Nell’antichità, nella sempre avanzata culturalmente Atene si celebravano all’incirca ogni anno alla fine di luglio le Panatenee, feste in onore di Atena protettrice della città. Nel 560 a.C. Pisistrato ne modificò la cadenza portandola quadriennale, aggiungendo però l’organizzazione di manifestazioni sportive e artistiche. Anche se si tenevano nel (presunto) mese di nascita della dea e quindi si potrebbe farle corrispondere al nostro Natale, trattandosi della celebrazione religiosamente più importante del culto greco sarebbe più verosimile paragonarle alla Pasqua cristiana. Il fatto che il Panathinaikos per la propria rinascita abbia scelto quindi coach Pascual è una buffa coincidenza, o un giocoso scherzo del destino.
Intendiamoci, il coach catalano non si è inventato una squadra superefficace dall’oggi al domani: i biancoverdi hanno qualche limite, di certo non sono lo squadrone ultraricco del primo decennio del Duemila e con tutta probabilità non punteranno al titolo continentale, anche se nel caso dovesse succedere saremmo i primi a esserne contenti perché se il Pana non è una compagine di peones poco ci manca. Pascual ha ereditato da Pedoulakis un roster dall’anima ellenico-statunitense, che tende ad unire la razionalità della prima cultura alla spettacolarità della seconda.
Nel dettaglio, in attacco il Panathinaikos cerca principalmente il contropiede primario, spingendo tanto con i suoi americani quanto con i greci, e averne di scuola USA come Nick e Pat Calathes di certo è un aiuto notevole. Quando la difesa avversaria chiude ogni varco in transizione, di norma il Pana torna in punta e da lì riorganizza, cercando di sfruttare l’atletismo dei propri stars and stripes (James, Singleton, Rivers, Gist, Feldeine, Nichols). A metà campo le soluzioni viste sono diverse: penetrazioni e conclusione o passaggio al compagno che ha tagliato in backdoor; uscita dai blocchi con possibilità di tiro o scarico per il compagno che sul lato debole ha a sua volta ricevuto un blocco; penetrazione dopo il blocco con doppia possibilità di servizio, in area dove c’è spazio e fuori sul perimetro.
Se l’attacco è già pascualiano, la difesa ancora fa fatica a raggiungere gli standard usuali voluti dal proprio coach. Gist garantisce l’identica intimidazione di un decennio fa a Biella, quasi che il tempo non si fosse fermato, ma non sempre riesce a coprire i buchi dei compagni, dati semplicemente dai meccanismi che vanno messi a punto. La retroguardia biancoverde è andata in apnea contro l’Efes quando i turchi hanno alzato i ritmi della propria offensiva, e il passare dietro sui blocchi si è rivelato controproducente. Nel complesso, si vede che il Pana ha momenti da “È mio, è tuo, dove vado?”, anche se, ovviamente, questo non succede sempre, anzi, per lunghi tratti nella propria metà campo dà segno di solidità.
Vedremo dove potrà arrivare la squadra di Pascual, che in ogni caso ha già in sé in nuce i segni per essere pericolosa per tutte. Nel caso, prepariamoci a festeggiare moderne Panatenee.
