannome già nel suo primo anno nella lega: fu definito allora Baby-Faced Assassin, vista la sua faccia da ragazzino, che sul campo però si rivelava un “assassino” per gli avversari. 22 punti di media dopo l’ASG, prestazioni in crescendo che lo hanno portato fino ad oggi fino al ruolo di MVP e giocatore chiave della squadra che potrebbe vincere il secondo titolo consecutivo. Di qualche anno fa il racconto curioso a conferma della sua Baby-Face: mentre era fuori a cena, una cameriera credendo fosse piccolo, non gli portò una birra come richiesta da Steph. Baby-Faced Assassin, soprannome confermato in queste due ultime stagioni: 30.1 punti di media in questa stagione da sogno, conclusasi per Golden State con 73 vittorie, battendo anche il record dei Chicago Bulls di Jordan-Rodman e Pippen. Numeri da capogiro, numeri da MVP: riuscirà a guidare i suoi compagni in queste ultime (se necessarie) due gare della serie contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James? Oppure dovrà arrendersi al Prescelto?