
CHARLES BARKLEY IN MAGLIA SIXERS
Ai tryouts di Team USA del 1984, svoltisi a Bloomington, Indiana nella casa dei già famosi Hoosiers di Indiana University, un ragazzotto di appena 21 anni cosparso in 198 centimetri afroamericani, si presenta davanti a Coach Bobby Knight già pronto per allenarsi. Il Sergente, come si faceva chiamare, lo annusa un po’ sentendo un forte odore di carne fritta: “Mi sono mangiato 4 polli fritti poco prima di partire da casa.” ha detto poi alla stampa, giustificandosi che “Non ero sicuro mi avrebbero dato da mangiare.”
In questo breve siparietto si strugge tutto il carisma di Charles Barkley, giocatore che a detta di molti “Dopo Jordan, nella lega, c’è subito lui.”
Coach Knight però si lascerà ammaliare ben poco dell’esponente fisicità del centrone di Auburn, escludendolo dal roster ufficiale che di li a poco conquisterà il titolo aureo ai giochi olimpici Losangelini. Piccato sull’orgoglio, Charles Barkley ne trae forte motivazione che lo spinge a fare ancora meglio e a Philadelphia, la città di Moses Malone e Dr. J, non si parla d’altro che di lui.
Sempre scalmanato ed incostante, il vecchio Mosè lo prende sotto la sua ala protettrice e gli insegna cosa voglia dire lavorare duro. I due si incontrano spessissimo la mattina presto per andare a correre ai campi d’atletica e poi lavorare in sala pesi ed in palestra. Già dalla seconda stagione, fino all’approdo nella città più obesa della terra dei liberi (Houston, ndr), terrà una media di almeno 20 punti ed almeno 10 rimbalzi a stagione. Dominerà con il suo modo unico di giocare grazie all’innata capacità di saper alternare una potente fisicità ad un ottimo gioco tecnico leggendo semplicemente quello che gli propone la difesa.

MJ vs BARKLEY
Nell’estate del 1992 oltre a far parte del Dream Team, oltre a monopolizzare le cronache sportive attinenti al mondo olimpico con tutte le sue singolari uscite ed oltre ad essere il miglior realizzatore a stelle e strisce con oltre 14 punti di media, scuote il mercato NBA con la decisione di passare ai Phoenix Suns. “Vedi lassù?” gli dice l’allora proprietario dei Suns in occasione della prima visita di Barkley in Arizona “Quegli stendardi c’erano ancor prima che tu arrivassi qui e ci saranno ancora dopo che tu te ne andrai. Questa società in ugual modo. Ma se noti bene, lassù manca lo stendardo di campione NBA. Ecco perchè tu sei qui.”
Purtroppo il destino è beffardo e tra Sir Charles e l’agognato stendardo c’è il solito omerico guastafeste (inutile dirvi chi è, lo avete già capito). Comunque insignito di un premio MVP nel 1993 che lo eleverà ancora di più a super stella NBA.

BARKLEY AI MICROFONI DI TNT
Nel 2000, con il nuovo millennio, appende le scarpe al chiodo in maniera definitiva, dando inizio alla terza parte della sua vita. Forse era arrivato il momento giusto per farlo. Da sempre è stato un tipo di giocatore stile anni ’80 americani, fatti di contatti duri ed offese sul campo, gioco intenso in tutte e 82 le partite della Regular Season nel rispetto proprio, dello staff ed anche di chi si separa da molti quattrini pur di vederli giocare. Il 2000 è un millennio che gli sta stretto, non può più schiacciare in faccia al difensore facendolo cadere, prendere il pallone e tirarglielo addosso mentre è ancora a terra. Non può più tirare pugni all’arancia o guardare male l’arbitro dopo un fischio ritenuto dubbio. Meglio chiudere i battenti li e conservare almeno i ricordi.
Da li non pochi problemi, due su tutti riguardanti alcool (tanto) e gioco d’azzardo (tantissimo). Il suo peso aumenta a dismisura e poi scende, aumentando ancor dopo. Un’altalena non facile per chi come lui alterna una dieta irregolare ad una regolare. Manda fuori dai gangheri tanti giocatori stando seduto sullo studio della TNT, non si ricorda mezzi giocatori odierni soprattutto se non famosi ed ha baciato il sedere di un mulo per una scommessa persa (aveva profetizzato che Yao era un mezzo bluff e non avrebbe mai segnato più di 19 punti in una partita). Ma oggi come allora, allora come oggi dice sempre quello che pensa, senza peli sulla lingua e senza vergognarsene. Solo che magari ora si prendere un po’ di tempo in più per parlare. Ma in fondo di Charles Barkley ce n’è uno solo.

Il Postino:
Steve:
AI3:
Patrick Ewing:
Sir Charles:









