Una squadra di menti e scienziati che prova a risolvere casi inspiegabili, fronteggiando demoni con poteri sovrannaturali provenienti da un universo alternativo. Per far ciò occorre che il team sia coeso, proprio come la Divisione Fringe che opera nei laboratori dell’università di Harvard, cuore pulsante della creatività e delle menti di Cambridge (Boston). Per questo, rimanendo nella culla del New England, i Boston Celtics di Brad Stevens dovranno battersi contro LeBron James ed i suoi Cleveland Cavaliers.
Stevens dovrà costruire l’amalgama con Kyrie Irving e Gordon Hayward proprio come ha fatto l’agente della FBI, Olivia Dunham, con i due scienziati Walter e Peter Bishop, mettendosi subito all’opera per trovare lo stratagemma giusto per detronizzare i ‘mostri’ dell’Ohio.
L’ex coach di Butler University anche quest’anno cercherà di dare alla squadra un’impronta ben precisa.
I Celtics infatti giocheranno una pallacanestro veloce caratterizzata da azioni offensive rapide che si concluderanno con un tiro da fuori. Insomma, Stevens proverà a produrre il suo gioco spettacolare e fuori dagli schemi, molto simile alle teorie insolite della scienza di confine che la Divisione studia nella serie tv Fringe.
È inutile negarlo, siamo in una nuova era. Dany Ainge quest’estate ha deciso di rivoluzionare in maniera massiccia il roster dei Boston Celtics. Stevens dunque ora è chiamato a ridisegnare la squadra non affidandosi più all’imprevedibilità e l’estro di Isaiah Thomas, la difesa e l’eleganza di Avery Bradley o la grinta di Jae Crowder, ma esaltando le migliori caratteristiche delle due nuove ‘stelle’ Kyrie Irving e Gordon Hayward.
Il potenziale offensivo dei Celtics 2.0 è sicuramente migliore rispetto a quello precedente, ma all’inizio potrebbero emergere delle insidie legate alla scarsa amalgama di squadra.

Kyrie Irving insieme a Gordon Hayward e a Danny Ainge.
Basti pensare che della franchigia finalista della Eastern Conference, sono rimasti solo quattro elementi: Marcus Smart, Terry Rozier, Jaylen Brown e Al Horford. Se non è una rivoluzione questa….
Al roster del Massachusetts si è aggiunto anche Jason Tatum, terza scelta assoluta al draft 2017, Marcus Morris (arrivato da Detroit nella trade per Bradley) e Aron Baynes.
Dunque i cinque di partenza teoricamente dovrebbero essere Irving, uno tra Brown e Smart, Hayward, Morris e Horford, ma Stevens in questi anni ci ha insegnato che i quintetti possono variare a seconda delle partite e degli avversari.
Come detto sopra, i Celtics in questa stagione, hanno nelle mani molti più punti rispetto alle precedenti. Vedremo una pallacanestro prettamente basata su conclusioni oltre l’arco da tre, con tiri creati da scarichi o azioni di semi isolamenti di Irving.
L’ex asso dei Cleveland Cavaliers, infatti, nella sua vecchia squadra spesso e volentieri l’abbiamo visto puntare il proprio difensore e giocarsi in isolamento l’uno-contro-uno: uno dei migliori ball handler dell’epoca moderna questo tipo di scelta non può che non essere caldeggiata.
Stesso discorso anche per un giocatore come Hayward che potrà essere un ulteriore upgrade offensivo rispetto ad un Crowder che in attacco faticava molto di più rispetto alla eccellente difesa.
Quello che però maggiormente preoccupava l’anno scorso, preoccupa ancora di più ora: la difesa e la reattività a rimbalzo. Nella passata annata i Celtics spesso e volentieri – specialmente nel periodo dell’infortunio di Bradley – hanno sofferto la fase di non possesso, ma comunque con Crowder e anche Smart in qualche modo Stevens è riuscito ad organizzare qualcosa di accettabile.
Il problema nell’imminente stagione dunque si amplierà ancora di più quando Boston dovrà fare a meno di due grandi specialisti come appunto Bradley (Kyrie Irving se lo ricorderà sicuramente!) e Crowder, che senza ombra di dubbio hanno sempre aiutato parecchio questo aspetto specifico.
Ai Celtics, inoltre, sarebbe enormemente servito un centro di stazza in grado di catturare più rimbalzi possibili. Nel 2016/17, i verdi hanno sofferto notevolmente sotto canestro. Una delle idee papabili infatti era quella di spostare Al Horford da 4 e cercare un pivot da affiancargli. Il domenicano non è un rim protector, ma è un giocatore più tecnico che ha mostrato di essere in grado di poter fare il playmaker aggiunto o una valida soluzione per un tiro fuori dal pitturato. Contro centri dominanti o più grossi è andato spesso in difficoltà dimostrandosi un fattore negativo nella passata stagione.
Arrivando al dunque, questi Boston Celtics a cosa ambiranno? Chiaramente una franchigia di tale blasone e di tale mentalità vincente, non può che non puntare al massimo possibile. Si sa però che sarà dura se non impossibile sconfiggere la super potenza dei Golden State Warriors in un’ipotetica finale.
Quel che si può mirare è ad arrivarci all’atto conclusivo e per far ciò occorrerà primeggiare – non più solo in regular season – sui Cleveland Cavaliers.
Ad est qualcosa è cambiato e i Boston Celtics ne sono un esempio: ora è il momento di fare sul serio ed i ragazzi di Beantown sono pronti.

