Se pensiamo al legame tra un pontefice e lo sport, il primo nome che viene in mente è ovviamente quello di Giovanni Paolo II. A contribuire allo status di icona pop di Karol Wojtyla ha infatti contribuito il suo passato di portiere di calcio, sciatore, canoista, e forse qualche altra disciplina che adesso ci sfugge.
Il suo successore, Benedetto XVI, era uomo di studio, che fin dalla tenera età ha avuto un rapporto difficile con la pratica agonistica, non nascondendo però una certa passione per il Bayern Monaco, la squadra egemone della sua natia Baviera. Ultimo in ordine di tempo, Francesco, di cui fin da subito è emersa la sua affiliazione, con tanto di tessera associativa, alla squadra di calcio del San Lorenzo.
È però largamente ignorato il legame di Bergoglio con la palla a spicchi, testimoniato da diversi aneddoti ed episodi. Eccoli:
Mario Bergoglio, il padre, fu giocatore della sezione di pallacanestro dello stesso San Lorenzo;
Al Colegio Máximo di San Miguel, che ha frequentato in quanto centro di formazione dei gesuiti, nel tempo libero una delle attività praticate era il basket, e Bergoglio spesso ci giocava;
Circa un anno dopo l’elezione, Francesco ha ricevuto i rappresentati del CSI, e tra questi Klaudio Ndoja, alla cui testimonianza è seguita un’esibizione di basket freestyle;
Nella primavera del 2015 ha incontrato gli Harlem Globetrotters (secondo dopo Giovanni Paolo II nel 2000), che hanno raccontato il ruolo della squadra nel superare le barriere della segregazione razziale in campo, poi si sono intrattenuti con il pontefice con alcuni dei loro numeri ad effetto;
Sempre in un’ottica della battaglia contro il razzismo, nel novembre del 2020 Francesco ha incontrato i giocatori NBA Kyle Korver, Sterling Brown, Jonathan Isaac, Anthony Tolliver e (all’epoca) Marco Belinelli, insieme a Michele Roberts, dirigente della National Basketball Players Association.

Sensazione giusta, ma ribaltata: le pause sono state punite in casa ma la ferocia in trasferta le ha compensate.
Zanetti, Baraldi, Bucci, Trovato: il Rinascimento Virtussino è nato anzitutto nelle segrete stanze di via dell’Arcoveggio, e si è dipanato poi nella scelta di uno staff tecnico adeguato e di una squadra competitiva.
Quello che ha fatto, per dire, Rosselli, che con Nodja forma una coppia di ali compatibili e complementari.