Mancano 3 giorni all’inizio del torneo e nel frattempo continua senza sosta il viaggio di NBAPassion alla scoperta delle storie più particolari dei prossimi protagonisti ad EuroBasket 2015: oggi si parla di Andrea Bargnani, il ragazzo di periferia che con le sue caratteristiche ha rivoluzionato il basket italiano.
Andrea Bargnani nasce a Roma, il 26 Ottobre 1985 e si sa: se sei un bambino italiano e nasci in particolar modo nella capitale, difficilmente il tuo sogno è diverso dal diventare un calciatore. Ma mamma Luisella e zio Massimo, con un passato nel basket a livello amatoriale per la prima e a livello professionistico per il secondo, hanno programmi ben diversi per il bambino: la palla a spicchi deve continuare ad essere lo sport di famiglia.
Così, il piccolo Andrea, seguendo i consigli familiari, decide di mettere da parte il sogno calcistico iniziando ad avere un primo contatto con il basket all’età di 5 anni. Un anno dopo, però, Andrea e la famiglia si trasferiscono a Trezzano Rosa, piccola cittadina in provincia di Milano dove Bargnani incomincia a muovere i primi, veri passi importanti. Luisella decide infatti di iscriverlo nella scuola di basket locale e lì, Andrea, che già è ben piazzato fisicamente rispetto ai pari età e ha una buona tecnica di base, inizia a mettersi in mostra a livello nazionale.
Il 1997 fu un anno fondamentale per la sua crescita cestistica: la famiglia Bargnani decide di tornare a casa, a Roma e così Andrea continua la sua avventura con il basket militando nel Sam Basket Roma allenato da coach Roberto Castellano (ad oggi è il presidente della squadra), un romano che ha vinto lo scudetto con il Banco di Roma ad inizio anni ’80 (oggi meglio conosciuto come Virtus Roma), giusto per capirci. Quando il coach lo vede per la prima volta in azione, intuisce subito il vero potenziale del ragazzo, ma Andrea è un diamante grezzo e bisognerà lavorare parecchio su di lui prima che diverti un giocatore bello e fatto. Si prospettano tempi duri per Bargnani: il coach non è uno che scherza molto.
Castellano lo guarda, lo scruta, lo osserva bene e vede in Bargnani un ragazzo sicuramente più alto dei suoi coetanei con un buon talento nelle mani ma con quel fisico ancora troppo esile, difficilmente in futuro potrà contrastare gli avversari più grossi e più esperti. È lì che Castellano ha un’idea lungimirante, quello che oggi in NBA tutti richiedono: “Andrea, da oggi tu diventerai un tiratore”. Il ragazzo rimane per un attimo sbigottito. “Come può un lungo come me diventare un tiratore, quasi fosse un’ala piccola o una guardia?” avrà sicuramente pensato tra sé e sé ma, un po’ perché il mister ha emesso la sua sentenza, un po’ perché la sua tecnica di base effettivamente glielo consentiva, inizia ad allenarsi di più su situazioni fronte a canestro.
Le giornate sembrano lunghe e interminabili in quella palestra di periferia; coach Castellano, come già detto, fa veramente sul serio e la pesantezza degli allenamenti si sente parecchio. Andrea però crede in quello che fa, il basket è ormai la sua vera passione e per il basket si sacrifica parecchio, saltando uscite e feste con gli amici per dedicare più tempo al lavoro di squadra ma soprattutto individuale: sotto l’ala esperta di coach Castellano, Andrea rinasce nuovamente sotto una nuova luce, in un ruolo che è lo stesso di sempre ma che assume una nuova concezione di base: senza troppi giri di parole, Bargnani è stato il prototipo di quello che oggi definiremmo “strech-four”; Castellano lavora infatti sulla meccanica, sulla posizione dei gomiti, delle braccia e delle gambe, per permettere al giovane Andrea di assumere la miglior tecnica di tiro possibile e lui inizia subito a vedere i primi risultati, migliorando parecchio nella rapidità e acquisendo un tiro da 3 pericoloso: l’idea di Castellano ha funzionato.
Una volta lavorato sulla “teoria”, però, è il momento di passare alla pratica: “Andrea, tu da oggi mi realizzi 50 canestri da 3 al giorno, capito?” urla impassibile e perentorio come sempre il coach, facendogli capire che quello è l’unico modo che ha per prendere la via delle docce. E Bargnani esegue, senza dire una sola parola. È sempre stato un po’ parte del suo carattere, acconsentire timidamente senza proferire parola, senza mai mostrare un accenno di sentimento interno o di espressione. Il duro lavoro, però, spesso ripaga e, a soli 13 anni, Andrea Bargnani viene inserito nella lista dei migliori 70 prospetti della regione Lazio e, l’anno successivo, viene convocato dalla nazionale giovanile.
Tra Andrea e coach Castellano è ormai sorta ormai una forte empatia e così nel 2002, all’età di 16 anni, Bargnani viene convocato in prima squadra dalla Stella Azzurra Roma, squadra della Serie B2, dove Andrea può finalmente fare l’esordio tra i “grandi”. Bargnani non delude le aspettative che si erano create attorno al suo nome, chiudendo la stagione con 10.3 punti, 4.5 rimbalzi di media e il 59.2% dal campo che rende omaggio al duro lavoro svolto gli anni prima. Il suo talento è ormai sotto gli occhi di tutti e così, dopo una sola stagione di gavetta, Maurizio Gheradini lo convince (si fa per dire) a giocare nella gloriosa Benetton Treviso.
Inizia così una nuova avventura per Bargnani e sotto l’esperta guida di coach Ettore Messina, non gioca molto nella sua prima stagione da rookie, ma impara tanto. La stagione 2005/06 la ricorda bene Andrea: coach David Blatt (lo stesso che ha creduto in Mozgov) viene chiamato con il compito di rilanciare le sorti della franchigia e ci riuscirà, anzi, vincerà persino il campionato con un Bargnani che ha contribuito notevolmente alla vittoria finale, al punto di venire eletto miglior giovane italiano. Il 2006 è l’anno della conferma a livello internazionale, venendo premiato in Eurolega come miglior under22 della competizione. È solo l’inizio.
Gli occhi di diversi osservatori americani cadono sul suo nome e così, il Draft NBA 2006 lo consegna all’olimpo del basket dalla porta principale perchè Andrea Bargnani viene chiamato con la 1° scelta assoluta dai Toronto Raptors: è il primo italiano ed europeo ad essere selezionato così in alto. Un orgoglio per un paese intero. Ma gli infortuni e qualche errore di troppo, non gli hanno consentito fino ad oggi di mantenere le aspettative che l’NBA aveva sul suo conto. L’esordio più emozionate però, avviene nell’estate del 2007, quando coach Recalcati, al tempo selezionatore della Nazionale Italiana, lo convoca in vista dell’Europeo di Spagna, che l’Italia chiuderà però con una misera eliminazione nella fase a gironi, con un Bargnani che nonostante i 12,5 punti e 5,2 rimbalzi di media non si metterà in luce come si sperava alla vigilia del torneo, complice forse il peso delle responsabilità piovute su un ragazzo di 22 anni.
Adesso, però, Andrea non è più un ragazzo, è un uomo e da tale dovrà comportarsi ad EuroBasket 2015, trascinando la squadra quando più ce ne sarà bisogno. Lui insieme a Belinelli, Bargnani e Datome sono i punti di riferimento maggiore di una nazionale azzurra che questa volta ha il compito di non deludere e tentare di raggiungere un insperato successo che possa rilanciare il movimento cestistico italiano ai livelli più alti.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
CORRELATI:
1 – EuroBasket Stories – Gigi Datome: dai primi canestri nella squadra di famiglia al sogno Europeo
2 – EuroBasket Stories – Pau Gasol: l’ala grande che voleva curare il mondo
5 – EuroBasket Stories – Timofey Mozgov: il ragazzo timido che ha inseguito il sogno del padre




