Prosegue il viaggio di NBAPassion alla scoperta delle storie più particolari dei prossimi protagonisti ad EuroBasket 2015: Oggi è il turno di TImofey Mozgov, il bambino che ha sconfitto la timidezza per inseguire il sogno del padre.
Oggi è il centro titolare dei Cleveland Cavs e i suoi 216 cm di altezza non lo fanno apparire così buono, eppure dalla sua infanzia viene fuori il contrario, Timofey Mozgov è un ragazzo dal cuore d’oro. Leningrado, 16 Luglio 1986. Mamma Nadezdha e papà Pavel sono in trepida attesa di Timofey, il quartogenito e ultimo figlio di casa Mozgov. Il più piccolo di quattro fratelli, quindi, ma non il più basso. Sin dall’infanzia, Timofey mostra segni importanti di crescita, merito sicuramente dei geni paterni ereditati da Pavel, un omone di 203 cm.
Lo sport è stato qualcosa che ha accompagnato il piccolo Mozgov fin dalla infanzia, ancor prima che nascesse: mamma Nadezdha era un’atleta di buon livello e papà Pavel è stato un giocatore di palla a mano con un sogno nel cassetto: quello di veder giocare il figlio a basket. Per entrambi, però, la vita ha voluto riservare ben altro: le due carriere sportive sono state stroncate da infortuni che non hanno permesso poi il ritorno all’attività agonistica, costringendo il padre a trovare lavoro come autista mentre la mamma ha poi deciso di fare la casalinga per crescere al meglio i quattro figli o meglio, i quattro diavoli di casa.
“Non è stato facile per mia madre crescere me e i miei fratelli” afferma lo stesso Timofey, che poi ricorda un episodio alquanto singolare della sua infanzia. Timo aveva 2 anni e il padre rimase fuori casa per un paio di settimane per partecipare ad una competizione di palla a mano. Un giorno Pavel chiamò la moglie e lei si mise a piangere al telefono, così lui esclamò: “Cosa è successo?”. Timofey e i suoi fratelli avevano messo la cucina a soqquadro, lanciando per aria uova, sale e tutto ciò che è capitato tra le loro mani, rotolando poi per terra tra la sporcizia che avevano creato con la povera Nadezdha che tentava disperatamente di ripulire una delle quattro pesti, mentre le altre tre continuavano a peggiorare la situazione. Insomma, una situazione alquanto frustrante. Ma non fatevi ingannare: Timofey era un bambino piuttosto timido fuori di casa.
Nonostante i genitori erano stati sportivi professionisti, il piccolo Mozgov non aveva mai toccato una palla. Il giorno in cui la sua vita ebbe una svolta arrivò quando aveva 9 anni; un normale giorno di scuola, fino a che Kira Trzheskal non irrompe nella classe di Timofey accompagnata dai suoi assistenti. Piccola parentesi: a differenza degli USA, dove ogni scuola ha il proprio team, in Russia esistono due tipi di istituti: quelli “normali” e quelli “speciali”. Kira è una famosa coach in Russia e sta girovagando per le scuole “normali” del Paese alla ricerca di ragazzi atletici che possano far parte del suo team nella scuola “speciale”.
La Trzeshkal entra pertanto in aula esclamando: “Qualcuno di voi ragazzi è abbastanza alto?”. Il giovane Mozgov, come già detto, era più che alto, era altissimo rispetto ai bambini della sua età, eppure, la sua timidezza non gli permette di rispondere alla domanda. “Lui! Lui! Lui è alto!” gridano i compagni indicandolo. Così Kira lo guarda e gli chiede di uscire dall’aula per qualche minuto, chiedendo al ragazzo di saltare, scattare e via dicendo. Mozgov fa tutto ciò che gli viene richiesto, mentre Kira Trzheskal guarda compiaciuta: “Sai cosa? Abbiamo una scuola di basket e vorremmo che ti unissi a noi”.
Timofey sa che il sogno del padre è sempre stato quello che il figlio diventasse un giocatore professionista di basket, perciò decide di prendere il numero lasciatogli da Kira, inizialmente più per fare un piacere al padre che per amore vero verso il basket, che lui fino a quel momento non aveva mai praticato. C’è un problema però: Mozgov dimentica di dirlo ai suoi genitori. Due settimane dopo, quando il padre viene a sapere dell’episodio, porta immediatamente il figlio alla scuola di Kira. Lì, alla Admiralteyskaya Sports School, Mozgov calca per la prima volta un parquet e non importa se non ha mai giocato a basket: tra lui e la palla a spicchi nasce subito un feeling particolare e da allora non se ne separerà mai più.
All’età di 11 anni, la famiglia Mozgov decide di abbandonare la caotica Leningrado (ormai da anni ribattezzata San Pietroburgo) per trasferirsi nella più tranquilla Enem, città che conta non più di 18 mila abitanti. Purtroppo per Timofey, non è esattamente una zona nella quale è facile trovare bambini con la passione per il basket: è servito aguzzare l’ingegno per non sperperare tutto il suo talento. Mozgov inizia così a prendere spunto dai giocatori NBA guardando le partite che trasmettevano in TV, uno su tutti, Kevin Garnett. La situazione economica della famiglia poi, non aiutava sicuramente il giovane Mozgov: il campetto sul quale si allenava non mantenuto granché bene e bisognava stare molto attenti a non farsi male pertanto.
Ad ogni modo, le giornate Timofey le trascorreva così, tra la visione di una partita NBA e un po’ di allenamento; Mozgov cresceva in età e di pari passo in altezza. A soli 15 anni, arrivò la prima schiacciata, segno delle grandi doti fisiche che il ragazzo già possedeva. Così, di lì a poco, Mozgov torna ad iscriversi in una scuola sportiva di San Pietroburgo, la Lenville, dove continua il percorso di crescita cestistica che lo porterà a giocare presto tra le fila del Chimki, team con il quale Mozgov vincerà il suo primo, importante trofeo nel 2008: la Coppa di Russia.
La crescita con il Chimki lo porta ben presto ad ottimi livelli e così arriva la chiamata di coach Blatt (sì, proprio lui) che da subito capisce il reale potenziale di Mozgov e lo porta con sé ad EuroBasket 2009, dove la Russia si piazza soltanto settima; è solo l’inizio di una importante cavalcata di Mozgov con la nazionale. Servirà meno di un anno per mettersi definitivamente in mostra, ai Mondiali del 2010, dove Timofey, insieme a Sasha Kaun, (oggi compagno di team ai Cavs) si fa carico delle responsabilità e guida una Russia senza alcun giocatore NBA, dovendosi accontentare però di un altro settimo posto.
A 5 anni di distanza, le cose sono cambiate parecchio: oggi Mozgov non è semplicemente un giocatore NBA ma il centro dei Cavs di LeBron James, Kyrie Irving e Kevin Love, guidati da quel David Blatt che tanto a cuore gli sta. L’esperienza maturata in America aiuterà sicuramente Mozgov e la Russia a disputare un Europeo importante, cercando sin da subito di imporsi nel girone che vede nella Spagna l’avversario più temibile. Gli iberici, insieme a Francia e Serbia, sono sicuramente un gradino più in alto ma Mozgov e compagni non hanno paura: forti della tipica freddezza russa e dei bronzi ottenuti all’Europeo di Lituania 2011 e le Olimpiadi di Londra 2012, la Russia vuole confermarsi come una delle nazionali più forti del panorama europeo.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
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