Anche con l’ingresso nel XXI secolo, la maledizione dei flop al draft continua. Speranze, progetti, ambizioni: il futuro di ogni franchigia NBA almeno una volta ha ruotato intorno alla scelta nella magica notte del draft. Una lotteria che ha regalato momenti indimenticabili, da LaRue Martin e Sam Bowie (Portland ha un certo fiuto per la lottery) fino a idoli cittadini come Derrick Rose e Lebron James. Oggi formiamo una squadra ricoprendo i cinque ruoli con giocatori che, loro malgrado, appartengono a una schiera non troppo fortunata nel mondo Nba: quella dei flop al draft.
PLAYMAKER: JONNY FLYNN (scelta numero 6 al draft 2009)
L’impatto di Allen Iverson nella lega ha cambiato per sempre i canoni di scelta delle point guard. Basta non essere troppo alti, avere un coraggio da leoni nelle penetrazioni e, soprattutto, portare le treccine, per essere designati come eredi di The Answer. Non è proprio così, e Jonny Flynn ne è la riprova. Prima del grande salto, Flynn si fa conoscere in NCAA partecipando alle Sweet Sixteen con Syracuse. Il piccolo playmaker viene così scelto con la numero sei dai Minnesota Timberwolves nel draft 2009, per formare insieme a Ricky Rubio il backcourt titolare della rinascita post-Garnett. Buon anno da matricola (13.5 punti e 4.4 assist), un’operazione all’anca e il lento declino che lo porta lontano dai campi statunitensi. Nel 2014 decide di lasciare il basket giocato non prima di aver vestito le maglie dei Sioux Falls Skyforce (squadra della G-League, erede della vecchia D-League), Houston Rockets, Portland Trail Blazers, Melbourne Tigers e Orlandina basket nel campionato italiano di serie A. E pensare che la chiamata dopo viene scelto un ragazzino da Davidson di nome Stephen Curry.
GUARDIA: JIMMER FREDETTE (scelta numero 10 al draft 2011)

Jimmer Fredette, eroe di BYU, ora agli Shanghai Sharks
Altro eroe del torneo NCAA, altro flop al draft dei piani alti. Con BYU, Brigham Young University, Jimmer Fredette registra un anno da senior fenomenale: 28.2 punti a partita, record universitario e massimo stagionale realizzato grazie a una prestazione da 52 punti contro New Mexico. Nonostante la sconfitta all’overtime contro Florida nelle Sweet sixteen, la guardia tiratrice si dichiara eleggibile al draft, pescato alla numero dieci dai Saramento Kings. I tifosi vanno in visibilio: tutti sono convinti dell’esplosione della giovane guardia dalla faccia pulita, e la sua casacca numero sette va a ruba. Il parquet NBA, però, spegnerà le loro speranze sin da subito. Fredette non va oltre i 7.6 punti di media. Da San Francisco a Shangai il passo è breve. Viene ingaggiato dai Chicago Bulls, dai New Orleans Pelicans e dai New York Knicks, prima di accasarsi allo Shangai Sharks, dove sta viaggiando a una media di 37.4 punti. Magari il futuro riserverà ancora qualche gioia però, ad oggi, Fredette può essere considerato un reale flop al draft, considerando che, al primo giro, fuori dalla top ten si annoverano nomi altisonanti come Klay Thompson, Kawhi Leonard e Jimmy Butler. Per fortuna quell’ultimo posto speso per il piccolo grande uomo a nome Isaiah Thomas.
ALA PICCOLA: ADAM MORRISON (scelta numero 3 al draft 2006)
Adam Morrison viene definito come uno dei peggiori flop al draft del nuovo millennio. Eppure, l’identikit del giocatore di culto c’erano tutti: capelli lunghi, baffi vintage, continue pause per bere succhi di frutta a causa del diabete di tipo 1. Quella di Morrison è una storia un po’ sui generis. A 13 anni perde 14 chili per colpa della malattia diagnosticata. Lui continua a giocare e diviene l’eroe sia della Mead senior High School (37 punti nella sconfitta contro la Franklin High school nonostante un attacco ipoglicemico in corso) che dei Bulldogs di Gonzaga nel torneo NCAA. Definito “ala piccola dotata di un grande tiro da tre punti, giocatore stile vintage per via di uno scarso atletismo, ma dotato di ottimi fondamentali”, Morrison viene scelto al primo giro dagli allora Charlotte Bobcats nel draft del 2006, subito dopo Andrea Bargagni e LaMarcus Aldridge. La carriera in NBA durerà poco: dopo tre anni ai Bobcats, viene dirottato ai Lakers, inanellando solo 7.5 punti e 2.1 rimbalzi a partita in cinque anni totali nella massima lega. Morrison allora tenta la fortuna in Europa, ma sia alla Stella Rossa Belgrado che al Beşiktaş non riesce a decollare. Chiude la sua carriera nel basket facendo l’assistant coach e video per Gonzaga dal 2013 al 2015.
ALA GRANDE: ANTHONY BENNETT: (scelta numero 1 al draft 2013)

Anthony Bennett, numero uno assoluto nel draft 2013
“Vorrei essere un fantasma”. Queste la parole di Anthony Bennett, prima scelta assoluta dei Cleveland Cavaliers nel draft 2013, dopo uno 0\15 al tiro registrato nelle prime quattro partite di regular season. Non proprio il ruolino di marcia che ti aspetti dal miglior giocatore, in teoria, dell’intera lottery. Il nativo di Toronto, dopo una bella stagione a UNLV (University of Las Vegas) con percentuali di tutto rispetto (16.1 punti, 8.1 rimbalzi, 53.3% dal campo e 37.5% da tre) viene portato al piano di sopra per aiutare il giovane Kyrie Irving nella ricostruzione transitoria che avrebbe riportato il Re a casa sua. Peccato che l’ala forte, usato in maniera occasionale anche da ala piccola, in 52 partite farà registrare la miseria di 4.2 punti e 3 rimbalzi in soli 12 minuti di media giocati. Coinvolto nella trade a tre squadre con i Timberwoles e i 76ers per portare Kevin Love in quel di Cleveland, Bennett passerà un anno a Minneapolis, uno a Toronto e uno a Brooklyn, prima di giocare dieci partite l’anno passato a Istanbul, sponda Fenerbahçe. Oggi partecipa alla G-League con i Northern Arizona Suns. Nella lista delle peggiori prime scelte assolute nel draft NBA.
CENTRO: HASHEEM THABEET (scelta numero 2 nel draft 2009)

Hasheem Thabeet
Ultimo ruolo da coprire, ultimo flop al draft da scoprire. Anche se i nomi di Kwame Brown, Greg Oden, Darko Milicic, ancora ci rimbombano in testa, la scelta va su un altro giocatore. Forse la magia della lontana Africa aveva ammaliato le menti della dirigenza di Memphis, forse il record di 10 stoppate, 15 punti e 11 rimbalzi in una partita con la casacca di UConn (University of Connecticut) sembrava dare una dimostrazione di così tanta potenza sotto canestro, che alla numero due, in una draft gonfio di talento come quello del 2009, i Grizzlies scelgono Hashim Thabit, tanzaniano di 221 cm meglio conosciuto negli States come Hasheem Thabeet. Tutta quella forza, quella difesa del ferro, vista nel torneo collegiale non verrà mai replicata. Dopo soli due anni passati a 2.3 punti e 2.7 rimbalzi a partita, Thabbet viene dato agli Houston Rockets in cambio di Shane Battier e Ish Smith. In Texas, le statistiche tracollano ancora di più rasentando lo zero. Un anno a Portland e due a Okc non cambiano la situazione. Cosi, dopo una parentesi con i Grand Rapids Drive nella G-League, Thabeet cambia atmosfera, accasandosi agli Yokohama B-Corsari nel campionato giapponese. Eppure, per non sbagliare, bastava scegliere dal mazzo uno tra Stephen Curry, James Harden, Tyreke Evans, DeMar DeRozan, Jrue Holiday e Jeff Teague.














