Il lay-up sulla sirena di Rickea Jackson ha portato le Los Angeles Sparks a vincere per 101-99 contro le New York Liberty.
Sabrina Ionescu, che ha segnato 30 punti, ha pareggiato il punteggio con un elbow jumper a 23.1 secondi dalla fine. Le avversarie hanno temporeggiato, prima che Stephanie Talbot commettesse un fallo su Kelsey Plum a 5.9 secondi dalla fine. Le Liberty avevano ancora un fallo da concedere, così le Sparks hanno ottenuto la palla.
Dopo un timeout, Jackson ha ricevuto la palla in post e ha tirato poco prima dello scadere del tempo. Così, le Sparks hanno ottenuto la loro quinta vittoria consecutiva.
E le cose sembra che possano solo migliorare, visto anche l’imminente ritorno in campo di Cameron Brink.
Coach Lynne Roberts aveva già detto che la giocatrice non sarebbe stata presente nella partita di sabato sera. Ma si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel.
“È difficile rientrare a metà stagione, e poi si va ad aggiungere l’aspetto mentale che ogni atleta deve affrontare dopo essere stato fuori dal campo così a lungo” ha detto l’allenatrice.
La giocatrice è stata out per ben 13 mesi, dopo essersi lacerata il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ora è stata autorizzata a giocare di nuovo, e non vede l’ora di tornare in campo con le sue compagne di squadra.
“Mi sento benissimo. Sono grata alle Sparks che mi hanno lasciato tutto il tempo di cui avevo bisogno per riprendermi” ha detto Brink ad alcuni giornalisti dopo lo shootaround di sabato. “Sono entusiasta di essere in campo con le mie compagne. Ho lavorato molto duramente. Credo che quello che la gente vede di solito sia la mia vita normale, non le ore che passo in palestra con i miei allenatori, uno staff fantastico. Ho lavorato sodo, quindi vedo la luce alla fine del tunnel”.
Brink ha detto che è stata dura affrontare il lungo periodo di riabilitazione. Sa che ci vorrà del tempo per tornare alla forma in cui era prima dell’infortunio. Ma nell’ultimo anno si è tenuta comunque impegnata: ha frequentato la squadra il più possibile, ha tenuto un podcast e si è laureata a Stanford.
“È davvero dura mentalmente, svegliarsi ogni giorno e guardare la propria squadra da bordo campo. Mi piace fare il tifo per le mie compagne di squadra, ma arriva un momento in cui voglio essere anch’io in campo” ha detto. “Quindi sono davvero felice di essere arrivata a quel punto e sono grata a tutti quelli che mi hanno accompagnato. È snervante stare fermi per così tanto. Ma cercherò di essere paziente, perché non sono certo quella dell’anno scorso. Però sono davvero entusiasta di poter fare ciò che amo”.

