Alle volte solo il talento non basta, per vincere le partite occorre ben altro (gioco di squadra, difesa, mentalità…). Piccoli dettagli che possono segnare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Boston non era la squadra più talentuosa sulla carta. Si apprestavano ad affrontare queste semifinali senza le proprie All-Star schierando le loro seconde e terze scelte. Philadelphia invece viaggiavano sulle ali dell’entusiasmo dopo la vittoria sugli Heat e godevano di qualche giorno di riposo in più rispetto ai loro avversari. I tifosi già pregustavano l’odore delle finali di conference, le prime dopo 17 anni. Ecco cosa è successo nella serie Celtics-Sixers.
CELTICS-SIXERS: VINCITORI E VINTI
Eppure alla fine i Celtics hanno sbaragliato i Sixers in sole cinque gare affidandosi ai piccoli dettagli sopraccitati e sfruttando a dovere il fattore campo. I singoli fanno vincere una partita mentre il collettivo fanno vincere i campionati, si potrebbe dire. Mai sentenza fu più azzeccata: Boston è stata più squadra di Philadelphia e ha organizzato una serie tatticamente perfetta, trascinata da un rookie del 1998 (Jason Tatum), da un sophomore del 1996 (Jalen Brown) e da un ragazzo al terzo anno NBA su cui nessuno avrebbe mai puntato un centesimo durante la regular season (Terry Rozier). Guidata anche da uno dei centri più sottovalutati della lega, Al Horford, e pronta a battersi su tutti i palloni grazie a gente come Marcus Morris, Aron Baynes e Marcus Smart. Se poi in panchina siede un certo Brad Stevens tutto risulta più semplice: malgrado nessun collega lo abbia votato per il premio COY, rimane uno dei migliori allenatori della lega, l‘artefice di un sistema di gioco perfetto e un’eccellente motivatore, capace di tirare fuori il meglio da ciascun giocatore.

Il vero fattore che ha deciso la serie Celtics-Sixers.
Philadelphia invece torna a casa con le ossa rotte e la consapevolezza di aver buttato al vento una grossa occasione. Gli uomini di Brett Brown hanno stavolta pagato a caro prezzo l’inesperienza che non gli ha concesso di essere lucidi nei momenti decisivi delle partite. La palla persa da Dario Saric alla fine di gara 3 grida ancora vendetta. Non inganni il risultato finale, i match sono stati tutti molto concitati; ha trionfato semplicemente la squadra più tignosa e soprattutto orgogliosa. Ben Simmons ha deluso le aspettative generali non tanto per la pochezza offensiva e un tiro ancora da affinare, quanto per l’efficienza totale: I Sixers avevano un plus/mimus di -63 con il rookie in campo e +48 quando sedeva in panchina. Joel Embiid, complice un ottima difesa dei centri avversari, si è trovato in difficoltà sotto le plance facendosi spesso prendere dal nervosismo. Avrà anche chiuso la serie a 23 punti di media, ma tirando con pessime percentuali dal campo. Robert Covington ha dimostrato di non poter ancora stare a questi livelli, completamente assente in queste semifinali. Dario Saric ha peccato di discontinuità cosi come J.J. Redick, sottotono nelle ultime tre gare. Nota di merito invece a Marco Belinelli: questa è stata finora la miglior postseason della sua carriera. Sempre utile in uscita dalla panchina, l’ex Hawks si è anche tolto lo sfizio di segnare un buzzer beater in gara 3 inutile ai fini del risultato.
La prodezza che ha permesso ai Sixers di tenere viva gara 3 fino all’overtime.
IL FUTURO NELLE VOSTRE MANI
I Celtics si preparano adesso ad affrontare i Cleveland Cavaliers di LeBron James. L’esperienza delle finali potrebbe giovare ai tanti giovani presenti a roster soprattutto in ottica futura. Anche stavolta partiranno contro i favori del pronostico, ma guai a sottovalutarli: Boston non ha nulla da perdere e se continuerà a giocare questo basket celestiale perfino The King andrà in difficoltà. Pensate quando il prossimo anno ci saranno anche Gordon Hayward e Kyrie Irving…
D’altro canto è giusto alzare canti funebri per The Process? Assolutamente no anzi, il meglio deve ancora venire: al prossimo draft Philadelphia disporrà di cinque scelte tra il primo e secondo turno, e grazie ad un salary cup libero potrà pescare un pesce grosso in sede di free agency (Paul George, LeBron James…). I Sixers si sono quest’anno classificati al terzo posto ad est e hanno raggiunto le semifinali di conference. Un traguardo non pronosticabile ad inizio stagione. Pensate veramente che Embiid e Simmons avrebbero potuto battere da soli un intero sistema? La maggior parte dei loro coetanei NBA non giocava i playoff da protagonista, o forse li giocava ma non con questo tipo di pressioni. Bisogna inoltre contare che questo era il loro anno zero mentre i Celtics la risalita l’hanno cominciata più di due anni (e per giunta quei Celtics chiusero la stagione fuori dalla postseason). Alla fine di gara 5 pare che Embiid mostrando le mani abbia sussurrato ad Simmons: “saranno pieni di anelli nei prossimi anni“. Vedremo Joel, vedremo.



