Continua senza sosta il viaggio di NBAPassion alla scoperta delle storie più particolari dei prossimi protagonisti ad EuroBasket 2015: oggi tocca a Vassilis Spanoulis, il talentuoso playmaker che i greci venerano come un Dio.
“Gli eroi si ricordano, i miti non muoiono mai.”
Vassilis Spanoulis nasce il 7 Agosto 1982 a Larissa, città nella quale crescerà come persona e come giocatore di basket. Se vuoi diventare uno sportivo professionista, a Larissa non hai scelta: o giochi a calcio o giochi a basket. Vassilis sceglierà la palla a spicchi per due motivi: seguendo le orme del fratello maggiore Dimitris, anche lui cimentatosi nell’esperienza cestistica sin dall’infanzia, e a causa dell’altezza superiore rispetto a quella degli altri ragazzini.
Scelta la via del basket, Vassilis fa enormi pressioni a casa affinché potesse seguire i grandi campioni dell’NBA in tv, facendo così comprare al padre una di quelle mega-parabole che potessero permettere la visione delle partite: inutile dire che Michael Jordan fosse il giocatore preferito di Spanoulis. Sarebbe superficiale però seguirlo soltanto per quello che fa in campo, Vassilis lo adora per quello che è. Il giovane Spanoulis infatti è stregato dal carisma e dalla temperanza che Jordan mette in campo in ogni partita per guidare i Chicago Bulls verso la vittoria, una caratteristica che lui carpirà dalla leggenda col numero 23 e farà sua lungo tutta la carriera.
Carriera che inizia tra le fila dell’AEL Larissa insieme al fratello, ma non servirà molto tempo a chi li vede giocare per capire che, tra i due, Vassilis ha una personalità molto forte, già piuttosto plasmata rispetto ai coetanei: Spanoulis inizia a giocare come guardia (pensa un po’…) ma vuole sempre la palla tra le mani, consiglia i suoi compagni su cosa fare e su quale posizione prendere in campo, prende spunto da ciò che Jordan faceva, insomma. Compiuti i 16 anni, Vassilis intraprenderà anche una breve esperienza al Keravnos Larissa, decidendo però di fare un passo indietro e tornare all’AEL dopo sono un anno perché ancora non si sente pronto a staccarsi dal fratello maggiore. AEL Larissa che, dopo tanti anni passati nelle giovanili del club, decide di fargli firmare il primo contratto professionistico lanciandolo subito il prima squadra.
A 17 anni pertanto, Spanoulis fa l’esordio nella massima divisione greca. Giocherà per un paio di stagioni con l’AEL Larissa, prima che i dirigenti del Maroussi lo notino e gli propongano di giocare per la loro squadra: è il 2001, Vassilis ha ormai 19 anni e decide che è giunta l’ora di spiccare il volo, da solo; saluta pertanto il fratello Dimitris (che resterà altri tre anni al Larissa prima di finire a giocare in categorie minori) e decide di firmare il contratto propostogli.
Il primo anno al Maroussi non è dei più semplici in quanto il coach della squadra non crede molto in lui, relegandolo a riserva e concedendogli soltanto 12 presenze nelle quali Spanoulis realizza 4 punti di media. Nel frattempo, però, c’è un campionato Europeo Under-20 da disputare. La Grecia non vince, stravince e Spanoulis è l’assoluto protagonista della scena trascinando i suoi come solo lui sa fare con 16 punti e 5,5 assist di media; nonostante tutto sarà Nikos Zisis l’MVP del torneo.
Finita l’esperienza in nazionale, Vassilis torna al Maroussi e, come già detto, non è di certo il tipo che demorde tanto presto. La tenacia che avverte in sé, lo convince ad allenarsi con tanta grinta e voglia di rivalsa, alla ricerca di un nuovo stile che gli permetta di giocare con maggiore continuità: nasce così lo Spanoulis playmaker che noi tutti oggi conosciamo. Gli sforzi vengono premiati sul campo, dato che Vassilis vede raddoppiare i punti realizzati insieme alle presenze sul parquet.
Iniziano così i primi contatti con l’NBA e al Draft 2004, i Dallas Mavs lo selezionano alla 50a chiamata; lui però declina l’offerta e decide di rimanere in Grecia dove disputa senza dubbio la migliore stagione da quando è al Maroussi, mantenendo peraltro una media di 16 punti a partita e venendo nominato miglior sesto uomo dell’anno in Eurocup: Spanoulis ha ormai raggiunto una piena maturità, l’appuntamento con l’NBA è soltanto rimandato.

Con il Pana, Spanoulis ha vinto un campionato, una coppa nazionale ed è stato nominato miglior rookie dell’Eurolega
Le qualità messe in mostra nel corso degli ultimi anni non passano inosservate, specie ai dirigenti del Panathinaikos che decidono di puntare su di lui: mossa azzeccata. Non serve molto perché “V-Span” si ambienti al nuovo livello di gioco prendendo le redini della squadra e infatti diventa subito il miglior marcatore del Pana in Eurolega. I campioni di Grecia in carica dominano il palcoscenico ellenico mettendosi in mostra anche a livello internazionale e Spanoulis vince il campionato, la coppa nazionale e viene eletto miglior rookie dell’Eurolega. Nonostante i 23 anni non ancora compiuti, Spanoulis ha le sembianze di un veterano: guida il team con il carisma che lo contraddistingue da sempre e, quando la mano è calda, non ce n’è per nessuno. La stampa spende parole al miele per lui, venendo definito addirittura lo “European Kobe”.
L’NBA allora ci riprova e questa volta ci riesce: Spanoulis firma un triennale con i Houston Rockets dopo aver rescisso il contratto con il Panathinaikos. C’è anche un altro motivo che ha spinto la franchigia texana a voler firmare il greco a tutti i costi: il Mondiale 2006. La Grecia si presenta alla competizione forte della vittoria all’Europeo 2005 e, come da previsione, arriva in fondo al torneo. In semifinale c’è però il grande ostacolo: gli Stati Uniti degli astri nascenti LeBron James, Carmelo Anthony e Chris Paul. Finirà 101-95 per gli ellenici con un super Spanoulis da 22 punti: è la consacrazione di un campione, il mito di Spanoulis sbarca oltreoceano, salvo non convincere come in Europa per poi tornare in patria e ritrovare fortuna, tra le fila dell’Olympiakos, proprio lì, vicino al monte degli Dei dove accanto a Zeus e Apollo, oggi riecheggia anche il nome di Spanoulis.
Con la Nazionale Greca le soddisfazioni sono state tante, come l’oro agli Europei 2005 e il bronzo a Polonia 2009 o magari l’argento ai Mondiali 2006; ci sono stati però momenti anche meno felici, come quello di difficoltà che sta vivendo la nazionale da diversi anni a questa parte, con un 6° e 11° posto agli ultimi Europei che non rendono giustizia al talento che la Grecia può vantare. Ma Spanoulis ormai lo conosciamo, ci ha abituato al possibile e all’impossibile, sarà lui a farsi carico delle responsabilità come ha sempre fatto, per tentare di risollevare le sorti di una Grecia in crisi sul piano dei risultati sportivi e non solo. E attenzione al mix esplosivo di giovani talenti e gente della vecchia guardia: l’esperienza di Zisis, Bourousis e Printezis unita al talento fiorente di ragazzi come Papanikolaou, Sloukas e Antetokounmpo sono tranquillamente in grado di ribaltare il pronostico della vigilia che li vede fuori dal podio. Perché la Grecia ci ha abituato a colpi di scena, perché Vassilis Spanoulis può tutto come un Dio greco e, come tale, il popolo ellenico si aspetta grandi cose da lui.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
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